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Spettacolo - L'attore si è trasferito a Vignanello e ricorda la sua esperienza nella serie culto: "Era così avanti che va di moda ancora adesso, non sarò nella quarta stagione ma voglio tornare a recitare"

Da Boris alla campagna, “Alfonso chiavi in mano” al secolo Renato Marzi oggi salva gli animali

di Alessandro Castellani
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Vignanello – “Buonasera, sono Massimo D’Alema”. Alfonso chiavi in mano, l’imitatore incapace della sitcom “Troppo frizzante”, ha strappato almeno una risata a chiunque abbia visto la serie culto Boris. A interpretarlo era Renato Marzi, un livornese di 57 anni trapiantato a Vignanello, con una storia di quelle che vale la pena conoscere.

Attore e autore con numerose apparizioni tra cinema, tv e teatro, ma anche atleta e maestro di scherma (lo zio Gustavo fu pluricampione olimpico), nonché pilota di moto, oggi Marzi gestisce il Santuario del maremmano, una struttura di turismo rurale in mezzo alla campagna vignanellese, che si occupa anche di salvare gli animali in difficoltà. In tutto questo bailamme di cose, il suo personaggio su Boris ancora oggi, a 12 anni di distanza, resta lì a dargli decine di citazioni e meme sui social da parte dei tantissimi fan della serie. Al punto da pensare a un ritorno sulle scene.


Renato Marzi

Renato Marzi


Il suo Alfonso chiavi in mano, pur comparendo solo in due puntate, è uno dei personaggi più amati di Boris. Quanto si sente legato a questa serie?
“Tantissimo. Mi sono trovato in mezzo a un gruppo di attori, autori e registi straordinari: ero come un calciatore di serie D che andava a giocare la Champions League. E non avrei mai pensato che il mio personaggio potesse diventare così popolare. Recentemente alcuni fan hanno fatto un sondaggio per votare il più amato di Boris e io sono arrivato terzo, in mezzo a mostri sacri come Pannofino, Guzzanti o Sermonti. C’è gente che ancora oggi mi chiama Alfonso anziché Renato e ogni giorno mi arriva qualche meme legato a quel personaggio. Forse sarà merito della giacca…”.

Cioè?
“Quando andammo a fare la prova costumi per Alfonso chiavi in mano, la costumista mi fece indossare una giacca usata da Fiorello in uno spot con Mike Bongiorno e mi disse ‘Ricordati che questa giacca ti porterà fortuna’. A distanza di anni, devo dire che aveva ragione”.

Con il ritorno in tv nel 2020, Boris ha conosciuto una seconda esplosione di popolarità, forse anche maggiore di quando uscì tra il 2008 e il 2010. Come si spiega questo boom di una serie vecchia di 15 anni?
“Credo che lo sviluppo di internet abbia contribuito tanto. Su Boris ci sono decine di battute cult, ma nel 2008 i social non erano quelli di adesso e quindi la diffusione era più lenta. E poi va detto che Boris era così avanti che oggi va di moda ancora più di quando uscì. All’epoca fu dirompente: una serie che ha dissacrato il mondo dello spettacolo come nessuno aveva mai fatto prima, con un realismo a tratti impressionante e una comicità geniale. Ci voleva coraggio anche solo a mandarla in onda”.

Lei compare nelle puntate in cui René, il protagonista della serie interpretato da Francesco Pannofino, va a Milano per girare la sitcom Troppo frizzante: un programma che si preannuncia divertentissimo e invece si rivela un’accozzaglia di battute terribili e attori pessimi. Era una critica a qualche trasmissione nello specifico?
“Era senz’altro una parodia di certi show che si sono visti spesso in televisione, ma non si riferiva a qualcuno di preciso. I personaggi di Troppo frizzante sono dei comici con tormentoni o imitazioni di livello infimo, ma convinti di essere bravissimi. Quando mi diedero il copione, io rimasi un po’ dubbioso, temevo che il personaggio di Alfonso chiavi in mano non avrebbe funzionato. Invece mi sbagliavo: già alla prima proiezione il pubblico era totalmente impazzito”.

Le sue scene erano tutte scritte o avete anche improvvisato qualcosa?
“Tutto scritto. Quando sei un personaggio secondario e non reciti stabilmente in tutta la serie, sei come uno che sale al volo su un treno in corsa. Gli altri attori sono già caldi e tu devi trovare subito la sintonia con loro, quindi è difficile che tu riesca anche a suggerire idee per migliorare la scena”.

Com’è stato lavorare con Pannofino?
“Lui è un fenomeno, uno di quelli capaci di entrare e uscire dal personaggio in 5 minuti. Non a caso è uno dei pochi doppiatori che è riuscito ad affermarsi anche come attore. Una volta mi ha raccontato che era stato scartato a un provino e questo mi ha dato coraggio: ho pensato che se anche uno come Pannofino viene scartato ai provini, allora tutti possiamo fallire qualche volta”.


Renato Marzi su Boris con Francesco Pannofino

Renato Marzi in Boris con Francesco Pannofino


Qual è stato l’attore con cui si è trovato meglio?
“Marco Giallini. Ci ho lavorato molti anni fa ed è stata una grande esperienza, anche perché lui ha delle qualità umane eccezionali. Inoltre riesce a darti tranquillità in scena, non ti sta addosso se sbagli. Voglio citare anche il regista Davide Marengo, con cui mi sono trovato molto bene”.

Esistono davvero gli attori megalomani come lo Stanis interpretato da Pietro Sermonti?
“Sì, certo. Ma non dobbiamo fare l’errore di stereotipare i personaggi di Boris: ci sono molti attori che sono il contrario di Stanis, così come molti registi che sono il contrario di René”.

C’è grande attesa per la quarta stagione di Boris, che dovrebbe uscire a breve. Secondo lei ha senso far risorgere una serie chiusa oltre 10 anni fa?
“Secondo me Boris sarebbe potuto continuare fin da subito dopo la terza stagione, ma gli autori preferirono fermarsi quando erano al top, come gli sportivi che si ritirano dopo aver vinto le Olimpiadi. Adesso vedremo un Boris diverso da quello del 2010, aggiornato ai tempi che stiamo vivendo. Io non ci sarò, ma, da quello che ho potuto sapere, sarà ancora una volta una bomba”.

Oggi lei vive a Vignanello, in mezzo agli animali. Fa ancora l’attore o è un capitolo chiuso?
“Mi sento ancora un attore, anche se negli ultimi anni mi sono un po’ messo in disparte. Ero continuamente sballottato da un provino all’altro, sempre solo come un cane, e non riuscivo a trovare il tempo per me stesso. Così ho deciso di staccare. Mi sono trasferito a Vignanello con mia moglie e mi sono messo a gestire il Santuario del Maremmano, dove in pratica allevo gli animali e curo quelli abbandonati o in situazioni di disagio. C’è anche uno spazio per il turismo rurale, dove offro agli ospiti una full immersion nella natura e nelle bellezze della Tuscia, senza tv né internet, ma al momento è chiuso per il Covid e perché devo rinnovare l’accordo con il proprietario dei terreni”.

Attore, autore teatrale, allevatore e poi anche maestro di scherma ed ex pilota di moto. Qual è l’attività che le piace di più?
“Sono tutte esperienze di vita che avevo voglia di fare, non c’è una cosa che preferisco alle altre. Un ‘daje Maremma impestata’ e mi butto in ogni avventura che mi dia stimoli”.

È rimasto in contatto col mondo dello spettacolo?
“Giacomo Ciarrapico è forse quello con cui mi sento più spesso. Lui è stato un po’ il mio talent scout, mi ha dato fiducia e mi ha inserito in molte situazioni con attori di grande livello, tra cui ovviamente Boris. Una figura come lui è rara da trovare al giorno d’oggi”.

Se le arrivasse una proposta interessante, tornerebbe a recitare?
“Sì, mi piacerebbe e ho già preso contatti con un po’ di persone”.

Alessandro Castellani


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24 gennaio, 2022

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