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Ebbene sì: so’ “frocio” anche io. E allora? 

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Alan Turing

Alan Turing


Viterbo – Se inviti un asino probabilmente raglia. Se inviti un cane abbaia. Se inviti un cavallo nitrisce. Se inviti un maiale grugnisce. Se inviti una volpe guaiola. Il leone ruggisce. Il tacchino gloglotta. L’orso ruglia…

Se inviti e fai parlare Luca Barbareschi urla contro la “Mafia di froci e lesbiche”. Non è matematico, ma ci sta. Nel grande mondo degli intellettuali, “intellettuali” si fa per dire, Barbareschi si è ritagliato questo ruolo. E che ci dobbiamo fare. Lui è contento e riconoscibile. Un po’ più strano è che Vittorio Sgarbi si meravigli. O faccia finta di meravigliarsi. Ma insomma sempre meglio che abbia preso le distanze postume, dopo aver tenuto bordone nell’istante in cui Barbareschi inveiva contro non solo “froci e lesbiche”, ma anche contro un altro gruppo di esseri umani. I nani. Tutta gente che è poco umana, fa parte abusivamente del consorzio umano, per i due grandi “intellettuali”. E, se ne fa parte, deve subire il dileggio e più pesante è meglio è. Grandi “intellettuali” sempre pronti a sparare, non a salve, su chi non rientra nei piccoli canoni di piccoli borghesi arricchiti culturalmente. E non solo.

Barbareschi non è nuovo a certe sparate, a certe frasi offensive e certe inveterate reprimende. Il 3 aprile 2019 Barbareschi dichiara parlando di cinema: “Siamo passati dall’obbligo della tessera politica alla mafia dei froci”. Il 3 maggio 2021 sempre Barbareschi: “Il mondo delle lesbiche, il mondo delle donne omosessuali, non so più come chiamarle perché come fai sbagli, e degli omosessuali. Il vero scontro è tra di loro. La parte femminile vuole uccidere l’egemonia della mafia degli omosessuali”. Recidivo quindi.

Roba inascoltabile. Che ferisce vite spesso difficili e a volte fragili. Soprattutto se vissute in provincia. Le parole sono pietre, titolava il suo racconto dei suoi viaggi in Sicilia Carlo Levi. E nella prefazione un ispirato e umanissimo Vincenzo Consolo chiosava parlando del tema centrale dell’opera, l’amore: “L’amore per tutto quanto è umano, acutamente umano, vale a dire debole e doloroso, vale a dire nobile. Da qui quella sua straordinaria capacità di guardare, leggere e capire la realtà, capacità di leggere la realtà contadina meridionale, di comunicare con essa. Da questo suo amore poi, l’ironia e l’invettiva contro il disumano, contro i responsabili dei mali, e la risolutezza nel ristabilire il senso della verità e della giustizia”.

Quando si dice la differenza tra un intellettuale e il saltimbanco di turno che svilisce, depreda, annichilisce la vita degli altri. E più fragilità c’è e più la volontà di potenza si esprime. Volontà di potenza che autocompiace. Senza distinguere mai forte e debole. Senza alcuna cavalleria. Senza nessuna dignità e nobiltà. Questi sì valori di destra. Perché so’ “froci e lesbiche” e si può sparare nel mucchio. So’ “mafiosi”. E giù insulti a vanvera senza capo ne coda. Eco solo della propria eco. Senza “amore per tutto quanto è umano, acutamente umano, vale a dire debole e doloroso, vale a dire nobile”. Sempre dalla parte dell’uomo bianco e occidentale, senza se e senza ma. L’uomo forte e rude che non compare più neppure nei western americani. Anche lì “froci e lesbiche” direbbe il grande Barbareschi.

Ecco Barbareschi se la prende con “froci e lesbiche”, non possiamo non dire alla maniera novecentesca: “Sono frocio anche io. Sono lesbica anche io. Sono negro anche io. Sono ebreo anche io. Sono quello che non ti pare umano anche io”. Certo è retorica. Ma questa almeno è umanissima retorica che vuol salvare e non uccidere e sprezzare. E’ la meglio retorica, verrebbe da dire, che tiene conto delle persone in carne e ossa, dell’umanità qui e ora. …vale a dire debole e dolorosa, vale a dire nobile. 

Ebbene sì: so’ frocio anche io. E allora? So’ frocio o lesbica come, vado a braccio e a caso: Alan Turing, Ludwig Wittegenstein, Michelangelo, Leonardo, Socrate, Oscar Wilde, Virginia Woolf, Saffo, Truman Capote, Billy Holiday, Eleanor Roosevelt, Alessandro Magno, Adriano, Frida Kahlo, Jodie Foster, Elton John, Gianna Nannini, Tiziano Ferro, Leo Gullotta… Devo continuare? La “Mafia dei froci” come direbbe Barbareschi, insomma può contare su un fracco di intellettuali veri e non pochi geni. Ma ovviamente è gentarella se paragonata a uno come Barbareschi.

Vuoi mettere un poveretto come Alan Turing rispetto a un grande uomo come Barbareschi.

Carlo Galeotti


P.s.
Per esser chiari. Barbareschi è un tecnico della parola. E se voleva contestare regole e convenzioni che non gli piacciono poteva usare termini non offensivi. “Frocio” non equivale a “gay”, a “omosessuale”… Denotato, connotato, rapporto col nostro linguaggio danno un valore, come direbbe Ferdinand de Saussure, diverso a ogni parola. E allora la scelta è caduta sulla parola che vuole essere un insulto, uno spregio della persona. Argumentum ad personam. Una fallacia logica. Invece di valutare l’argomento, si critica la persona che lo sostiene. Una vergogna per qualsiasi intellettuale eserciti la professione delle parole. E ad argumentum ad personam si controbatte con argumentum ad personam. Purtroppo. A “vaffanculo” con un altro “vaffanculo”. Se uno scende a certi mezzucci evidentemente comprende solo certi mezzi. Tertium non datur. E chi viene da un quartiere popolare, come chi scrive, in questo non può non essere un collaudato maestro…


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