Viterbo – Al parcheggio di porta Faul l’ultimo incontro tra la vittima e il “carnefice”. Sotto gli occhi e le telecamere dei carabinieri che hanno visto e filmato la consegna di 500 euro in contanti, dieci banconote da 50 euro, quindi bloccato il presunto aguzzino, che aveva messo la somma nel vano portaoggetti della Toyota con cui si era recato all’appuntamento, estorto con le minacce.
Era il 6 maggio 2017 e in manette, arrestato in flagranza con l’accusa di estorsione e usura, finì un trentenne di Vetralla, a casa del quale furono sequestrati una scacciacani, un tablet, un note book, alcuni appunti e due cellulari pieni zeppi di messaggi dal tenore inequivocabile.
Lui e i suoi familiari, secondo l’accusa, per un prestito di diecimila euro ne avrebbero pretesi quarantamila dalla vittima e dalla sua famiglia.
Operazione dei carabinieri
Imputati padre, compagna e figlio trentenne
A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini sono finiti il trentenne, il padre e la convivente di quest’ultimo. Ieri la prima udienza, durante la quale sono stati ascoltati il comandante dei carabinieri e un barista di Vetralla. Parte civile la vittima, assistita dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Soldi a strozzo per comprarsi la macchina
Avrebbero dovuto testimoniare la vittima e la madre, ma al loro posto è stato presentato un certificato medico. L’uomo sarà ascoltato all’udienza del prossimo 8 giugno. I fatti invece risalirebbero al 2015, quando l’uomo avrebbe deciso di rivolgersi a chi credeva essere un amico per procurarsi i soldi che gli servivano all’acquisto di una nuova automobile.
Il blitz al parcheggio di porta Faul
Il maresciallo Adriano Marzi ha ricostruito in aula il blitz, scattato attorno alle 12,30 della mattina di sabato 6 maggio di quattro anni fa nel parcheggio sottostante il fast food di via Vico Squarano. “La parte offesa ha presentato quattro querele in quattro giorni, il 2, 4, 5 e 6 maggio, denunciando di avere ricevuto pesanti minacce a sé e ai suoi familiari, di cui abbiamo subito trovato riscontro nei messaggi inviati dal cellulare dell’arrestato”, ha spiegato il comandante.
Trentamila euro di interessi in due anni
Si parla di interessi usurai, fino a 250 euro per ogni giorno di ritardo. Trentamila euro di interessi in due anni, tra il 2015 e il 2017, che sarebbero riusciti a strozzare un’intera famiglia nella morsa dell’usura.
“Su uno dei supporti informatici sequestrati abbiamo rinvenuto un video in cui si vede la vittima seduta che si impegna a dare i soldi al marito davanti alla moglie, la coppia di imputati, firmando cambiali in bianco”, ha aggiunto il militare. Il barista di Vetralla, invece, si è limitato a dire di una volta che la presunta vittima gli avrebbe lasciato una busta da lettere, “dentro sembrava ci fosse carta”, da consegnare al figlio trentenne dell’imputato.
Indagini condotte da carabinieri e finanza
Alle successive indagini, coordinate per la procura dalla pm Chiara Capezzuto, ha preso parte anche la guardia di finanza, che ha acquisito la documentazione bancaria della vittima e anche della madre. L’imputata, inoltre, è risultata intestataria di una Audi A4 che sarebbe stata sottratta alla parte offesa. Secondo la difesa dietro la vicenda ci sarebbe stato un debito pregresso, una questione di auto comprate e non pagate dalla parte civile.
Prosciugati i conti di madre, marito e zio
La vittima si sarebbe rivolta alla madre, inventando delle scuse su presunti crediti vantati dall’erario scaturiti da una sua precedente attività commerciale. La donna, titolare di un’azienda agricola, per aiutare il figlio avrebbe dato fondo a tutte le risorse disponibili prosciugando il proprio conto corrente e perfino le pensioni del marito e dell’anziano zio del figlio.
Silvana Cortignani
Guardia di finanza
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