Viterbo – Anagrafe di piazza Fontana grande, Viterbo, nessuno chiede il Green pass. Almeno non il 3 febbraio, giovedì mattina. Nonostante che dal 1° febbraio (Dpcm 21 gennaio 2022) è fatto obbligo a chi accede a uffici pubblici, comune incluso, servizi postali, bancari e finanziari, e altre attività commerciali, di esibire il green pass “base”, ossia tampone negativo in corso di validità oppure vaccinazione o guarigione. Inoltre, per le persone che accedono senza Green pass agli uffici pubblici è prevista una sanzione da 400 a mille euro.
Nonostante ciò, il Green pass, il 3 febbraio all’anagrafe di piazza Fontana, come si vede bene dalle immagini del video, nessuno l’ha chiesto. L’interesse degli impiegati andava solo alle pratiche burocratiche da sbrigare.
Viterbo – Anagrafe di piazza Fontana grande
L’anagrafe di piazza Fontana grande è aperta il martedì e il giovedì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 16. Si possono richiedere certificati ed estratti di nascita, morte, matrimonio, unione civile. Dopodiché l’ufficio provvederà a chiamare la persone che ne ha fatto richiesta per poterselo andare a prendere. Sempre il martedì e il giovedì, sempre dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 16.
A partire dal 1° febbraio gli uffici pubblici, compresi quelli comunali, dovrebbero essere pronti ad effettuare anche le verifiche, predisponendo ogni misura necessaria per fare in modo che, oltre al controllo della temperatura, vengano verificati anche i green pass “base” di chi entra. Un po’ come succede nei bar e in tantissimi altri luoghi della città e del paese. Non solo, ma indipendentemente dall’obbligo scattato il primo febbraio, si tratta comunque di uffici pubblici. Quelli di diretta emanazione di chi poi decide obblighi vaccinali, certificazioni e applicazione di sanzioni e sospensioni a cittadini e lavoratori. In poche parole, stato, regioni, comuni. La macchina burocratica in generale.
Viterbo – Anagrafe di piazza Fontana grande
Invece, giovedì 3 febbraio, un pezzo di questo ingranaggio, l’anagrafe di piazza Fontana grande, il Green pass, di chiederlo, non gli passava proprio per la mente. Nonostante lo sbarramento esterno. Il portone verde, accanto all’ex tribunale dove processarono camorristi, mafiosi e Prima linea, era infatti chiuso. Per accedere è stato infatti necessario suonare al campanello dove campeggia la scritta: “Stato civile. Atti di morte”. Dalla culla alla bara, in perfetto British Style. Ad aspettare fuori anche due uomini e una signora. “Signo’, ma non è aperto?”, domanda uno dei due, visto che erano le 10 e mezza-undici. “Certo – gli risponde la signora -, devi solo sona’”.
Detto fatto, i due signori suonano. Ad accoglierli al citofono “stato civile, atti di morte”, una voce: “chi è?”. Le due persone in attesa spiegano cosa devono fare. Il portone si apre, e con la telecamera gli si va dietro. Senza nemmeno scampanellare un secondo. Sulla portone verde una marea di informazioni su come si fanno i certificati per conto proprio, aggiungendo anche di “non suonare” fuori dagli orari previsti.
Viterbo – Anagrafe di piazza Fontana grande
Una volta dentro, vista la porta chiusa all’esterno, ci si aspettava una specie di check point con i dispositivi per la lettura dei Green pass spianati addosso. Anche se per entrare è bastato aspettare che lo facesse qualcun altro. Un po’ come ai tornelli delle Metro romane di una volta.
Invece niente. Il Green pass, all’anagrafe di piazza Fontana grande, non l’ha chiesto proprio nessuno. Manco per sbaglio. Si intravedeva di lato l’apparecchio per leggere la temperatura corporea. Una scelta del tutto facoltativa. Poi, per il resto, è stato tutto liscio. Ingresso, anticamera, richiesta del modulo, attesa del documento da riempire, compilazione dello stesso e riconsegna. Con tanto di “la richiameremo noi” e “arrivederci”. Ma nessuno ha chiesto il Green pass. Entrati e usciti, senza alcun problema. Come se niente fosse, e con i rischi che si corrono. Specificando infine che chi è entrato, per conto del giornale, aveva terza dose più tampone molecolare valido per 72 ore.
Daniele Camilli
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