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Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli ha avviato il processo di beatificazione e canonizzazione di suor Maria Cecilia Baij

“I santi ci insegnano che bisogna sentirsi amati e comportarsi da fratelli…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Bisogna sentirsi amati e comportarsi da fratelli. Come insegnano i santi. Bisogna avere amore per le persone e la condivisione. Con tutti, soprattutto i poveri”. Il vescovo Lino Fumagalli ha avviato ieri mattina il processo di beatificazione e canonizzazione di suor Maria Cecilia Baij, badessa settecentesca del monastero di Montefiascone dove è nata e vissuta, con l’abito delle benedettine. La prima sessione di udienza, nella sala Alessandro IV di palazzo dei Papi a Viterbo.

“Ho scelto di farla in questo luogo – ha precisato Fumagalli – per dare slancio non solo alla comunità benedettina ma anche alla nostra chiesa diocesana, perché quanti la abitano assumano sempre più e meglio i connotati di essere in Cristo”. La canonizzazione di una suora non può essere limitata a un fatto cittadino, ma investe l’intera diocesi. Proprio perché riguarda la cristianità nel suo insieme di cui suor Maria, al termine del percorso, sarà santa.

“Non è una questione interna del monastero – ha poi aggiunto Fumagalli -. Ho voluto coinvolgere tutta la diocesi. Un segno che spero porti frutti abbondanti”.


Viterbo - L'avvio del processo di beatificazione e canonizzazione di suor Maria Cecilia Baij

Viterbo – L’avvio del processo di beatificazione e canonizzazione di suor Maria Cecilia Baij


“I santi – ha detto il vescovo Fumagalli – sono intercessori e modelli di vita. Intercessori, perché ci rivolgiamo a loro chiedendogli aiuto e di rappresentaci agli occhi di Dio. Modelli di vita concreti e attuali, perché sono da esempio per vivere meglio il presente e far sì che la Chiesa del terzo millennio possa essere credibile e segno della presenza di Cristo nella storia”.


Maria Cecilia Baij

Maria Cecilia Baij


“Maria Cecilia Baij nacque a Montefiascone il 4 gennaio 1694 da Carlo e da Clemenza Antonini. Nel 1712 – racconta il sito internet del monastero delle benedettine – entrò nel monastero delle cistercensi di Viterbo (monastero delle duchesse ndr), ma ne uscì dopo dieci mesi per entrare in quello delle benedettine di Montefiascone. Qui nel 1714 fece la sua professione religiosa. Il Cristo sofferente volle associarla alla sua passione e, a questo scopo, ne purificò il cuore con dure prove, rendendola degna di ricevere grazie e favori eccezionali. La preghiera dei Colloqui e degli altri scritti redatti da Cecilia, per illuminazione divina, fanno di lei un’apostola e una messaggera dell’amore di Dio. Dai medesimi scritti rifulge inoltre Cecilia quale ‘mistica’ del secolo XVIII. Cecilia fu badessa del monastero per circa 20 anni e morì nell’ufficio del suo mandato il 6 gennaio 1766”.

Sono anni di trasformazioni radicali che attraversano l’intero tessuto sociale. Gli anni che precedono la rivoluzione francese, le conquiste napoleoniche e l’inizio della fine del potere temporale della Chiesa che calerà definitivamente il sipario qualche decennio più tardi con l’Unità d’Italia e la presa di Roma nel 1870. 


Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Il vescovo Lino Fumagalli


“Maria Cecilia Baij – ha detto il vescovo Fumagalli – era una bambina pronta, vivace e irresistibilmente attratta dalla preghiera. Una figura attuale. Soprattutto in un tempo come il nostro, sempre più avulso dalla vita interiore. La mistica, che fa della gioia della fede, della testimonianza dell’annuncio e della glorificazione i suoi tre momenti fondamentali. 
3 momenti fondamentali della mistica. Gioia della fede, testimonianza dell’annuncio e della fraternità e la glorificazione. Una mistica evangelica che si traduce in Cristo e nel volto dell’altro che chiama alla responsabilità. Il vivo amore per le persone e la condivisione con tutti, soprattutto i poveri”.

Daniele Camilli


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30 gennaio, 2022

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