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“Mi dissocio, se avessi saputo non lo avrei fatto parlare…”

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Sutri - Vittorio Sgarbi e Luca Barbareschi

Sutri – Vittorio Sgarbi e Luca Barbareschi

Viterbo – “Affermazioni fuori luogo, non doveva dirle”.  Vittorio Sgarbi dopo la pazzesca uscita di Luca Barbareschi, in un contesto come quello dell’inaugurazione della mostra a palazzo Doebbing, a Sutri, curata dallo stesso sindaco e critico d’arte. Tanto pazzesca da spingerlo a dire senza mezzi termini: “Mi dissocio completamente, ognuno è responsabile di quello che dice”.

La eco di quel “Il problema è la mafia dei froci e delle lesbiche” uscito dalla bocca dell’attore, da Tusciaweb si è propagata in ogni angolo d’Italia. Rilanciata dai più grandi media a livello nazionale: Ansa, Repubblica, Corriere della sera, Fanpage, Il Fatto Quotidiano, Libero. E molti altri. Seguita da reazioni di forze politiche e associazioni.

Sgarbi, cosa pensa di quello che è successo?
“Barbareschi è responsabile di quello che dice, io non sono d’accordo. E’ un riferimento diventato di cattivo gusto, su una questione che riguarda il cinema americano: la produzione del film di Polanski, che non può venire in Italia ed essere premiato, per la questione delle accuse di pedofilia. Poi Barbareschi faceva riferimento alle quote che vengono imposte in America, per cui ci vuole il nano, ci vuole il nero, ci vuole il trans. Sono delle battute, divertenti alcune, salvo che lui lo riferiva a una specie di mafia del mondo gay su cui io mi dissocio completamente. Tanto più che ho nominato vicesindaco un famoso poeta gay. Potrei rispondere sul perché l’ho fatto parlare”.

Lo spieghi pure.
“Sua figlia era un’espositrice, erano insieme, a un certo punto al fianco mio e del ministro Garavaglia, qualcuno ha detto: diamo la parola a Barbareschi. E io gliel’ho data”.

Secondo lei esiste una “mafia dei froci e delle lesbiche”?
“Esiste da sempre nel mondo del cinema e del teatro, come dire, una capacità di garanzia. Pensiamo a quante volte si è parlato di attrici, per esempio con il caso Weinstein, ma anche dei rapporti tra Pasolini e i ragazzi, che lavoravano quando avevano una relazione con lui. Anche le pietre lo sanno. E addirittura Visconti con Helmut Berger e Alain Delon. C’è da sempre, però chissenefrega”.

Si aspettava un’uscita del genere da parte di Barbareschi, in quel contesto?
“No, assolutamente. Era lì per la figlia, ma siccome avevo parlato della biennale del cinema, lui ha fatto riferimento alle difficoltà che ha avuto a far venire in Italia Polansky, ci sono due o tre casi di registi incriminati in quanto eterosessuali, ma erano tutte sue elucubrazioni che non potevo approvare e di cui non me ne frega niente: ognuno è responsabile di quello che dice. Potevo non farlo parlare ma qualcuno ha detto di dargli la parola”.

Col senno di poi, se avesse saputo ciò che avrebbe detto lo avrebbe lasciato parlare?
“No, no”.

Vi siete confrontati dopo?
“Volevo fargli vedere un’opera ma se ne è andato via quasi subito”.

Non l’ha chiamata nenche dopo che le sue esternazioni sono diventate un caso nazionale, non si è scusato?
“Dubito che si scuserà, risponderà lui adesso per quello che ha detto. Io più che sconfessarlo non posso fare. Non sono d’accordo, mi dissocio. Anche se ho capito che partiva da una questione di cui gli omosessuali sono una piccola parte. D’altronde anch’io avevo fatto una lunga polemica contro lo spot delle Dietorelle, in cui due donne si baciano per questa specie di zucchero e un uomo va a letto con due donne. Perché una pubblicità non può sfidare le convenzioni delle persone semplici, come se fosse normale far vedere a un bambino che due donne si baciano. Comunque quella cosa era fuori luogo e non doveva dirla”.

Massimo Chiaravalli


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