Roma – (sil.co.) – Mazzette per l’aeroporto di Viterbo, al via oggi a Roma il processo per concorso in corruzione a tre imputati. Sono l’ex parlamentare forzista Paolo Franco Arata, l’imprenditore Valerio Del Duca e il dipendente viterbese di Leonardo spa-ex Finmeccanica, Simone Rosati. Ci sono inoltre le società Etnea srl e Solcara srl. Nel frattempo si sono costituiti parte civile davanti al gup il ministero delle infrastrutture e Leonardo spa.
Lo scorso 9 marzo, intanto, la giunta delle immunità del senato ha negato al gup del tribunale di Roma l’utilizzo delle intercettazioni nel procedimento a carico dell’ex sottosegretario ai trasporti leghista Armando Siri, anche lui coinvolto nell’inchiesta. Siri ha scelto di essere giudicato con l’abbreviato e con lui anche Paolo Iaboni, superiore di Rosati.
I sei, quattro persone fisiche e due società, erano finiti indagati nell’ambito di un’inchiesta della Dia coordinata dal pm Mario Palazzi.
Armando Siri
Siri è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione per due diversi episodi risalenti al 2018. In due casi le intercettazioni, datate 15 maggio 2018, sono state considerate prive del requisito della “necessità”. In altri sei, captate tra il 17 maggio e il 6 agosto di quattro anni fa, del requisito della “fortuità e occasionalità”.
Le prime due riguarderebbero conversazioni tra Siri e Arata, favorito, secondo l’accusa, da provvedimenti ad hoc. In particolare l’ex sottosegretario delle Infrastrutture del primo governo Conte, costretto alle dimissioni dalla notizia dell’indagine nel maggio 2019, avrebbe proposto emendamenti accusati di favorire gli interessi di Arata nell’eolico “ricevendo la promessa e/o la dazione di 30mila euro”.
Siri, inoltre, è accusato di aver cercato di ottenere un provvedimento per finanziare il completamento dell’aeroporto di Viterbo “di interesse della Leonardo S.p.A. per future commesse”.
Paolo Arata
Una “dazione” da ottomila euro
Il coinvolgimento di Rosati viene così spiegato dai pm romani. Siri, in concorso con Arata e l’intermediario Valerio Del Duca, Simone Rosati e Paolo Iaboni (funzionari della Leonardo Spa), si sarebbe attivato “per ottenere – si legge nel capo di imputazione – un provvedimento normativo ad hoc che finanziasse, anche in misura minima, il progetto di completamento dell’aeroporto di Viterbo, di interesse per future commesse della Leonardo Spa”.
Siri avrebbe quindi ricevuto indebitamente “la promessa di ingenti somme di denaro (per il tramite e in parte destinate anche agli intermediari Arata, con legami personali ed illeciti con lo stesso Siri e lo stesso Del Duca) e comunque la dazione di 8 mila euro, anticipate da Del Duca e Rosati (quest’ultimo di intesa con il suo superiore gerarchico Paolo Iaboni) che avevano programmati di riottenere tale provvista, pur non riuscendo nell’intento, mediante il pagamento da parte di Leonardo Spa, di una fattura emessa da una società”.
La difesa di Simone Rosati: “Un processo surreale”
“Un processo surreale”, secondo l’avvocato Giuseppe Piccharelli del foro di Viterbo, che assiste Rosati. “Siamo sicuri – dice il legale – che dal processo emergerà l’assoluta infondatezza dell’impianto accusatorio, che è fondato essenzialmente sul nulla, nonostante due anni di intercettazioni, rogatorie e ogni tipo di indagine utile che comunque non ha portato ad alcun risultato, perché secondo il capo d’imputazione hanno promesso ingenti somme di denaro e fatto una dazione di 8.000 euro, somma che in realtà non è stata trovata da nessuno. Ma non solo non stati trovati i soldi, non c’è traccia neanche di quando glieli avrebbero dati, non ci sono stati incontri, non si conoscono, è veramente assurdo, un processo surreale”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

