Viterbo – Laica e libertaria. Provocatoria e resistente. Figlia del mutamento e del Movimento, sopravvissuta al naufragio delle aspettative e desideri di un’intera generazione e oltre, sogno ostinato-scampato all’incubo degli anni di piombo e del riflusso, dell’omologazione consumista e delle torri gemelle, delle derive turbocapitaliste e della devastazione ambientale, Stampa Alternativa spegne in questo 2022 le sue 50 candeline. Serbandosi tenacemente-fedele all’icastico motto “scippato” anni orsono al filosofo Cioran dal suo geniale demiurgo, l’editore-poeta Marcello Baraghini: un libro deve frugare nelle ferite, deve essere pericoloso. A testimoniarlo, questo splendido Catalogo-dei-cataloghi al quale manca ormai soltanto la consacrazione dei “torchi” tipografici.
Incrociai Marcello sul principio dei 2000. Furono i carissimi amici Angelo Leone e Anna Saleppichi, quinta colonna viterbese della combattiva casa editrice, a farci incontrare. Eh sì, perché proprio sul capoluogo della Tuscia, a partire dalla metà degli anni ’80 – vado a memoria – Stampa Alternativa decise di puntare il suo multiforme variopinto compasso. Marcello è un vero maestro. Tanto ho imparato da lui. Infinite malizie ho rubato con gli occhi lavorandogli fianco a fianco. A saper “riconoscere” e definire un libro quando è ancora solo una presuntuosa risma di fogli dattiloscritti, per esempio. O a praticare la speciale arte della quarta di copertina. A scrivere, semplice e chiaro, in 2000 battute, non una di più non una di meno, una prefazione.
Il catalogo dei cataloghi – Stampalternativa- 50 anni in mille libri a cura di Claudio Scaia edito da Le strade bianche di Stampa alternativa
A saper “vedere” e montare quelle stupefacenti promesse-di-libri, quei libri-pilota, quelle meravigliose avventure in sessantaquattresimi passati in proverbio, nella storia dell’editoria, come Millelire. Numerose, multiformi e pirotecniche le nostre invenzioni in duetto nel primo quinquennio dei Duemila. Tra 2001 e 2005: speciali miniguide ai parchi dell’Alto Lazio (dalla Selva del Lamone all’Arcionello); il formidabile ossimoro “populista degli “scrittori analfabeti” (storie della memoria artigiana e contadina); il Festival della letteratura resistente di Pitigliano; le escursioni in Maremma (tra case editrici e canti popolari; molte con Stefano Pacini e l’associazione ex Fondo Boccardi); vicende di antagonismo politico, sociale, culturale (tra Arditi del Popolo e Hip Hop).
A un certo punto, alcuni di questi racconti critici sbarcarono sulla rubrica “Storie”, ultima pagina del quotidiano “il manifesto”: dalle pittoresche baracche della “Sciangai” di Marina di Grosseto a Morbello Vergari, vero e proprio Woody Guthrie maremmano; dal tombarolo gentile Pietro Bozzini al piccolo Ariosto ischiano, Delo Alessandrini. Tutto ciò reso pensabile, a onor del vero, dal recente-definitivo buen retiro maremmano di Marcello, tra Pitigliano ed Elmo di Sorano, alle falde dell’Amiata di Davide Lazzaretti. Dove egli veniva pasolinianamente visitato-folgorato da un’inedita visione colma di nuova pietas e di degna humanitas: l’idea-progetto delle “Strade bianche” della memoria di un’Italia minore, scomparsa, residuale, civiltà paziente e millenaria divorata dall’asfalto e dal cemento di un malinteso-forsennato progresso-come-falso-progresso.
Marcello Baraghini sa accendere entusiasmi. Sa mettere in moto energie visionarie. Sa trascinare. Sa far incontrare e dialogare menti. Sa fare squadra, insomma. È un vero e raro mago in questo. Certo, proprio questo scintillio rapsodico sembra anche marcare – come spesso accade nella vita – il suo punto debole: non saper custodire a lungo la facella dopo averla accesa. Non a caso, io credo, a fronte di tanti successi, Stampa Alternativa ha finito per perdere lungo la strada scrittori cavalli-di-razza, dal calibro piccolo – forse – ma certo di grande valore, come Gianni Feo, prezioso scrittore di cose etrusche e la formidabile narratrice-contadina di Scansano, Luciana Bellini, che hanno infine scelto d’indirizzarsi verso i cataloghi di altri editori.
Mi tornano in mente anche le code velenose della polemica con gli eredi e affini Boccardi (le volgari accuse contro il presunto editore “pane e mortadella”) o l’amaro e bizzarro caso del pur splendido libro-fantasma “Bianciardi com’era” destinato a impolverarsi in magazzino senza poter uscire in libreria per l’opposizione della figlia dello scrittore maremmano. In tal senso, definire Marcello Baraghini editore-poeta non dev’essere scambiato per vezzo esornativo: poiché attraverso i libri degli altri, da cinquant’anni Marcello va infatti componendo un tutto-suo catalogo-poema. Splendido e contraddittorio, a sua piena immagine e somiglianza.
Antonello Ricci
– I libri sognati e Marcello Baraghini, il “fuorilegge” spacciatore di… felicità di Carlo Galeotti
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