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Coronavirus - Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe a Radio Campus: "Abbassare la circolazione del virus. Le misure messe del governo sono una sommatoria di pannicelli caldi"

“Si rischiano 2 milioni di positivi e ospedali intasati”

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Coronavirus - Green pass

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Roma – “Con questo tasso di crescita dei casi rischiamo di intasare gli ospedali perché si può arrivare a 2 milioni di positivi. Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Bisogna incrementare lo smart working. Scuola? Se decidiamo di lasciarla aperta vuol dire che bisogna chiudere qualcos’altro”. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla situazione Covid. “La situazione dei numeri non ci incoraggia particolarmente, ma ci sono anche buone notizie –ha affermato Cartabellotta-. Abbiamo una quantità enorme di casi, mai vista, tanto che molti hanno definito la Omicron come il virus più contagioso della storia e i numeri che stiamo vedendo la dicono chiaro in questo senso”.

La dose booster e probabilmente la minor virulenza della variante Omicron fanno sì che alla crescita dei nuovi casi non corrisponda un incremento dei ricoveri in parallelo. “C’è una congestione degli ospedali meno veloce, però comunque l’impatto c’è e con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a 2 milioni di positivi e se anche il tasso dei ricoveri fosse l’1% avremmo 20mila persone in ospedale.

Bisogna dunque provare ad abbassare la circolazione del virus. Il 6,8% di positività dei tamponi antigenici dimostra che c’è una grandissima circolazione virale.

Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working. Mi preoccupa che si prenda tempo prima di assumere decisioni, perché i numeri sono già evidenti”.

 


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3 gennaio, 2022

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