Montefiascone – (sil.co.) – Si becca un pugno in piena faccia e non sa perché. E’ successo verso le due di notte del 30 settembre 2019 a un 41enne che si trovava con un amico a bere qualcosa in un locale di Montefiascone.
“Ricordo solo che stavo bevendo qualcosa e che mi sono risvegliato al pronto soccorso”, ha raccontato la vittima venerdì al giudice Roberto Colonnello durante il processo al 27enne che lo ha colpito, accusato di lesioni.
Il 41enne, che avrebbe perso il lavoro a causa del prolungarsi della malattia, si è costituito parte civile con l’avvocato Valter Billi. per ottenere un risarcimento dei danni. L’imputato è difeso dall’avvocato Franco Taurchini.
Il difensore Franco Taurchini
A causa del cazzotto, il 41enne, caduto a terra svenuto, ha riportato la frattura del pollice sinistro, ferite alle labbra che hanno necessitato di sutura e la frattura di un’orbita, con una prognosi di 25 giorni, anche se la convalescenza si sarebbe protratta ben oltre, come attestato dalla relazione del medico legale di parte, dottor Alessandro Pinnavaia.
“Non dico cosa è stato levare i punti dalla bocca”, ha detto il 41enne, soccorso dall’amico, fortunatamente vigile del fuoco, che, sentito come teste, ha detto di avere provveduto subito a rianimarlo e ad accompagnarlo personalmente al pronto soccorso dell’ospedale di Montefiascone.
“Forse uno sbaglio di persona”, ha detto la vittima, dicendo di non avere mai visto prima l’aggressore. “Voleva difendere un amico”, ha detto invece il difensore Taurchini, spiegando il gesto del suo assistito.
L’imputato, durante l’esame, si è giustificato dicendo che quella sera era alticcio. “Ho visto il 41enne che discuteva ad alta voce con un mio amico, non so di cosa perché c’era la musica alta e confusione. Ma li ho visti che gesticolavano e si toccavano. Fatto sta che mi sono diretto verso di loro, non so se ho anche ricevuto una spinta dal 41enne, ma istintivamente ho sferrato un cazzotto e l’ho colpito”, ha detto.
Per chiudere il processo, secondo la difesa, manca il tassello più importante, ovvero riascoltare l’amico dell’imputato sulla presunta discussione che avrebbe spinto il 27enne a intervenire in sua difesa. Il giudice ha accolto la richiesta e il teste sarà sentito all’udienza del 23 giugno, prima di procedere con la discussione e la sentenza.
Nel frattempo il pubblico ministero, alla luce della prognosi superiore ai 25 giorni del referto iniziale del pronto soccorso, potrebbe aggravare il capo d’imputazione a carico del 27enne.
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