Roma – Dopo la scoperta due giorni del primo caso di peste suina a Roma, al parco dell’Insugherata, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha disposto un’ordinanza per cercare di contenere la malattia. Le norme prevedono una zona infetta provvisoria, con misure stringenti, e una zona di attenzione.
Cinghiali
Ad essere dichiarata zona infetta provvisoria sono circa 65 chilometri quadrati da Casalotti fino ai confini di via Salaria. In questa zona verrà effettuata una sorveglianza rafforzata dei cinghiali e il campionamento e le analisi di eventuali carcasse, oltre al loro smaltimento in sicurezza.
Nella zona sarà inoltre vietato dare cibo agli animali e fare pic nic. Il municipio si occuperà di recintare i cassonetti dei rifiuti, in modo da tenervi lontano i cinghiali, e verranno svolti anche controlli sugli allevamenti di suini e animali limitrofi. Appositi cartelli indicheranno la zona dichiarata infetta.
La zona di attenzione, invece, che comprende tutto il territorio della Asl Roma 1 a ovest del fiume del Tevere, prevede la ricerca attiva delle carcasse dei suini selvatici.
Obiettivo generale dell’ordinanza della Regione Lazio è quello di ridurre la possibilità che i cinghiali infetti possano girovagare liberamente infettandone altri e allo stesso tempo evitare che le loro carcasse rimangano a terra abbandonate per molto tempo.
La peste suina africana è una malattia virale altamente contagiosa e spesso letale che colpisce suini e cinghiali, ma non è trasmissibile all’uomo né attraverso il contatto diretto con animali malati, né tramite alimenti di origine suina.
Nonostante la peste suina africana non rappresenti un pericolo diretto per l’uomo, rimane di fondamentale importanza il controllo della malattia. Questa può infatti causare grandi perdite a carico del settore zootecnico suinicolo con un conseguente impatto socio economico nei paesi colpiti.
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