Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - A fotografare la situazione l'ultima riunione del tavolo convocato dalla Caritas diocesana - Il direttore Luca Zoncheddu: "Molte associazioni rischiano il collasso"

“Cibo razionato, implosione abitativa e solidarietà a picco… il vaso di Pandora dell’accoglienza ai profughi ucraini”

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Viterbo – “Cibo razionato, implosione abitativa, associazioni che rischiano il collasso e solidarietà a picco. Il vaso di Pandora dell’accoglienza ai profughi ucraini nella Tuscia”. A delineare il quadro l’ultima riunione, la quarta, del tavolo per l’Ucraina promosso dalla Caritas diocesana a seguito dell’emergenza dovuta alla guerra con la Russia. Tavolo che a breve chiederà anche un incontro con la prefettura di Viterbo.

“Un tavolo – spiega il direttore della Caritas Luca Zoncheddu – che si è costituito in maniera spontanea attraverso l’invito ad altre associazioni e persone che mano mano si sono intercettate per fronteggiare questa situazione. Attualmente il tavolo è formato dalla Asl, dal comune di Viterbo, dalla Casa dei diritti sociali, dalle associazioni Semi di pace e Iuppiter, da Arci, dall’Emporio solidale, dalle Acli e dall’associazione Ragazzi del cielo e della terra. Al tavolo partecipano anche le Caritas parrocchiali. Il tavolo è un luogo d’incontro che racchiude la volontà da parte della comunità locale di rispondere in maniera integrata e partecipata ai problemi che si affrontano. Un tavolo a cui è invitata anche la prefettura che però ha partecipato a una sola riunione e non all’ultima. Una presenza che invece sarebbe importante perché è il solo modo per avere i dati che evidenzino in modo lucido il contesto, quanto meno quello numero”.


Guerra in Ucraina - Fonte: Zelenskiy Official (Telegram)

Guerra in Ucraina – Fonte: Zelenskiy Official (Telegram)


Subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, moltissimi sono stati i profughi che hanno raggiunto i diversi paesi dell’Unione europea. A metà maggio, in Italia, secondo i dati del ministero dell’Interno, “sono 113.239 le persone in fuga dal conflitto giunte fino a oggi, 107.722 delle quali alla frontiera e 5.517 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Sul totale, 58.964 sono donne, 15.527 uomini e 38.748 minori. Le città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia continuano ad essere Milano, Roma, Napoli e Bologna”. Profughi che continuano ad arrivare. Almeno 500 al giorno. Attualmente nella Tuscia “dovrebbero essere circa un migliaio – dice Zoncheddu -, ma sono dati di cui non siamo certi”.

Un flusso migratorio da una parte anomalo rispetto al passato, perché, come ha fatto notare il direttore della Caritas, “si tratta di persone che puntano a ritornare a casa”, dall’altra si inserisce però in un contesto già di suo critico e che già accusava pesantemente tutta una serie di incertezze e difficoltà dovute alla burocrazia, come, ad esempio, i ritardi nella consegna di documenti e certificati beceri però per lavorare o per continuare a restare in Italia senza il rischio di essere cacciati. Problematiche che molto spesso venivano caricate sulle spalle del terzo settore che negli anni ha creato una rete di contatti, diventata poi con il Covid una vera e propria rete di distribuzione degli aiuti, messa tuttavia a dura prova sia dalla pandemia che, adesso, dalla migrazione degli ucraini in guerra.


Il direttore della Caritas diocesana Luca Zoncheddu

Il direttore della Caritas diocesana Luca Zoncheddu


“Passata la fase della prima accoglienza – racconta Zoncheddu – quella dell’emergenza, siamo adesso alla seconda fase dove vengono fuori altri tipi di problemi legati a tematiche più strutturate”.

Innanzitutto la casa. “Quasi tutta la popolazione ucraina – prosegue il direttore della Caritas – è stata collocata attraverso canali informali: famiglie, parenti e locazioni date gratuitamente dai proprietari. Ora tutta questa situazione sta implodendo perché i proprietari delle case rivogliono indietro gli immobili, come ad esempio la casa al mare. Inoltre, alcune convivenze prolungate nel tempo non sono più gestibili. Nuclei familiari diversi, con storie e culture diverse, che vivono da quasi tre mesi dentro la stessa casa. E in diverse occasioni la convivenza sta diventando letteralmente impossibile”. Un’accoglienza in casa che ha seguito dunque i canali privati. Un pò pensando al ritorno in Ucraina, un po’ per evitare i Cas, i centri di accoglienza straordinari del ministero dell’Interno. “Gli ucraini – dice infatti Zoncheddu – hanno evitato i Cas. Tant’è vero che ci sono dei posti liberi. Parliamo però di mamme con bambini e il Cas è un sistema che presenta delle criticità per quanto riguarda gli spazi di convivenza e una promiscuità maggiore. C’è stato poi il bando della protezione civile che ha aumentato le disponibilità dei Sai (Sistema di accoglienza e integrazione). Ma si tratta di bandi prevedono l’ingresso di nuovi profughi. E non a quelli già presenti per i quali si presenta il problema”.

Per quanto riguarda i dati sulle case in affitto, “anche in tal caso, in assenza della prefettura, è difficile fare una stima. Tra le nostre e quelle delle altre associazioni che conosciamo arriviamo a una trentina”.

A rischiare sono anche le associazioni che partecipano al sistema di accoglienza dei profughi ucraini. “Si tratta di associazioni che si sono fatte carico a proprie spese della prima accoglienza, e adesso non hanno più i soldi per gestire la situazione. Un’associazione che ha accolto dieci famiglie perché aveva dieci appartamenti, adesso non riesce più a mantenerli”.

Altro tema caldo è quello del cibo e della sua distribuzione. “E’ un indice di criticità importante – aggiunge Zoncheddu -. Quando le persone cominciano a chiedere il cibo vuol dire che sono veramente al limite. Parrocchie, Emporio solidale, buoni del comune… le richieste sono aumentate a dismisura e diversi casi anche raddoppiate. E qui scatta il dilemma: a chi lo diamo? Lo diamo a questa famiglia o quest’altra? Per il momento stiamo razionando il cibo, perché non basta più. Perché all’improvviso la metà delle risorse in tal caso va alla popolazione ucraina, mentre le altre comunità se lo sono viste diminuire. Una situazione che nel breve-medio periodo potrebbe creare anche delle tensioni sociali tra la comunità ucraina e le altre”. E questo potrebbe avvenire in quartieri, come quelli del centro storico di Viterbo, dove la presenza delle comunità straniere è molto forte e dove sono stati accolti anche diversi ucraini.


Viterbo - Il centro di raccolta della comunità ucraina in via del Suffragio

Viterbo – Il centro di raccolta della comunità ucraina in via del Suffragio


C’è poi il tema del lavoro. “La criticità del cibo non si riesce a compensare nemmeno dal punto di vista lavorativo. Se le persone potessero lavorare, a quel punto il cibo verrebbe acquistato nei negozi con quanto si guadagna. Però per i profughi ucraini lavorare è molto difficile, pur avendo molte richieste di lavoro, come braccianti, nei servizi, nella ristorazione o nei supermercati, e pur avendo una condizione legale favorita dal riconoscimento immediato dello status giuridico da parte della prefettura. Questo perché, essendo soprattutto mamme con i bambini, chi è venuto dall’Ucraina difficilmente ha una sua autonomia, vale a dire un sistema parentale di accudimento, nonni e zii, da cui lasciare i bambini”.

“Un tema che il tavolo di lavoro ha tenuto ad evidenziare – ha rimarcato Luca Zoncheddu – è inoltre quello della questione legale. Sta venendo fuori in maniera chiara che la situazione degli ucraini riporta l’attenzione sul problema dell’accoglienza per tutti i migranti. Facendo i complimenti alla Questura, che sta gestendo un lavoro enorme, ciononostante per un ucraino avere un appuntamento richiede pochi giorni, per un senegalese magari ci vogliono quattro mesi. Questo fa emergere in maniera forte il tema delle disuguaglianze rispetto a un pregresso di difficoltà che c’è sempre stato anche in passato. Solo che adesso sembra addirittura peggiorato. L’accoglienza degli ucraini sta infatti contribuendo a rallentare l’accoglienza delle altre comunità”.

Dopodiché, l’altra questione sul tavolo per l’Ucraina è il contributo economico della piattaforma. “Una piattaforma – fa notare Zoncheddu – che presenta problemi di accesso, soprattutto per i contributi dei minori stranieri non accompagnati. Si tratta della piattaforma della protezione civile connessa all’erogazione di un contributo per tre mesi di 300 euro per gli adulti e 150 euro per i minori. Alla piattaforma si stanno iscrivendo tutti gli ucraini, ma molti si trovano di fronte a difficoltà per le lacune della piattaforma. Ad esempio gli over 14 che stanno dallo zio, ma non hanno la tutela legale, non riescono ad avere il contributo”.


Guerra in Ucraina - Fonte Telegram - Zelenskiy Official

Guerra in Ucraina – Fonte Telegram – Zelenskiy Official


Scuola e salute sono invece due note positive dell’intera questione. 

Scuola. “I bambini sono stati ben accolti nelle scuole anche se molti hanno preferito la didattica a distanza anziché la presenza. Molti bambini non parlano italiano, ma l’apprendimento della lingua richiede tempo. Il problema, nell’immediato, sarà la fine dell’anno scolastico e il ritorno a casa di molti bambini, anche la mattina. Questo evidenzierà maggiormente la necessità di lavoro per molte madri”.

Salute. “Qui bisogna fare un encomio alla Asl che ha fatto un grande lavoro attraverso il consultorio, il medico per gli stranieri e altri servizi. C’è stata grande disponibilità e capacità nell’aver attuato canali e strumenti per andare incontro a tutti i bisogni. Tant’è vero che adesso la Asl sta ragionando anche su azioni preventive. Resta solo la criticità nel garantire il sostegno psicologico a chi ha subito danni da guerra. Ma anche su questo l’azienda sanitaria si sta muovendo”.

Ultimo problema, il calo della solidarietà. “E’ calata la tensione dal punto di vista sociale – commenta Zoncheddu -, e questo vuol dire che non c’è più quella corsa alla solidarietà che abbiamo visto all’inizio con raccolte di materiali, contributi e medicinali che riempivano i magazzini. I contributi che arrivano alla Caritas e alla associazioni sono sempre minori”. 

Infine, cosa serve le possibili conseguenze. “Serve rafforzare il percorso e la partecipazione al tavolo della prefettura. Per quanto riguarda le conseguenze – conclude Luca Zoncheddu -. La prima, la disparità rispetto ai trattamenti in merito alla popolazione immigrata. Questo può creare ulteriori sacche di marginalità per le persone in lista di attesa. Con la possibilità di vere e proprie proteste”.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
25 maggio, 2022

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tag/renzo-trappolini/