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Viterbo - Il 30 gennaio la festa di una delle figure legate alla città

“Santa Giacinta, una vita come un romanzo”

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Santa Giacinta Marescotti

Santa Giacinta Marescotti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Molti viterbesi non la conoscono. Pochi si ricordano di lei solo il giorno della festa (30 Gennaio). Eppure S. Giacinta Marescotti è una delle grandi figure di santi che hanno inciso profondamente nella storia di Viterbo.

La sua vita è come la trama di un romanzo.

Nasce a Vignanello il 6 Marzo 1585 nel castello del padre, il marchese Marcantonio Marescotti, e viene subito battezzata con il nome di Clarice. Cresce nei privilegi e nei limiti che le convenzioni sociali del suo tempo imponevano al suo rango con un padre preoccupato più di salvaguardare il patrimonio di famiglia piuttosto che dare ai figli di scegliere la propria strada nella vita.

E il marchese di Vignanello per  Clarice, nonostante fosse invaghita di Paolo Capizucchi, fascinoso marchese di Poggio Catino, aveva già scelto la vita monacale. Fu così costretta , all’età di venti anni, ad entrare nel monastero di S. Bernardino di Viterbo, dove prese il nome di Giacinta.

Per attenuare l’amarezza di una decisione imposta dall’autorità paterna pretese che le fossero messe a disposizione due stanze elegantemente arredate e, grazie alla rendita annuale di 40 scudi assegnatagli dal padre, non si fece mancare nulla. La partecipazione alla vita della comunità monastica era piuttosto formale e condizionata dal suo umore.

Per dieci anni Giacinta visse in questo mondo dorato fino a quando una grave malattia la condusse in fin di vita e le diede occasione di riflettere sul vuoto in cui era piombata la sua esistenza.

A sollecitare il suo risveglio spirituale vennero anche le parole di un santo confessore che la spronarono con decisione a dare una svolta al suo modo di vivere.

Fu allora che, abbandonati gli agi e privilegi di cui aveva goduto, abbracciò con convinzione le austere regole della vita monastica aggiungendovi ulteriori restrizioni e sacrifici. La passione di Gesù divenne il fulcro delle sue meditazioni e delle sue pratiche devozionali.

Questo nuovo corso della sua vita la portò ad aprire il suo cuore alla quantità di poveri che bussavano alla porta del monastero per avere un aiuto materiale e un conforto. Particolarmente impressionata dallo stato di abbandono di tanti vecchi fondò l’associazione degli Oblati di Maria che aprì e si prese cura   di un ospizio per vecchi nel quartiere di Pianoscarano.

Dalla sua attenzione per i poveri e i malati nacque anche la Compagnia dei Sacconi che la Santa affidò a Francesco Pacini, un ex soldato violento e scostumato che si era convertito grazie all’incontro con Giacinta.

Consumata dalle penitenze e dalla preoccupazioni per le istituzioni da lei fondate, Giacinta morì il 30 gennaio 1640.

La fama di santità che da subito accompagnò la sua figura venne riconosciuta dalla Chiesa il 24 maggio 1807. I suoi resti mortali vengono venerati in una urna lignea esposta nella chiesa viterbese a lei dedicata.

Mario Brizi
 
 
 
 


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29 gennaio, 2022

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