L’albergo confiscato – Nel riquadro: Il sindaco Mario Scarnati
Fabrica di Roma – Casa di riposo “mancata” nel grand hotel confiscato alla mafia, al via dopo quattro anni dal rinvio a giudizio il processo per turbativa d’asta dell’ex sindaco Mario Scarnati, 73 anni, imputato assieme a un geometra, due architetti e al responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Fabrica di Roma.
La gara per l’affidamento si è svolta alla fine del 2015, tra ottobre e dicembre. Nel 2016 un gruppo di consiglieri comunali ha inviato un esposto all’Anac sulla vicenda segnalando “presunte irregolarità”.
Subito scintille in aula, durante la testimonianza davanti al giudice Elisabetta Massini del primo teste dell’accusa citato dal pm Michele Adragna, ovvero l’architetto responsabile dell’area tecnica del comune di Fabrica di Roma.
Si tratta dello stesso dirigente che nel novembre 2o15 ha firmato già la prima determina per l’affidamento diretto a un professionista, per 4-5mila euro, della redazione del progetto di massima per il completamento e la ristrutturazione della struttura, passata a titolo gratuito alla pubblica amministrazione.
Fabrica di Roma – L’albergo confiscato
Un interrogatorio all’insegna dei veleni. L’architetto rimosso dall’incarico il 9 dicembre 2015, ha lamentato come l’allora sindaco si servisse per la gestione della pubblica amministrazione di una cooperativa, facendo il bello e il cattivo tempo relativamente alla scelta del personale e delle mansioni. Dietro la “cacciata” una vicenda legata ai cassonetti.
“Con Scarnati era così, o si faceva come diceva lui o via”, ha sottolineato, ventilando “illeciti” e altro, che hanno mandato più volte su tutte le furie le difese, creando non pochi momenti ad alta tensione durante l’udienza.
“In Comune c’erano un mare di figure senza alcun titolo – ha spiegato – mentre io e il geometra ci dividevamo la gran mole di pratiche accumulate, rispettivamente quelle relative all’edilizia privata e ai lavori pubblici. Ovviamente, vista la sua esperienza, io, arrivato nel 2014, mi fidavo del geometra e da responsabile firmavo qualunque cosa mi portasse”.
“Quando, chiesto il finanziamento alla cassa depositi e prestiti, è arrivato il momento di mettere a gara il progetto esecutivo per un importo di 94-95mila euro ebbi, già dall’importo della somma, sentore che qualcosa non andava. Tanto più che c’era già un tecnico esterno, un ingegnere che per 18mila euro l’anno aveva ricevuto un incarico fiduciario da Scarnati”.
“Il 23 ottobre 2015 ho firmato la determina per l’indizione della gara, cui furono inviati cinque professionisti come riportato nel documento consegnatomi dal geometra che era anche il rup. Di solito i comuni li pescano da un elenco, ma a Fabrica di Roma non c’era, per cui penso abbia scelto chi voleva”.
Dopo un paio d’anni, a settembre 2017, quando era in corso l’indagine dell’Anac, il testimone fu chiamato presso il comando provinciale dei carabinieri che gli chiesero della delibera per il progetto definitivo. “E’ stato allora che ho scoperto diverse anomalie, la più evidente delle quali era la cancellazione del nome di uno dei cinque professionisti invitati, sostituito con un altro a penna con la calligrafia del geometra, che era il rup”.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Sergio Racioppa, Roberto e Francesco Massatani, Fabrizio Ballarini, Giuseppe La Bella e Alessandro Fortuna.
Si torna in aula a luglio per il conferimento dell’incarico al perito che dovrà trascrivere le intercettazioni e il 13 ottobre per ulteriori testi dell’accusa.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

