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Viterbo - Pacifici (Coldiretti): "Temiamo anche pesanti conseguenze dalla guerra in Ucraina"

“Allevatori, un produttore di latte perde 72 mila euro ogni anno…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Duecento euro al giorno, 6 mila in un mese. 72 mila in un anno”. E’ quanto perde un produttore di latte bovino quando lavora. E lavora tutto il giorno, dalla mattina alla sera, fino a buio. Le stime sono di Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti Viterbo. Intervistato per telefono, l’altro giorno, mentre, in mattinata, stava sistemando una recinzione portandosi appresso una grossa catena. Sul profilo WhatsApp la foto che lo ritrae insieme a tutta la sua famiglia, moglie e due figli. Attorno, il silenzio della campagna. Pacifici è un allevatore, quarta generazione. Un’azienda con pecore, galline e vacche da carne.


Viterbo - Allevatori in piazza del Comune

Viterbo – Allevatori in piazza del Comune


“Guarda – dice subito Pacifici – si fa presto a fare i conti. Ho qui la calcolatrice. Una stalla con 100 bovini da latte produce almeno 3500 litri al giorno. Produrre un litro di latte, e i dati sono quelli dell’Ismea, ha un costo di produzione pari a 46 centesimi al litro. Però a un allevatore ogni litro di latte viene pagato 40 centesimi. Vale a dire 6 centesimi di meno al litro rispetto a quanto noi spendiamo per produrlo. Tradotto in perdite, i calcoli ci dicono che ogni giorno un allevatore si vede corrispondere 200 euro in meno, ogni mese 6 mila e ogni anno 72 mila. Considerando poi che un allevatore lavora 7 giorni su 7, 30 su 30”.


Coldiretti - Il presidente Mauro Pacifici

Viterbo – Il presidente di Coldiretti Mauro Pacifici


Non solo, ma perdere 6 centesimi al litro, 72 mila ogni anno, non significa perdere 6 centesimi di profitto. Perché 46 centesimi, quanto spende un allevatore per produrre un litro di latte, sono i costi di produzione. Mangime per gli animali, stipendio dei lavoratori e costi energetici. Tanto per citarne alcuni. Energia che in diversi casi ha subito incrementi del 150% con un ulteriore balzo in avanti dei costi di produzione del 60, come hanno evidenziato i rappresentanti delle organizzazioni di categoria Sia, Coldiretti e Confagricoltura scese in piazza con i trattori la settimana scorsa. 


Tuscania - Maremma

Maremma


“Il profitto – sottolinea Pacifici -, quello che poi permette di far vivere l’azienda e fare investimenti, per un allevatore è nullo. Lavorare oggi, per un allevatore, significa soltanto una cosa. Significa soltanto rimetterci. E non possiamo nemmeno ‘dislocare’ la nostra produzione altrove. Un’azienda agricola è legata alla terra. Anzi, è la storia di quella terra. Come la Maremma, il territorio che ci caratterizza, un tempo granaio del centro Italia, adesso ormai quasi del tutto privo dell’identità di una volta”. Quella che si era formata attorno agli allevamenti e alla riforma agraria degli anni ’50 che aveva cambiato completamente il volto a una terra dominata per secoli dal latifondo e che, subito dopo la guerra, con la redistribuzione dei terreni aveva rappresentato una prima importante risposta ad attese fatti di secoli e generazioni di contadini e braccianti.

Oggi la Maremma, proiettata verso il litorale con Montalto, Tarquinia e gli etruschi, ma anche con la centrale a carbone di Civitavecchia, ha subito trasformazioni profonde. Con il ritorno della grande proprietà a seguito della crisi e dell’abbandono dell’agricoltura negli anni ’60-’80 e la successiva vendita, e successivo accorpamento, dei poderi. Dopodiché l’arrivo di eolico, fotovoltaico e l’affitto delle terre che restano. 


Viterbo - Allevatori in piazza

Viterbo – Allevatori in piazza


“Un allevatore che si vede pagare 40 centesimi un litro di latte, quando invece ne spende 46 per produrlo – spiega Mauro Pacifici di Coldiretti -, è un allevatore che poi si indebita con le banche. Ma un prestito viene chiesto per superare la crisi e ricominciare a guadagnare. Però, se un allevatore non guadagna, come fa a ripagare il debito? Non lo ripaga, ed ecco che chiude e vende. Vende l’azienda e con essa la terra. Magari a qualche fondo estero. Oppure affitta ettari ed ettari di terreno per i pannelli fotovoltaici. Ed ecco che un territorio subisce un cambio di rotta radicale e senza possibilità di ritorno. Nel giro di pochissimo tempo, sotto gli occhi di tutti e senza che nessuno se ne accorga”.


Viterbo - Un allevamento

Viterbo – Un allevamento


Sempre a proposito di costi di produzione, come già detto, tra i 46 centesimi che un allevatore spende per produrre un litro di latte va considerato anche il mangime da dare alla mucca. Per produrre 25 litri di latte ci vogliono dagli 8 ai 14 chili di mangime. Ogni chilo di mangime costa 40 centesimi. Tanto quanto viene corrisposto a un allevatore al litro.

Le possibili vie di uscita, come ha ricordato Pacifici in altro articolo, potrebbero essere la legge sulle pratiche sleali e lo sblocco di un fondo statale per affrontare l’aumento delle bollette. “Per quanto riguarda la prima – fa presente il presidente di Coldiretti -, una legge fortemente voluta dalla nostra organizzazione, siamo sul punto di renderla operativa. Un provvedimento che punta ad assicurare una giusta retribuzione e una ripartizione dei costi lungo tutta la filiera. Per poterla metterla in moto serviva uno studio Ismea che certificasse i costi di produzione delle materie prime, in tal caso del latte. adesso questo studio c’è e la legge può partire. Se invece si mettessero a disposizione dei fondi per il caro energia, questo aiuterebbe anche a produrre il latte a un costo di produzione inferiore a quello attuale”.


Viterbo - Allevatori in piazza del Comune

Viterbo – Allevatori in piazza del comune


Eppure il comparto regionale della zootecnia da latte è un vero e proprio pilastro per l’economia del Lazio, con un fatturato aggregato di circa 120 milioni di euro ogni anno. Nella campagna lattiera 2005-2006 le aziende che producevano latte in regione erano 2863 con una produzione pari a 450 mila tonnellate. Nell’ultima campagna del regime di applicazione delle quote latte (2014-15) l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) registrava invece nel Lazio un numero di allevatori possessori pari a 1356, con 337 mila tonnellate tra latte consegnato e vendite dirette.

Attualmente il settore interessa 800 aziende, con una produzione stimata di circa 300 mila tonnellate di latte ogni anno. La dimensione media aziendale è di 50-100 vacche di razza Frisona con una resa di 6500-8000 kg/vacca/anno. 

“Una situazione che i venti di guerra in Ucraina potrebbero solo che peggiorare – conclude infine Mauro Pacifici – con l’ulteriore aumento dei costi di produzione dovuti all’aumento del caro energia che comporterebbe. Una situazione che non interessa soltanto il latte bovino, ma anche altri comparti come quelli del latte ovino, dell’ortofrutta, del kiwi, della nocciola, dell’olivo… In parole povere, la situazione riguarda tutta quanta l’agricoltura che, cosa non da poco, apparecchia ogni giorno la tavola di tutti quanti”.

Daniele Camilli 


Multimedia: Fotogallery: La manifestazione degli allevatori – Video: Trattori in piazza del comune

– “Gli allevamenti della Tuscia stanno morendo e noi siamo stati fin troppo pazienti”


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23 febbraio, 2022

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