Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ma quali Lumière! La storia più incredibile delle origini dell’arte più popolare del mondo, il cinema, è quella di Filoteo Alberini, nato a Orte nel 1867, nella contrada di San Giovenale.
Qui, grazie a un ambulante, scopre la fotografia, una passione travolgente che coltiva grazie a un vecchio apparecchio che gli regala il suo parroco.
Ma nella provincia di fine ottocento, non c’è modo di trasformare quella passione in un lavoro. Così, come tanti giovani, lascia il paese natale in cerca di fortuna. Finisce a Firenze, dove trova un onesto impiego al catasto. Ma soprattutto, dove ha modo di vedere il kinetoscopio di Thomas Edison, la prima macchina capace di catturare e riprodurre il movimento.
È un incontro fatale. Il pioniere di Orte, da solo, senza soldi e senza alcuna formazione specifica in materia, in pochi mesi costruisce una macchina in tutto e per tutto identica al celebre cinematografo Lumière. La battezza kinetografo.
È, di fatto, l’invenzione del cinema. Peccato solo che, nella corsa ai brevetti, i fratelli francesi, più ricchi ed esperti, arrivino per prima, bruciando Alberini al fotofinish. Ma questo è solo l’inizio di una storia avvincente e avventurosa come un romanzo.
Smaltita la delusione per aver mancato di un soffio l’invenzione di un secolo, il genio coglie prima di chiunque altro tutte le potenzialità del cinema.
Per prima cosa apre le prime sale cinematografiche italiane unicamente dedicate alla proiezione. A Firenze, bruciato ancora una volta dalla concorrenza di un esercente con più soldi e più mezzi, va così così. Ma a Roma è un trionfo, e con i discreti guadagni, e soprattutto con i soldi di Davide Santoni, un amico d’infanzia anch’egli di Orte, fonda la prima casa di produzione italiana, quella Alberini&Santoni che con i suoi stabilimenti al Tuscolano avrebbe ispirato nientemeno che Cinecittà. E con cui avrebbe prodotto La presa di Roma, primo film a soggetto della storia del cinema italiano, da lui stesso diretto.
A raccontarci questa vita incredibile, con uno stile più vicino a un romanzo che a un saggio, è lo scrittore e regista Riccardo Lestini nel volume Alberini 00. L’uomo che inventò il cinema italiano, fresco di stampa, edito dalla casa editrice romana Bibliotheka, quarto volume della collana “Cinema del 900” diretta da Massimo Moscati.
Un libro che recupera questa storia ingiustamente dimenticata restituendo al suo protagonista il ruolo che più gli spetta e gli compete: quello di padre indiscusso del cinema italiano.
L’autore, Riccardo Lestini, è nato in Umbria, a Passignano sul Trasimeno, nel 1976, ma da oltre vent’anni vive e lavora a Firenze. Ha scritto, tra gli altri, i romanzi Il Piccolo Principe è morto e Firenze, un film e la raccolta di racconti Ogni fottuto natale. Per il teatro ha firmato numerose regie, tra queste il monologo Con il tuo sasso, dedicato al G8 di Genova. Sullo stesso argomento ha scritto la sceneggiatura del fumetto L’estate ritorna, pubblicata assieme a scritti e disegni di ZeroCalcare ed Erri De Luca nel volume Nessun rimorso, e il monologo breve Genova Libera, con cui ha aperto i concerti dei Modena City Ramblers.
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