Viterbo – Oggi, 9 maggio, mentre in Ucraina sparano e muoiono, sulla piazza Rossa di Mosca si festeggia la sconfitta dei tedeschi (e nostra), i quali, il giorno prima, si erano arresi. Lo stesso giorno di trent’anni avanti, invece, a Roma arrivava Giovanni Giolitti per dire al re che “il corpo elettorale nella sua maggioranza è contrario alla guerra” e, nel pomeriggio, più di trecento deputati si recavano “in pellegrinaggio” – come raccontò Giovanni Ansaldo – al suo studio in via Cavour, 71 per lasciare, in segno di testimonianza, i loro biglietti da visita.
Domani il presidente del consiglio Draghi andrà a parlare della mezza terza mondiale in corso con “l’imperatore democratico d’Occidente” a Washington, ma, per quanto se ne sa, oggi non sono previsti recapiti di messaggi parlamentari alla sua dimora dei Parioli o nella casa di campagna a Città della Pieve. Gli onorevoli della attuale diciottesima legislatura si accontenteranno di sentire quel che il capo del governo vorrà dirgli solo tra dieci giorni, in un rapidissimo botta e risposta che chiamano question time.
In tanti avrebbero voluto invece sentirlo oggi, non solo tra gli eletti, ma tra gli elettori i quali, lo sa lui e lo sanno tutti, un po’ preoccupati lo sono. Per gli ucraini sotto le bombe, per noi a rischio recessione economica, per il mondo intero sotto mira, si dice, anche di missili nucleari, per la carestia alimentare che colpirà soprattutto l’Africa con affamati in fuga verso le nostre coste. Per l’Europa, dove la guerra si combatte e che fa da “chierichetto” (copiright papa Francesco, uno che se ne intende) ai celebranti del Pentagono.
E pensare che il 9 maggio sarebbe stata la giornata giusta per rivendicare storia, cultura e saggezza dell’Europa, dato che proprio oggi è la “Giornata dell’Europa”, a ricordo della fondante dichiarazione di Schumann, ideata nel 1950 da Jean Monnet e sostenuta dal nostro De Gasperi, cui seguì la Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (questi erano infatti il petrolio ed il gas di quel tempo, l’energia per la quale si facevano anche allora le guerre).
Quanto a cattiveria, i passi dell’umanità verso i rinsavimenti non sono mai definitivi e manifestazioni di odio e ferocia continuano a non mancare. Come quelle che scoprimmo il 9 maggio 1978, quando furono ritrovati i cadaveri del sindacalista Peppino Impastato e dello statista Aldo Moro.
Renzo Trappolini
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