Roma – “Nella Tuscia le aziende scappano per colpa della burocrazia, il vero problema che frena l’economia viterbese determinando poi la perdita di posti di lavoro”. A dichiararlo è il presidente di Unindustria Viterbo, Sergio Saggini, che questa mattina ha partecipato all’assemblea di Unindustria Roma e Lazio svoltasi al teatro dell’Opera di Roma.
Sergio Saggini
“In questa assemblea – ha detto Saggini – sono emersi i problemi del paese che poi si riflettono sul territorio della Tuscia. Società che scappano per problemi di burocrazia. Nella provincia di Viterbo ci sono tante imprese che non riescono a concretizzare i propri investimenti per lungaggini burocratiche e per problemi autorizzativi. Questo è il vero problema, uno dei tanti”.
Ad intervenire in assemblea il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente di Unindustria Angelo Camilli, il presidente nazionale di Confindustria Angelo Bonomi e la ministra Maria Stella Gelmini. In sala, assieme a imprenditori, istituzioni e autorità, c’era anche il presidente della Repubblica Sergio Matterella.
“Le aziende della Tuscia scappano perché i tempi delle autorizzazioni sono troppo lunghi. E lo vediamo su tutto: rifiuti, appalti pubblici, verde pubblico, edilizia, urbanistica e fotovoltaico. Tutto questa frena l’economia viterbese determinando poi la perdita dei posti di lavoro”.
Con Saggini, a Roma, anche una delegazione di industriali viterbesi. Con loro il presidente di Ance, Andrea Belli.
Andrea Belli
“Dall’assemblea è uscito un segnale forte di ripartenza – ha sottolineato Belli –. Ci siamo e vogliamo ripartire. Nel mondo dell’edilizia questo sta già avvenendo. Anzi, la Tuscia è la stata la provincia italiana che più di tutte ha saputo usufruire del bonus. La nostra è un’imprenditoria che ha voglia di fare ma che spesso viene ostacolata da problemi contingenti e ostativi agli investimenti”.
“I casi più eclatanti – ha poi precisato il presidente di Ance – sono la Trasversale Orte-Civitavecchia, bloccata da anni per un ricorso legato all’ambiente, e gli impianti fotovoltaici, necessari per sopperire alla carenza di energia, bloccati per veti che ritengo assurdi. Una cosa che va invece evidenziata è la presa di posizione netta degli imprenditori a favore dell’Ucraina dicendo chiaramente, senza se e senza mai, che è la nazione aggredita. Mentre la Russia è l’aggressore”.
Daniele Camilli
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