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Viterbo - Consiglio comunale - Approvate all'unanimità due proposte d'intitolazione - Al parroco la nuova rotatoria a San Lazzaro vicino a Villanova

Largo don Armando Marini e via Gino Strada…

di Giuseppe Ferlicca
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don-Armando-Marini

Viterbo – Largo Don Armando Marini e via Gino Strada o un parco intitolato al fondatore di Emergency.

Approvate dal consiglio comunale due distinte mozioni. Il parroco tanto amato a Viterbo adesso vedrà intitolata la rotatoria all’ingresso della città, prima del cimitero San Lazzaro e che è uno degli ingressi al quartiere dove ha lasciato un segno importante, Villanova.

La proposta arriva da Sergio Insogna, consigliere Fondazione e poi sottoscritta per il suo gruppo da Luigi Maria Buzzi (FdI). Mentre per Gino Strada l’iniziativa parte da Giacomo Barelli (Forza civica), appoggiata da Pd e M5s.

Ma i due personaggi hanno unito l’intero consiglio comunale. Tutti d’accordo sulle intitolazioni, passate all’unanimità.

Don Armando Marini, una persona che Insogna definisce eccezionale. “Di una vivacità, esuberanza e tenacia uniche”. Tanto da accostarlo a un nome altrettanto amato, seppure in questo caso di fantasia.

“Guareschi, probabilmente immaginando don Camillo – ricorda Insogna – penso che si possa essere ispirato a don Armando.

Quando si arrotolava le maniche c’era da tremare… anche in circoscrizione, si faceva sentire battendo i pugni sul tavolo per ricevere attenzione su temi importanti”.

Approvato all’unanimità il punto proposto da Fondazione, così come quello arrivato da Giacomo Barelli (Forza civica). Una via, un parco o ara pubblica intitolati a Gino Strada.

“Il 9 dicembre – spiega Barelli – poche ore prima della giornata internazionale dei diritti umani, il 10 dicembre”.

Per ricordare la figura di Strada, medico, attivista e fondatore dell’Ong Emergency, Barelli ha utilizzato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la sua scomparsa”: “In coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra, Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie sviluppate in Italia e all’estero, esprimendo, con coraggio, una linea alternativa allo scontro tra i popoli e al loro interno”.

Giuseppe Ferlicca


La storia di don Armando Marini come riporta la proposta Fondazione

3 giugno 1940 nasce a Viterbo il da Lorenzo e Giuseppa (“sora Peppa”) Grazini.
Fu don Gennaro Mochi a predirgli il suo poi futuro ingresso presso il seminario interdiocesano di Viterbo, e in seguito in quello maggiore regionale di Santa Maria della Quercia.
Prese la licenza in teologia con la specializzazione in dogmatica e pastorale sociologica, fece la tesi di laurea sulla “resurrezione” alla pontificia Università lateranense.
Fu suo padre spirituale don Mario Gargiuli.
26 giugno 1965 venne ordinato sacerdote il nella basilica di Santa Rosa in Viterbo.
28 giugno 1965 celebrò la prima messa privata il al Buon Pastore.
29 giugno 1965 celebrò la prima messa pubblica nella chiesa di Sant’Angelo in Spata in Viterbo.
1971 dopo un’esperienza da coadiutore nella parrocchia di Sant’Angelo in Spatha, venne nominato parroco della parrocchia Ss. Valentino e Ilario da Mons. Luigi Boccadoro.

Il suo primo “ufficio parrocchiale”, così come lui amava definirlo, fu la caratteristica “Lambretta”, luogo dove compilava i suoi primi certificati parrocchiali. Non esistendo nessun luogo dove si potesse celebrare la Santa Messa chiese ed ottenne la disponibilità di una cappellina sita all’interno di villa Cecchetti.

In seguito prese in affitto il locale dell’attuale “Pizzeria Villanova” sita presso via Villanova, adibendo il campo di fronte a luogo di ritrovo e divertimento per i bambini.

Preoccupato per l’assenza nel quartiere di una struttura scolastica e ricreativa per i bambini, organizzò un asilo autogestito dai genitori e dal parroco.

3 novembre 1973 visto che le aste per la costruzione della nuova chiesa andavano deserte e i fedeli aumentavano, diede inizio, con il fattivo aiuto materiale e finanziario dell’intera famiglia Marini, ai primi lavori per la realizzazione di un prefabbricato che diverrà la prima Chiesa dei Ss. Valentino e Ilario e a tutt’oggi unica Chiesa del quartiere.

Con la realizzazione della Chiesa prese vita, contemporaneamente, la costruzione dell’intero complesso parrocchiale, costituito da una palestra, da aule per il catechismo e un teatro dedicati alla memoria del Cardinale Pietro La Fontaine e dell’indimenticabile don Alceste Grandori, maestri esemplari e devoti a Ss. Valentino e Ilario compatroni della Chiesa Viterbese.

Completò l’intero complesso mediante la realizzazione di varie strutture sportive, campo di calcio con tribune e spogliatoi, campi di pallacanestro e pallavolo, verde pubblico attrezzato per bambini.
Importante nella sua vita fu l’insegnamento della religione all’interno della scuola pubblica, dove intere generazioni hanno trovato in lui un fondamentale punto di riferimento umano-spirituale, pur nelle differenze di pensiero, di cultura e di religione.

Fu importante riferimento per la realtà della “Casa Famiglia”, che ebbe la capacità di integrare nel tessuto sociale della parrocchia.
Fondò il gruppo donatori di sangue (AVIS) intitolato “Gruppo Speciale Ss. Valentino e Ilario” e per questo ottenne l’assegnazione di un labaro, prima parrocchia ad aver ricevuto tale riconoscimento.

Fu il principale promotore dell’Associazione culturale Villanova, al cui interno nacque la Compagnia teatrale “ I Giovani “.
Fondò il gruppo parrocchiale AIDO.

Divenne generoso sostenitore dell’Associazione A.Pro.Tion “Romano Fasanari”.
Padre Spirituale dei “Circensi e Rom”.
Padre spirituale del Gruppo “Amiche di Betania”.
Confessore delle monache Clarisse di S. Rosa e sempre stretto al cuore di S. Rosa e dei suoi facchini.
Venne chiamato in varie località a predicare gli esercizi spirituali: Vische, Collevalenza.

5 maggio 1990 fece restaurare l’Edicola sul luogo del martirio dei Ss. Valentino e Ilario e vi collocò un quadro realizzato da Don Angelo Gargiuli.
1990 iniziò ufficialmente i lavori per la riscoperta dell’ipogeo e la successiva realizzazione dell’attuale Itinerario della Fede.
25 giugno 1990 tanta era la devozione verso i Ss. Valentino e Ilario che celebrò all’interno dell’ipogeo la S. Messa per il suo 25° anniversario di sacerdozio.
5 aprile 1992 ebbe un infarto di importante entità.

21 maggio 1995 nonostante i gravi motivi di salute realizzò il tanto atteso sogno di inaugurare l’Itinerario della Fede Etrusco-Romano-Cristiano impreziosito con 14 stazioni della Via Crucis realizzata da Luigi Paletto.

Muore il 21 febbraio 1996.

 


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10 dicembre, 2021

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