Viterbo – Un mese dopo l’Epifania di tre anni fa, Giampaolo Pansa, ormai vecchio, profetizzò su La 7 l’avvento di “un governo di tecnici sostenuto dai militari. Tragica normalità, la normalità dell’Italia del 1919” e il giorno dopo Il Fatto Quotidiano parlò di “lapsus in cui Pansa incespica”.
L’errore temporale ci sta tutto, però, l’anno scorso e sempre un mese dopo il 6 gennaio, al Quirinale ha giurato il “tecnico” Mario Draghi con adeguato contorno di ministri tecnici e a sostenerlo nella la guerra al Covid sono arrivati i militari del comandante operativo di Vertice Interforze.
A rivedere il filmato oggi, in questo inizio 2022, anno centenario dell’incarico governativo a Mussolini, i sorrisetti di Formigli, quasi compassionevole per l’età di Pansa, sembrerebbero un filino inappropriati.
Certo, solo coincidenze impreviste e senilità incolpevole dello scrittore che inventò il Bestiario in cui collocava i potenti d’Italia. Mettendo, però, in fila le cose e confrontando la debolezza del parlamento ai tempi della marcia su Roma e come oggi appare nei fatti la funzione delle Camere, col bilancio dello stato esaminato e approvato in poche ore (500 pagine e 1013 commi nel solo art.1), qualche riflessione ci scappa.
Non tanto sul fronte dei generali. Diceva, infatti, Enzo Biagi a proposito di golpe: “L’Italia non fa ancora parte del Sudamerica e da queste parti i militari sono tranquilli e soprattutto prudenti. Se non riesce, c’è il rischio di perdere la pensione”.
Il problema è altrove, lungo l’asse che va da piazza Montecitorio a corso Rinascimento a Roma, dove hanno sede camera e senato e dove non sono davvero “vincoli” ma tanto “sparpagliati”, direbbe il Pappagone di Peppino De Filippo. A Montecitorio dove si riuniranno i 1008 grandi elettori del successore di Mattarella, infatti (ma al senato la conta non cambia), oltre i gruppi che mantengono i simboli tradizionali, c’è il Misto che si chiama così perché ospita di tutto e di più, se lì dentro ci sono 10 sottogruppi di tre, quattro deputati ciascuno o poco più e 24 onorevoli battitori liberi.
Militi di una politica in libera uscita che, insieme ai franchi tiratori appostati da tempo in ogni dove, saranno determinanti nella scelta del presidente della Repubblica, l’istituzione – ci insegnavano una volta all’università – “potere neutro, al di sopra delle parti, che non entra cioè nel gioco politico”. Così lo vollero, infatti, i costituenti del 1947, ma per alcuni, oggi, sembra dover diventare giocatore in proprio se non addirittura il detentore della palla. Allora, pensano, meglio averlo amico.
Il nuovo inquilino, comunque, s’insedierà al Quirinale un mese dopo la Befana. Sospirerebbe Nino Manfredi nel centenario, quest’anno, della sua nascita: “ Fusse ca fusse la volta…”. Buona o non buona, però, vedremo.
Renzo Trappolini
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