Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Economia - I dati del Mise e Assoutenti - Coldiretti: “Dalla materia prima al prodotto finito il prezzo aumenta di 13 volte, a influire sono il rincaro di energia, affitto e costo del lavoro”

Pasta a Cagliari fino a 4,71 euro al chilo, pane a Ferrara fino a 9,8 euro al chilo

Condividi la notizia:

Pasta

Pasta


Roma – Il grano tenero sembra aver raggiunto un equilibrio sui mercati e aver fermato la corsa al rincaro delle scorse settimane. Ma secondo le stime il prezzo del pane potrebbe salire ancora di circa il 15-30%. Salgono però anche i prezzi della pasta, che viene prodotta principalmente da grano duro importato dalle Americhe.

Secondo i dati del Mise e Assoutenti, la media italiana per un chilo di pasta di aggira attorno ai 2 euro. Una pagnotta di pane si paga, in media in Italia, 5,31 euro.

A fronte di una media di 1,95 euro per un chilo di pasta, la città in cui è più cara in assoluto è Cagliari con picchi fino a 4,71 euro per chilogrammo. Seguono Sassari con 3,35 euro, poi Bergamo, Brescia, Genova, Grosseto, Macerata, Perugia, Pescara con prezzi superiori a 3 euro. Le città dove il pane costa di più sono Ferrara (fino a 9,8 euro al chilo), Forli (fino a 9 euro), Venezia (8,5 euro). Le città meno costose sono Napoli, Cosenza e Benevento.

“Dal grano al pane il prezzo aumenta di 13 volte tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito – ha detto la Coldiretti commentando l’analisi di Assoutenti -. Un chilo di grano tenero ha raggiunto infatti in Italia il valore massimo di 40 centesimi al chilo su valori influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali a differenza del pane che evidenzia una estrema variabilità dei prezzi lungo la penisola. Una dimostrazione che a pesare sul prezzo finale del pane per oltre il 90% sono altri fattori come l’energia, l’affitto degli immobili e il costo del lavoro piuttosto che la materia prima agricola”.

“Per rispondere all’invito dei capi di stato in Italia siamo pronti a coltivare da quest’anno un milione di ettari aggiuntivi di terreno per produrre 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione sulla base di contratti di filiera necessari per ridurre la dipendenza dall’estero – ha dichiarato il presidente della Coldiretti Prandini -. Apprezziamo l’impegno dell’Unione europea a difendere la sovranità alimentare per rendere l’Europa più autosufficiente dal punto di vista degli approvvigionamenti di cibo, in un momento di grandi turbolenze ma garantendo però elevanti standard di sicurezza alimentare sia nella produzione interna che in quella importata a garanzia delle imprese e dei consumatori europei. La pandemia prima e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine strategico per la sicurezza”.


Condividi la notizia:
14 marzo, 2022

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/