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Viterbo - Lo status riconosciuto 23 anni dopo aver contribuito a sgominare la banda dello spray soporifero con cui venivano rese indifese le vittime

Feriti durante la cattura di due pericolosi latitanti, poliziotti “vittime del dovere”

di Silvana Cortignani
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Polizia

Polizia – immagine di repertorio


Viterbo – Nella Tuscia un’ondata di furti e rapine in villa senza precedenti, messi a segno di notte mentre i padroni erano in casa e stavano dormendo, per contrastare i quali si tenne anche un vertice in prefettura. All’epoca, fine dello scorso millennio, si parlò di “mafia albanese” all’assalto di ville, i cui proprietari vivevano nel terrore di svegliarsi coi banditi in casa.

A distanza di 23 anni è stato riconosciuto lo status di vittime del dovere a due agenti della squadra mobile della questura di Viterbo che nel 1999 hanno contribuito a sgominare la banda, nell’ambito dell’operazione Faina-Safari, catturando due pericolosi latitanti albanesi, allora di 25 e 29 anni, ricercati dalle procure di mezza Italia e dalla Dda di Torino.

Passati agli onori della cronaca coi nomignoli di Diabolik, erano sospettati di ben 16 colpi commessi nel Viterbese dalla banda dello spray, così denominata perché usavano lo spray soporifero per rendere innocui i proprietari.

“L’aspetto giuridico interessante – spiega l’avvocato Simone Negro, che assiste entrambi – è legato al superamento dell’eccezione di prescrizione decennale sollevata dal ministero. I fatti risalgono all’anno 1998 e nonostante ciò abbiamo ottenuto il riconoscimento dello status”. 


L'avvocato Simone Negro

L’avvocato Simone Negro


Presi di mira anche oratorio e centro sociale

Innumerevoli i colpi messi a segno dalla banda nel capoluogo, tra dicembre 1998 e marzo 1999. Il 6 febbraio, ad esempio, in un’abitazione di viale Fiume, forzando l’inferriata di una finestra, hanno fatto razzia di quadri, pellicce, oggetti in oro e argento, preziosi di altro genere, nonché di una Mercedes Coupé, per un valore complessivo corrispondente a 150 milioni di vecchie lire. Stesso copione, il 15 febbraio, in un’abitazione di via del Pincio, al Respoglio. Qui, oltre a spogliare l’abitazione, si sono portati via una Nissan Micra. 

Nel corso delle tante scorribande, oltre a una serie di abitazioni private, i ladri presero di mira anche l’oratorio Don Alceste Grandori, nonché il centro sociale del Pilastro.


Ricercati dalle procure di mezza Italia e dalla Dda 
I due poliziotti, assieme ad altri due colleghi, hanno preso parte a una vastissima e delicata operazione di polizia giudiziaria finalizzata alla ricerca di due pericolosi latitanti albanesi, ricercati assieme ad altri esponenti della criminalità albanese sia dalle procure ordinarie, sia della direzione distrettuale antimafia di Torino, Brindisi, Venezia e Viterbo, in quanto appartenenti a una associazione a delinquere finalizzata al traffico  internazionale di stupefacenti, armi, auto rubate e di finanziare il sodalizio criminoso con i proventi ricavati dalle rapine e furti in villa, in particolar modo nelle zone del Viterbese.


Latitanti catturati a piazza Saxa Rubra

Era il 31 marzo 1999 quando personale della questura di Viterbo, in abiti civili e munito di auto con targhe di copertura, saputo che i due criminali gravitavano nelle zone di Roma-Prima Porta si è diretto verso il quartiere. Alle 21,30, uno dei poliziotti cui a distanza di oltre 20 anni è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere, nei pressi di un bar in piazza Saxa Rubra, ha notato una Fiat Panda di colore bianco, risultata successivamente provento di un furto messo a segno a Monterosi, con a bordo due occupanti, il cui atteggiamento destava sospetti.

Sparati colpi in aria per bloccare l’aggressione

Avvicinandosi alla vettura per identificarne gli occupanti, gli agenti si sono accorti che si trattava dei due latitanti ricercati, cui, dopo essersi qualificati, hanno intimato di scendere dalla macchina. A quel punto uno dei due, che era alla guida del mezzo, per darsi alla fuga, ha aggredito l’agente che, nel corso di una violenta colluttazione, è stato colpito al volto, sulla schiena e alla spalla destra, cadendo rovinosamente a terra, dopo di che l’altro bandito gli ha sferrato un violento calcio al femore e al bacino, provocandogli la frattura dell’acetabolo, per cui è stato refertato con una prognosi di 30 giorni dai sanitari dell’ospedale di Belcolle, riportando una grave coxalgia bilaterale post traumatica.

Ferito con una prognosi di 15 giorni per la lussazione della spalla destra l’altro agente cui è stato anche riconosciuto lo status di vittima del dovere. Ne ha avuto per 5 giorni un altro poliziotto rimasto contuso.

Per risolvere la situazione evitando che accadesse di peggio, uno degli agenti è stato costretto a esplodere due colpi in aria con la pistola di ordinanza. Non contento, il latitante che per primo si era scagliato contro l’agente, condotto presso la questura di via Romiti per le formalità di rito, sempre con l’intento di guadagnarsi la fuga, si è divincolato, rischiando di mandare in frantumi il vetro della porta d’ingresso contro il quale si è scagliato.

All’agente finito in ospedale col bacino fratturato, a fronte della difficile attività svolta, è stato concesso a suol tempo un encomio con la motivazione: “Nonostante fosse stato ferito, traeva in arresto i due latitanti responsabili di numerosi furti in villa”.

Silvana Cortignani


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26 gennaio, 2022

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