Roma – “Berlusconi è inquieto, l’operazione scoiattolo si è fermata”. La ricerca di parlamentari del gruppo misto disposti ad appoggiare un’eventuale candidatura di Berlusconi alla presidenza della repubblica sembra arrivata a una fase di stallo.
Vittorio Sgarbi, deputato, leader di Rinascimento e sindaco di Sutri, si è impegnato in questi giorni contattando singolarmente i parlamentari ex grillini e del gruppo misto per sondare il terreno e capire se possano avere punti in comune con il progetto del leader di Forza Italia. Ricerche telefoniche per rintracciare una settantina di voti. Un sistema ribattezzato ‘operazione scoiattolo’.
Sgarbi ha raccontato a Tusciaweb le modalità con cui chiama i parlamentari e come li presenta al Cavaliere. “Io li chiamo, sono tutti molto felici di sentirmi – ha detto il sindaco di Sutri a Tusciaweb -. Poi dico loro: ‘Adesso ti passo una persona che potrebbe avere per te qualche interesse e lui ti dice qualcosa’. Gli passo Berlusconi che gioca, dice qualche battuta, espone il suo progetto e tutti rispondono: ‘Grazie della telefonata, non pensavo mai di poterti parlare”.
Vittorio Sgarbi
Eppure, nonostante l’impegno profuso da Sgarbi, l’operazione sembra aver subito una battuta d’arresto. Il ‘centralinista Sgarbi’ aveva confessato di credere poco alla possibilità di poter trovare tutti i voti mancanti per arrivare all’elezione di Berlusconi al Colle, ma la lealtà nei confronti del Cavaliere lo aveva spinto a persistere. “Sono tutti molto contenti di sapere che Berlusconi esiste e non è una figura mitologica – ha raccontato Sgarbi a Tusciaweb -. Anche quelli che gli sono contrari, hanno però la lusinga di essere chiamati. Non è stata fatta nessuna richiesta di voto, ma soltanto un naturale rapporto tra un candidato e i suoi elettori”.
“L’operazione scoiattolo si è fermata. Se fossi in Berlusconi, cercherei un altro nome per il Quirinale. Ci devono essere inquietudini di natura psicologica nel candidato, è rimasto a Milano – ha raccontato il critico d’arte a Un giorno da Pecora, su Rai Radio 1 -. Credo che questa, come dire, pausa dipenda dal fatto che starà pensando se c’è una via d’uscita onorevole, con un nome che sia gradito a lui, forse Mattarella. Tra la campagna contro di lui e l’obiettiva incapacità di prendere voti sul fronte avverso. È un’impresa pressoché disperata. Tra malati, no vax che non possono votare e franchi tiratori, lui parte da 400 elettori. Io non mi arrenderei, ma il fatto che lui ritardi l’arrivo mi fa pensare… L’ho sentito ieri sera, era abbastanza triste: ho la sensazione che stia cercando una via d’uscita con un nome gradito a lui. Anche se facessi tutte le telefonate, magari mi risponderà la metà: non basterà. Ci vorrebbe un miracolo, dovrebbero dire sì tutti quelli che chiamiamo”.
“Il problema non è che Salvini voglia realisticamente cercare un altro nome – ha aggiunto Sgarbi -. Il problema è che il nome sia condiviso e magari proposto da Berlusconi. Io gliel’ho detto dall’inizio: ‘Dì il nome di Draghi e li metti all’angolo'”. Il nome “voleva farlo lui e vuole ancora farlo lui. Se fossi in lui, già oggi direi ‘cerchiamo un altro nome’. Credo che entro domani decide di cercare un nome nuovo”.
Poco dopo le parole di Sgarbi è arrivata la risposta di Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia. “Come sapete il centrodestra all’unanimità ha chiesto a Berlusconi di candidarsi e tocca a lui sciogliere la riserva e decidere se vuole essere il candidato del centrodestra – ha detto Tajani -. Il dibattito è aperto, tutti vogliamo un presidente che raggiunga il maggior numero di consensi e che sia garante della costituzione”.
La replica del sindaco di Sutri non si è fatta attendere. “Certamente non sono il portavoce di Berlusconi, e infatti ho sempre dato la parola a lui che è la voce. Questo è il mio metodo: presentare il candidato presidente ai colleghi parlamentari. È chiaro che in assenza della sua voce (di Berlusconi) l’operazione non è fungibile ed è evidente che io non possa fare il portavoce – ha puntualizzato il critico d’arte -. I numeri, allo stato, non ci sono, ma esorto Berlusconi, e non Tajani, a parlare direttamente con i suoi elettori e a incontrarli personalmente. Io mi sono limitato a presentarlo e il mio risultato è sempre stato straordinario e di grande effetto per la personalità riconosciutagli anche dai suoi avversari politici. Quelli che oggi sono senza casa trovano in Berlusconi un riferimento che hanno perso in Grillo e non hanno trovato in Conte. Questa è stata la mia azione: ho fatto parlare un parlamentare con i suoi colleghi. Nessuna operazione sotterranea. Nessun mistero. Io in Parlamento ci sono da più tempo di Tajani: ho conosciuto Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Napolitano e Mattarella. E ho quindi votato un mio collega parlamentare. Dunque l’effetto è quello della voce e non del portavoce”.
Alessio Bernabucci
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