Viterbo – (sil.co.) – Tra amarcord e nostalgia. I tesserati delle Masse di San Sisto, le storiche piscine termali sulla Cassia Sud chiuse di recente tra mille polemiche e mobilitazioni popolari, ancora rimpiangono gli anni in cui il sito era un punto di riferimento a livello nazionale per chi ama il genere.
Le Masse di San Sisto
E’ emerso durante il processo al presidente Domenico Massini, difeso dall’avvocato Leonardo Ricci, imputato nell’ambito di un’inchiesta per una presunta evasione dell’Iva scovata dalla guardia di finanza, nel frattempo ridimensionata dall’agenzia delle entrate, che ha inteso l’attività svolta come quella di un’associazione culturale, con tutte le deroghe del caso, e non come quella di un’impresa. Ma tant’è la giustizia deve completare il suo corso.
Intanto tra i testimoni è stato ascoltato anche un “pasionario” delle Masse, che contavano oltre diecimila soci tra il 2015 e il 2016, anni cui fanno riferimento le contestazioni. Gli iscritti avrebbero pagato 10 euro al primo ingresso più 25 euro per la tessera annuale, obbligatoria per frequentare il sito, 25 euro invece erano la quota spettante ai camperisti per usufruire dell’area attrezzata esterna, adiacente alle Masse. I gestori, oltre alle spese vive, pagavano 3100 euro al mese di affitto alla scoietà proprietaria del terreno.
“Era una cosa bella anche se ora non c’è più – ha detto il teste – il sito era aperto 24 ore su 24, tenuto benissimo, il posto ideale dove socializzare, adatto a tutta la famiglia, con un percorso per camminare, campi da bocce da tennis, calcetto e biliardino, giochi per bambini, un’area barbecue, le attività costantemente aggiornate su Facebook”.
La protesta di fronte al tribunale contro la chiusura delle Masse di San Sisto
Impresa o associazione? Ha chiesto il giudice Francesco Rigato all’udienza di giovedì 2 dicembre, ricordando il motivo del processo.
Un funzionario delle entrate, parlando del concordato con l’agenzia, ha ricordato come, rispetto a quanto quantificato dalla guardia di finanza, che aveva tenuto conto della tassazione ordinaria, gli imponibili, tenuto conto del regime agevolato per le associazioni anche quando sia posta in essere un’attività commerciale non prevalente, siano nettamente inferiori e sotto soglia, si parla di circa 17mila euro per annualità, anche se l’importo risulta quasi raddoppiato con gli interessi e le sanzioni.
“La guardia di finanza ha disconosciuto l’Iva detraibile, il che ha poi ridimensionato il carico complessivo”, ha spiegato il funzionario delle entrate, che solitamente non sono tenere con gli evasori.
Si torna in aula il prossimo 17 luglio per esame imputato e discussione.
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