Viterbo – “At home, il mondo e il futuro negli occhi. Un lavoro collettivo portato avanti in questi due anni di Covid. Tre dimensioni diverse messe a confronto. Una famiglia domenicana, una di braccianti senegalesi e casa mia…”. Daniele Camilli, giornalista di Tusciaweb e autore della mostra fotografica At home, manifesto #2020-2021 durante l’inaugurazione di sabato scorso, 15 gennaio, al Bistrot del Teatro con la partecipazione del direttore Carlo Galeotti e il narratore di comunità, Antonello Ricci.
130 scatti in bianco e nero che ritraggono scene di vita quotidiana di famiglie nei quartieri di Viterbo in questi due anni di pandemia.
“Il giornalista durante la pandemia non si è trovato di fronte a un fatto da descrivere – spiega Camilli -, ma è stato l’osservatore di un fatto epocale, il Covid. In questi due anni mi sono trovato di fronte una città piena ma allo stesso tempo vuota. I contesti delle fotografie sono contesti vissuti. Con alcuni soggetti ritratti sono stato a contatto per due mesi consecutivi…”.
“Le foto sono state scattate mentre i fatti avvenivano. In quei momenti particolari. Scene di dolore per una perdita, il momento esatto di uno sfratto esecutivo. Scene quotidiane che si ripetono. Gente che torna a casa, gente che ha problemi in famiglia… un quotidiano fatto di semplici gesti, di vissuti comuni”, ha sottolineato Camilli.
“Il giornale è un opera collettiva, come insegna il mio direttore – ha aggiunto Camilli -. E questa mostra è stata lo stesso. Tutti hanno contribuito. Un gruppo di seconde generazioni di immigrati che frequentano il mio ambiente. Ragazzi di 20 anni di nazionalità diverse hanno contribuito per allestire questa mostra. Abbiamo impiegato ben 12 ore per prepararla. È stato un percorso collettivo che ha visto la partecipazione anche della mia famiglia”.
“Tutte le foto sono state scattate a Viterbo – ha spiegato l’autore della mostra -. La scelta è stata di di guardare questa città attraverso l’occhio di comunità straniere presenti sul territorio. Quartieri come San Faustino, via Marsili, il Pilastro, zone periferiche o più centrali sono ormai sostanzialmente popolate da immigrati, musulmani. È una popolazione che spesso vive in condizioni di povertà. Prima il povero era svincolato dal lavoro. Oggi, invece, è determinato da un processo di proletarizzazione anche se lavora. Chi è povero oggi, è forza-lavoro”.
È intervenuto poi il direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti: “Una volta, dietro la foto c’era una cultura. Ora il nulla, solo una quantità innumerevole di scatti senza senso. Niente di più. Miliardi di foto ogni giorno in gran parte random. E allora è apprezzabile quello che ha fatto Camilli. Mettere in risalto elementi, valori che l’occhio non vede. Aspetti più profondi della realtà. Questa mostra mi ricorda l’Italia degli anni 50. Nonostante le difficoltà, il dolore, la tristezza, la gioia (in alcuni casi), quell’Italia lavorava a testa bassa. Realizzava cose. In questi sguardi di nuovi viterbesi, vedo molto l’Italia che guardava al futuro con una forza enorme pur essendo strutturalmente povera. Ecco cosa vedo. L’Italia povera e sofferente dei nostri anni ma con una gran forza poderosa di reagire. Con questa mostra, Camilli ha ritratto lo sguardo di intere popolazioni. E non può non venire in mente, guardando queste foto quel grande e potente manifesto politico che è stato ed è I dannati della terra di Franz Fanon. Camilli incarna una serie di sensibilità e di valori fuori moda al giorno d’oggi. Ma niente, come ci hanno insegnato, è più attuale dell’inattualità”.
Durante l’incontro, è intervenuto anche Antonello Ricci: “Camilli ha voluto raccontare la bellezza degli ultimi. Chi sono gli ultimi? Che effetto fanno? In questi ritratti, capiamo che c’è lo sguardo di un fotografo dal fatto che lo stesso sguardo possa esercitarsi su grande formato urbano ma anche in una collezione infinitesimale di occhi, di volti, di corpi. Ciò che si vuole trasmettere, funziona sullo stesso piano.
Daniele sta sperimentando formati diversi, ma lo sguardo che ritrae si mantiene costante. Lo sguardo di chi narra, che cosa narra e dove narra. La fotografia è un fermo immagine, è la fragranza dell’istante eternato. Quando si guardano una dopo l’altra queste foto, diventano già un romanzo. Un racconto. Dal riso al pianto. Dal bianco al nero. La fotografia è qualcosa che si dispiega nello spazio, ma ci mostra altri valori. Gli scatti di Daniele lo fanno in maniera molto forte. Il bianco e nero rende una luce calcinata. Sembrano foto pasoliniane. Siamo noi negli anni 50”.
“Il tempo non passa mai per gli ultimi – ha continuato Ricci -, per loro ricomincia sempre a girare la ruota della storia. Un senso di purezza incredibile. L’elemento che colpisce in maniera violenta sono gli occhi che raccontano le storie… A guardare negli occhi c’è sempre paura. Se non abbiamo il coraggio di farlo, perdiamo la storia più importante del mondo. La paura di guardare fino in fondo agli occhi dell’uomo è la paura di riconoscere che lui, il più povero, sia il tuo principe e che lui sia nient’altro che ciò che sei tu. Questa galleria allestita da Daniele oggi è proprio questo. Guardarsi negli occhi e non ingannarci perché come Camilli guarda loro, bambini, donne, uomini, gente, delinquenti… Loro guardano lui. C’è tutta l’umanità in questo repertorio. Questi uomini sono antichi, questi uomini siamo noi. È questo il messaggio di umanità che non dovremo mai dimenticare”.
“I soggetti ritratti nelle fotografie di Camilli – ha spiegato Ricci – sono persone comuni con cui l’autore ha in parte vissuto durante i primi mesi dell’emergenza. Uomini e donne dimenticati che, assieme agli operatori sanitari e alle forze di polizia, hanno vissuto l’emergenza anche col problema della sopravvivenza quotidiana e che più di tutti subiranno le conseguenze economiche di quanto accaduto”
“La prima impressione che si ha guardando queste foto è che non siano state scattate a Viterbo. Sembra di essere nei loro paesi di origine”, ha concluso Ricci.
Camilli ha chiuso la presentazione. “At home vuol dire “a casa” – ha spiegato -, una dimensione profonda. Quello che vediamo qui è ciò che ricorda l’Italia pasoliniana. Il Covid ha smascherato questa dimensione. Restituisco quello che vedo attraverso le immagini che scatto. È un mondo che cambia attraverso il quotidiano. Quegli occhi che ci guardano ma che non riusciamo a guardare e che portano con un sé una dimensione che a noi è famigliare”.
Tra i presenti alla presentazione della mostra, l’ex sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, il docente di sociologia visuale, Francesco Mattioli, il consigliere comunale e attuale segretario di Azione, Giacomo Barelli, l’assessora regionale, Alessandra Troncarelli, il consigliere regionale Enrico Panunzi, lo scrittore Alessandro Maurizi. Prima dell’inizio dell’incontro, il comandante dei carabinieri Andrea Antonazzo ha visitato la mostra.
La mostra resterà esposta fino al 23 gennaio 2022. L’ingresso è gratuito.
Federica Focaracci
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