Fabrica di Roma – (sil.co.) – Accusato di stalking dai vicini di casa, viene assolto due volte in meno di tre anni.
La prima volta è successo nel giugno 2019, al termine del processo di primo grado celebrato in seguito alla denuncia di una coppia. La seconda volta invece è stato assolto “perché il fatto non sussiste”dalla corte d’appello di Roma alla vigilia di Natale, lo scorso 13 dicembre. In questo caso era stato condannato a un anno per stalking in primo grado, il 2 marzo 2020, su querela di una vicina di casa.
Secondo la difesa la vittima sarebbe stata spinta dal desiderio di vendetta, essendo stata a sua volta denunciata.
La corte d’appello di Roma
Protagonista un 48enne di Fabrica di Roma. Contro di lui una vicina di casa 47enne che il 12 aprile 2018, durante il processo di primo grado, in cui si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, fu protagonista di una drammatica testimonianza.
“Ho tentato il suicidio – disse – perché non ne potevo più di quell’uomo che mi ha devastato la vita senza un perché”. Il 48enne, secondo la vittima, avrebbe anche avuto il vizio di filmare e fotografare sia lei che la figlia all’epoca quindicenne.
La difesa ha sempre sostenuto l’inattendibilità della parte offesa e l’inesistenza dei danni lamentati, imputando le accuse ai disturbi di natura psichiatrica della donna, culminati nel tentativo di suicidio.
Tra ottobre 2013 e febbraio 2014, la presunta vittima sarebbe stata lasciata dal compagno che, a detta sua, non ne avrebbe potuto più di vederla dormire vestita sul divano per paura che il vicino venisse a ucciderla. Avrebbe dovuto rinunciare al suo negozio di parrucchiera e perfino alla figlia, mandata a vivere dal padre per timore, secondo la donna, che il vicino le facesse del male. A novembre 2015, infine, ha tentato di togliersi la vita, restando ricoverata per dieci giorni all’ospedale di Belcolle.
L’avvocato Alberto Parroccini
“Le aggressioni fisiche non trovano alcun riscontro testimoniale”, si legge nel ricorso dell’avvocato Parroccini. E ancora: “Non è vero che non vi erano attriti, in particolare una fogna a cielo aperto nella proprietà della parte offesa che creava notevoli disagi al vicino”.
Per la difesa una vendetta. “Il mio assistito, nel 2013, aveva denunciato la vicina che aveva dato degli ‘schifosi’ a lui e alla sua famiglia e lo aveva minacciato: ‘Stai attento a tuo figlio, te lo uccido, non farlo più giocare per strada, stai attento al bambino’ – spiega Parroccini – il processo a carico della donna si è chiuso il 19 giugno 2017, quando il mio assistito ha rimesso la querela, dimostrando tolleranza e disponibilità a risolvere pacificamente eventuali frizioni sorte dal rapporto di vicinato”.
Il 2 marzo 2020, come detto, era stato condannato dal giudice Elisabetta Massini a un anno di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 10mila euro alla parte offesa, cui era stato riconosciuto un risarcimento da quantificare in sede civile. La corte d’appello di Roma, constestualmente all’assoluzione, ha revocato anche le statuizioni civili.
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