Particolare della sala Conferenze della Provincia
Viterbo – Viterbo, dicembre 1976 (sindaco Rosato Rosati, presidente della Provincia Marcello Polacchi, presidente della Camera di Commercio Gastone Filippi). Nella Sala della provincia si tiene la Conferenza Provinciale del Turismo guidata da Enrico Vismara (sessione mattutina) e Vincenzo Ludovisi (sessione pomeridiana). L’iniziativa è dell’Ente Provinciale per il Turismo presieduto da Italo Arieti che ha già al suo attivo, dopo due anni dall’insediamento (1973), l’avvio del Festival Barocco, la fondazione della rivista Tuscia, la creazione del Centro Studi sul Teatro Medioevale e Rinascimentale, la Settimana medioevale, la prima nostra dell’Antiquariato, il Concorso gastronomico “Il lansagnolo d’oro” (con Luigi Carnacina presidente di Giuria) e alcune pubblicazioni promozionali tra cui il volume De Agostini “Viterbo Medievale” di Joselita Raspi Serra.
In sala ci sono tutti, dagli assessori al Turismo e alla Cultura della Regione Lazio (Guido Varlese e Tullio De Mauro), ai consiglieri regionali Nando Gigli e Franco Bruni, al segretario provinciale della DC Renzo Trappolini, al presidente e al direttore dell’Enit (Michele Pandolfo e Antonio Alberti de Poja), al senatore Onio Della Porta, a Ferdinando Micara presidente della Cassa di Risparmio e, a seguire, Attilio Carosi direttore del Consorzio Biblioteche, i consiglieri del Comune di Viterbo Ugo Lentini, Italo Aquilani, Santo Di Gregorio, Giorgio Magnani e Domenico Mancinelli, il Prefetto e il Questore di Viterbo (Salvatore Pandolfini e Antonino Mirabile), Carl Eric Ostenberg direttore dell’Istituto Svedese, alcuni sindaci della provincia tra cui Luigi Daga di Tarquinia e Rosato Palozzi di Canepina, rappresentanti di categoria come Mario Paternesi e Domenico Boccolini, il provveditore agli studi Vincenzo Peciccia, Giuseppe Proietti Soprintendente alle Antichità, gli assessori provinciali Gregorio Purchiaroni e Alpinolo Salvatori, i rappresentanti della Federazione del PC Ugo Sposetti e Angelo La Bella, quello del PSI Demostene Carosi, il console del Touring Club Giovanni Palmieri, Mauro Galeotti per il Comune di Viterbo, alcuni artisti (Gavino Polo, Alessio Paternesi, Luciano Funari), sindacalisti, un nutrito gruppo di giornalisti (Sandro Vismara, Gian Filippo Chiaravalli, Aldo Ciatti, Bruno Barbini, Giorgio Martellotti, Giorgio Falcioni, Gianfranco Feperdue), presidenti di pro-loco, numerosi operatori turistici come Rudy Roncadin, Bruno Eusepi, Pietro Vincenti, Carlo Marziali, Vincenzo Tozzi, Aldo Scoppa, Alberto Bruti, Renato Eleuteri, ecc. E poi Nestore Narduzzi docente universitario di Economia del Turismo all’Università di Perugia, Giorgio Pompei presidente dell’Aci, Gino Pierini presidente dell’Azienda Turismo di Viterbo, oltre ai già citati Rosato Rosati, Marcello Polacchi e Gastone Filippi e tanti altri ancora.
Enrico Vismara con Italo Arieti
Non si era mai assistito ad un’assise così partecipata da tutte le forze politiche culturali e sociali della provincia. Si doveva presentare un report sul turismo e parlare di problemi attuali, alcuni di difficile soluzione, in un momento peraltro di grande insicurezza per le condizioni politiche del tempo (siamo negli “anni di piombo”). Tra i temi:più salienti: la centrale nucleare di Pian dei Cangani a Montalto di Castro ancora in programmazione, l’impianto di depurazione nel lago di Bolsena; i piani urbanistici dei litorali marini; il potenziamento dell’offerta ricettiva (appena 2.500 letti alberghieri in tutta la provincia); la conservazione e la fruizione dei beni archeologici; lo sviluppo del turismo congressuale e termale, le guide turistiche; l’accoglienza, la scarsa sensibilità delle istituzioni nei confronti del turismo; la poca professionalità degli operatori e via discorrendo. Si auspicano l’istituzione di una Scuola Alberghiera e l’organizzazione di corsi di aggiornamento professionale per gli addetti ai servizi turistici da creare presso la libera Università della Tuscia (diventerà statale qualche anno dopo). Il Museo Civico di Viterbo è ancora privo delle due tavole di Sebastiano del Piombo (Pietà e Flagellazione) che sono a Roma per il restauro. L’Istituto Italiano del Restauro non le restituisce per mancanza di condizioni di sicurezza e di idonea climatizzazione. A Viterbo c’è scarsa produzione di prodotti artigianali ed enogastronomici. Si propone di creare un emporio con le tipicità locali nell’ex chiesa degli Almadiani.
Riportiamo un passaggio delle relazione di Italo Arieti che ci pare molto attuale “ Dobbiamo valorizzare quel tipo di turismo che il Viterbese sa offrire: un soggiorno sereno, privo di immagini faraoniche di cemento, ricco di momenti umani in cui il tempo dedicato al turismo sia una insostituibile occasione per rivivere desuete abitudini, svolgere piacevoli attività in un ambiente ricondotto a schemi di vita più reali e credibili. E’ troppo semplicistico sostenere la tesi ‘niente strade, niente turismo’ ed è certamente difficile coordinare un’azione che poggi su altri valori e contenuti: Occorre insistere su questo secondo filone, pena un nostro inserimento in un sistema di apparente benessere economico che segnerebbe però in modo irreversibile la distruzione di un habitat che tutti ci invidiano”. Un accenno all’aeroporto.“Molti aerei di piccole dimensioni potrebbero atterrare a Viterbo (con le attuali strutture) ed assicurare al nostro turismo uno strumento di estremo interesse sul piano economico e del prestigio…”. Tutto questo mezzo secolo fa, anno più anno meno, nel 1976.
Vincenzo Ceniti
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