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Elezioni comunali - Luca Floris (Sappe Lazio) risponde all'intervento di Giacomo Barelli (Azione) sul voto dei detenuti

“Parlare di carcere solo quando conviene non è corretto…”

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Luca Floris

Luca Floris

Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Presso la casa circondariale di Viterbo si è sempre garantito il diritto al voto secondo le direttive di prefettura e amministrazione centrale.

Negli anni, lo ricordo per esperienza diretta essendo stato il coordinatore dell’ufficio matricola, sono stati sempre distribuiti materiali informativi, schede elettorali e quant’altro potesse permettere l’esercizio del voto.

Nonostante il numero di detenuti con diritto di voto sia esiguo per via delle varie posizioni soggettive, nonostante il numero dei votanti sia ridottissimo (di solito “l’affluenza” è vicina al 10% degli aventi diritto) e fosse anche per un solo detenuto, si è sempre garantito, come legge sancisce, il regolare svolgimento delle operazioni che fanno capo al seggio speciale appositamente individuato.

L’ultima tornata elettorale ha visto “0” votanti e nonostante ciò tutto era regolare e funzionante.

Non capisco le raccomandazioni se non in chiave propagandistica dell’avvocato Barelli. Esiste una magistratura di sorveglianza, una direzione e una filiera che sorvegliano sul buon andamento del carcere e lo hanno sempre fatto.

Piuttosto, ed è quello, sì, un problema, dovremmo preoccuparci delle lungaggini e degli iter, spesso paralizzanti, del rilascio dei documenti necessari alle residenze e al rilascio dei libretti elettorali.

Tutto ciò che è propedeutico all’esercizio del diritto del voto. Per poter espletare le pratiche anagrafiche, dove l’ufficio comunale è tenuto a spostarsi presso il carcere, a volte passano anche mesi senza riscontro o accenni di procedura.

Non si è mai accorto di questo l’avvocato Barelli? Eppure ha fatto parte del consiglio comunale. Li sì che c’è un problema. Non certo legato alle persone, semmai legato a carenze organiche, ma c’è un problema che ritorna come un boomerang non solo per il diritto al voto ma anche come puro problema penitenziario in quanto, spesso proteste ed eventi critici sono legati alla non soddisfazione si un sacrosanto diritto (anche quello) ad avere una residenza, un documento di identità.

Ricordo a me stesso che a volte senza documenti validi non si accede a tutta una serie di diritti, benefici e sostegni, anche economici, di vitale importanza per chi ne ha bisogno.

Se non fosse per l’area trattamentale, due encomiabili volontarie dell’Arci e, spesso, la polizia penitenziaria, nessuno si preoccuperebbe, lontano dalle elezioni, del problema dei documenti dei detenuti. Quando, chi deputato a farlo, si preoccuperà di questo? Con passione e con dedizione senza se e senza ma.

In merito alla figura del garante comunale, posso dire tranquillamente che sarebbe solo uno spreco di soldi ed energie. Esiste il magistrato di sorveglianza, un giudice stipendiato e di indiscusse capacità professionali e morali, al quale la legge delega il controllo e l’andamento dell’istituto penitenziario.

In via residuale, la magistratura ordinaria (si pensi a tutte le denunce penali) e il garante nazionale nonché regionale. Mi sembra che il budget del garante sia intorno ai 380mila euro.

Serve proprio un’altra spesa a livello locale per le casse del comune? Vogliamo pensare che un intero apparato è miope e non vede distorsioni di un sistema? In questo momento di austerità economica sarebbe meglio destinare i fondi a servizi essenziali magari proprio per i detenuti o addirittura ai famigliari delle vittime dei reati.

Parlare di carcere solo quando conviene non è corretto. Il carcere va tutelato e va fatto funzionare tutti i giorni dell’anno.

Ora quindi dobbiamo aspettarci anche un ritorno a fatti e misfatti passati dove si evidenziano errori e orrori da parte della polizia penitenziaria? Sarebbe veramente demagogico e strumentale anche perché ci sono in corso processi e indagini, le quali, se vi sono colpevoli daranno alla giustizia il giusto corso dando eventuali responsabilità “personali” (come dice il codice penale) e non coinvolgendo e denigrando tutto il corpo della polizia penitenziaria o addirittura l’intero sistema penitenziario viterbese.

Luca Floris
Vicesegretario regione Lazio Sappe


 – “Il 12 giugno si garantisca il diritto di voto anche ai detenuti”


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27 maggio, 2022

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