Viterbo – (sil.co.) – Sul letto di morte, la compagna gli affida il figlio che lui per un decennio ha cresciuto come se fosse il suo, ma in seguito a una segnalazione dei servizi sociali del comune di Viterbo il minore, che gli era stato lasciato in affidamento temporaneo dal tribunale, gli viene tolto.
Il “patrigno”, un settantenne, non si dà pace e adesso, nonostante il piccolo, diventato nel frattempo 14enne, sia stato dato in adozione, continua la sua battaglia per avere quella giustizia che, secondo l’uomo, è stata negata a entrambi.
“Chiedo soltanto di essere ammesso tra gli affetti del figlio della mia compagna, se non come un padre almeno come un nonno”, fa sapere l’uomo tramite l’avvocato Giovanni Bartoletti, che lo assiste nel ricorso presentato presso il tribunale per i minori di Roma per ottenere di poter riabbracciare l’adolescente che per anni ha cresciuto come un figlio.
Oggi, nel frattempo, tramite la camera di commercio, è previsto un tentativo di mediazione in via telematica col comune cui il settantenne chiede oltre 400mila euro di risarcimento, per l’esattezza 336.500 per la perdita del rapporto con il bambino, il rimborso delle spese legali sostenute per 25.500 e 75mila euro di danno di immagine. In tutto 437 mila euro. Il comune, con una delibera del commissario straordinario, nei giorni scorsi ha nominato un difensore per resistere, ossia l’avvocato Andrea Miroli.
L’avvocato Giovanni Bartoletti
“Il mio assistito vuole davvero bene al figlio della compagna deceduta come se fosse figlio suo. Gli ha fatto da padrino di battesimo e cresima. Fino al 2018 lo ha accompagnato a scuola, gli firmava le pagelle con la madre, lo seguiva nelle sue attività sportive, con gli scout, nella banda musicale. Poi ad agosto di quattro anni fa, poco dopo la morte della compagna, il minore è stato portato via e non lo ha più rivisto”, sottolinea il legale.
“Dalla nostra parte abbiamo due perizie, una a firma della dottoressa Contini, sull’operato delle assistenti sociali che, solo per avere trovato l’abitazione secondo loro in disordine, hanno fatto una relazione negativa al tribunale, che assieme all’affidamento temporaneo del minore aveva disposto anche dei controlli periodici, demandati al personale dei servizi sociali del comune”.
Il piccolo sarebbe stato portato via al patrigno pochi mesi dopo la morte della mamma, perdendo in breve entrambi i suoi punti di riferimento genitoriali.
“La madre – ricorda Bartoletti – è una donna dell’est europeo, deceduta mentre era in attesa di un trapianto al fegato. Prima di morire la donna scrisse in una lettera che avrebbe voluto che a prendersi cura del bambino fosse il settantenne. Così non è stato, le sue ultime volontà per il bene del figlioletto, privato in poche settimane dei suoi due affetti più importanti, non sono state rispettate”.
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