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Giorno della memoria - Viterbo - Mezzetti (Anpi): "Si trova a più di 5 metri d'altezza, va spostata e resa leggibile" - FOTO

“Una petizione per abbassare l’epigrafe dedicata agli ebrei deportati di via della Verità…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Qui vissero Vittorio Emanuele Anticoli, Letizia Anticoli ed Angelo Di Porto. Arrestati nel dicembre ’43 perché ebrei, deportati ad Auschwitz e mai più tornati. Viterbo, 27 gennaio 2001”. L’epigrafe che ricorda i tre ebrei deportati e assassinati nei campi di sterminio nazisti si trova in via della Verità. All’altezza del civico 19, da cui uscirono Vittorio Emanuele Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto per non tornare più.


Viterbo - L'epigrafe in via della Verità

Viterbo – L’epigrafe in via della Verità


Nomi che stanno lì, impressi nel peperino. Ma a più di 5 metri di altezza. Al punto da renderli illeggibili. Quasi ci si vergognasse oppure si volesse evitare che venga letto. Perché a quell’altezza, e che ci sia qualcosa attaccato al muro lo si nota soltanto torcendo il collo, è veramente difficile vederli. Tant’è vero che l’Anpi, assieme all’Altro Circolo, ai Giovani Democratici, all’Usb, all’Unicef Viterbo, a Peppe Sini del Tavolo per la Pace, e al movimento 5 stelle hanno deciso di “promuovere una petizione per fare in modo che chiunque possa finalmente leggere i nomi degli ebrei viterbesi deportati. Rimuovendola da dove sta e portandola ad altezza d’uomo. In modo tale che possa leggersi. Smettendola – come ha detto il presidente provinciale dell’Anpi, Enrico Mezzetti – di far finta che non sia successo niente”.


Viterbo - Enrico Mezzetti

Viterbo – Enrico Mezzetti dell’Anpi


Ieri, in via della Verità 19, assieme a Mezzetti c’erano anche Francesco Boscheri dei Giovani Democratici, Massimo Erbetti dei 5 Stelle, Giancarlo Mazza dell’Altro Circolo, Marco Sarnari dell’Unicef, Luca Paolocci ed Elisa Bianchini dell’Usb.


Viterbo - Via della Verità 19

Viterbo – Via della Verità 19


“Così come è – ha detto Mezzetti – è illeggibile e per certi aspetti anche paradossale rispetto al messaggio che vuole dare. Non dimenticare cosa è successo quando poi si nascondono i nomi che si vogliono ricordare. Noi non dimentichiamo, e presenteremo una petizione al comune di Viterbo. Lasciare l’epigrafe così come è, è un’ipocrisia e una sfiducia nei confronti dei cittadini viterbesi”.


Viterbo - Il Giorno della memoria in via della Verità

Viterbo – Il Giorno della memoria in via della Verità


“La storia non c’ha insegnato niente – ha sottolineato Luca Paolocci -. Siamo ancora pieni di lager in tutta Europa dove vengono sacrificati i fratelli provenienti dall’Africa. Siamo qui per fare in modo che tutto questo non accada mai più. E l’unico modo per evitarlo è la lotta”. 


Viterbo - Le pietre d'inciampo in via della Verità

Viterbo – Le pietre d’inciampo in via della Verità


In via della Verità, a ricordare gli ebrei viterbesi uccisi nei campi di sterminio ci sono anche tre pietre d’inciampo dell’artista Gunter Demnig. Lì, ogni anno, vengono lasciati i fiori in ricordo delle famiglie Anticoli e Di Porto. All’ingresso, il cartello vendesi. Riferito appunto ad uno degli appartamenti al numero 19. A lasciare un mazzo di fiori accanto alle tre pietre d’inciampo anche i ragazzi della scuola americana di Viterbo.


Viterbo - L'epigrafe in via della Verità

Viterbo – L’epigrafe in via della Verità


“Dobbiamo ringraziare l’Anpi e l’Altro circolo di iniziativa omosessuale – ha commentato Boscheri – per aver organizzato questo momento di raccoglimento in memoria delle vittime di via della Verità. Senza il loro impegno probabilmente oggi non ci sarebbe stata alcuna commemorazione pubblica a Viterbo, e questo è un dato che fa riflettere”.

Ad intervenire anche Massimo Erbetti dei 5 Stelle che ha letto un brano di Liliana Segre. “Noi non capivamo niente e le nostre guardie che camminavano insieme a noi buttavano via le divise, le armi, si mettevano in borghese, in mutande, mandavano via i cani che erano stati proprio il simbolo del potere del soldato SS. Noi eravamo sbalordite – scrive Segre – con i nostri occhi, con la nostra debolezza, con le gambe che non reggevano più, vedevamo la Storia che cambiava davanti a noi ed era una visione apocalittica, straordinaria, incredibile. Si mettevano in mutande e buttavano via quella divisa che aveva terrorizzato gli eserciti di tutta Europa. Quando anche il comandante di quell’ultimo campo vicino a me si mise in mutande, quell’uomo alto, sempre elegantissimo, crudele sulle prigioniere inermi, e buttò la divisa sul fosso, la sua pistola cadde ai miei piedi ed io ebbi la tentazione fortissima di prenderla e sparargli. Lo avevo odiato, avevo sofferto tanto, sognavo la vendetta: quando vidi quella pistola ai miei piedi, pensai di chinarmi, prendere la pistola e sparargli. Mi sembrava un giusto finale di quella storia, ma capii di esser tanto diversa dal mio assassino, che la mia scelta di vita non si poteva assolutamente coniugare con la teoria dell’odio e del fanatismo nazista; io nella mia debolezza estrema ero molto più forte del mio assassino, non avrei mai potuto raccogliere quella pistola, e da quel momento sono stata libera”.


Viterbo - Peppe Sini

Viterbo – Peppe Sini


Infine, Peppe Sini del Tavolo per la Pace. “Non possiamo resuscitare le vittime. Ma una cosa la possiamo fare. Impedire che vivano una seconda morte. Nei piani dei nazisti c’era l’idea di cancellare ogni traccia dei campi di sterminio negando che quelle persone fossero mai esistite. Non possiamo nemmeno perdonare i loro assassini. Il perdono lo può concedere solo chi subisce un torto. Ma chi è stato ucciso, proprio perché non c’è più, non può perdonare nessuno. E non possiamo farlo noi al suo posto. Ci sono le vittime e ci sono i carnefici. Entrambi sono esseri umani, soltanto che i secondi hanno scelto la strada del consenso e dell’obbedienza a ordini mostruosi. Una strada senza ritorno”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Il Giorno della memoria in via della Verità


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28 gennaio, 2022

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