Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sulle recenti uscite dell’Atc Viterbo 1, di Confagricoltura e Coldiretti locali sulla questione cinghiali riteniamo utili alcune considerazioni.
La problematica è ben lontana dall’essere affrontata con adeguatezza e la presenza della Psa nel comune di Roma la colloca nella più totale emergenza. I numeri e le dichiarazioni delle associazioni agricole confermano che le azioni messe in campo, in primis dalla regione, ma anche dall’Atc, sono assolutamente insufficienti.
Una situazione che non esclude, come pubblicamente ammette senza suscitare scandali lo stesso presidente di Confagricoltura, l’estremo ricorso a una incontrollata e sbrigativa “autodifesa” letteralmente sul campo.
E non possiamo che condividere le inerzie denunciate, frutto di groviglio di competenze, ostacoli burocratici, pareri ostativi, pregiudizi ideologici. A cominciare da quelli che puntualmente frappongono l’Ispra e le lobby animaliste.
Infatti sui numeri riferiti dall’Atc Vt è bene sottolineare che riguardano per oltre il 90% abbattimenti effettuati dai cacciatori nell’esercizio venatorio nella stagione ordinaria con il metodo della braccata e nelle zone assegnate alle squadre. Fuori da questa azione, il resto per ora è assolutamente residuale e sostanzialmente ininfluente sul versante anche del necessario contenimento.
Pregiudizialmente è fuor di dubbio urgano quindi sostanziali modifiche dell’assetto normativo, a cominciare dai vincoli ormai oggettivamente incongrui sia della 157 che della 394. Alcune recentissime anticipazioni da parte governativa sembrano finalmente andare nella giusta direzione. Vedremo in concreto che cosa verrà deciso.
Una normativa che va liberata innanzitutto da veti ideologici, semplificando e accorciando la catena della decisione e dell’operatività, dando ruolo effettivo ai soggetti coinvolti nei territori (che conoscono le criticità, le specifiche realtà) e sono in grado quindi di calibrare le migliori soluzioni.
In questo quadro il mondo della caccia può dare un contributo ancora più importante, con una presenza quotidiana e organizzata sul territorio fatta di una conoscenza dettagliata delle reali situazioni, in grado di assicurare una operatività sistematica nei monitoraggi, nei controlli, nelle azioni di contrasto.
Gli Atc, che i cacciatori finanziano, e in cui insieme agli agricoltori devono rappresentare il fulcro, possono e devono recuperare un protagonismo di proposte e operativo. Di fronte alla dimensione e alla qualità delle questioni è necessario qualcosa di più che un burocratico, quanto riduttivo, riepilogo di standard e obiettivi raggiunti.
La realtà delle cose infatti smentisce questa ottimistica rappresentazione. Necessita dire e soprattutto fare qualcosa di più e di diverso.
Arcicaccia Viterbo
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