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Cultura - Inaugurata alla sala Anselmi l'esposizione con l'opera del maestro Alessio Paternesi, rifiutato alla Quercia: “Questa è la mia ultima mostra a Viterbo, qui non si può dire niente..."

“Quadro sulla corruzione, dovrebbero pensare al perché esiste quell’opera…”

di Massimo Chiaravalli
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Viterbo – “Quando vengo a Viterbo ho la nausea totale. Perché ho dato molto, ma preso solo calci in un certo posto”. La mostra c’è stata comunque. E il successo è stato grande: nonostante la pioggia, la sala Anselmi concessa dalla provincia era colma. E le opere del maestro Alessio Paternesi – esposte insieme a quelle di Luigi Fondi, Paolo Crucilli e Riccardo Sanna – hanno incassato quegli applausi che potevano essergli negati. Casus belli, un’opera sulla corruzione ispirata a Dante, del ciclo pittorico intitolato “Indovina la Commedia”, che non ha ricevuto il nulla osta per essere esposta al complesso monumentale di Santa Maria della Quercia, dove l’operazione è saltata.


Il presidente della provincia Alessandro Romoli e il maestro Alessio Paternesi

Il presidente della provincia Alessandro Romoli e il maestro Alessio Paternesi


Maestro Paternesi, tutto bene quel che finisce bene?
“Non ho rimpianti. Qui si sta parlando di un’opera ispirata a passo di Dante del Paradiso. Ma essendo a Viterbo, muore tutto”.

Le era mai capitato di trovarsi coinvolto in una polemica simile?
“No, è la prima volta. Però sono contento. I tre artisti che sono con me mi hanno pregato di fare la mostra, io dico sempre no, ma hanno insistito. Anche i padroni di casa e un’altra persona mi hanno iniziato a fare la corte. Io per due ore ho retto, poi alla fine ho detto va bene. Ma a una condizione: non volevo vedere politici. E pure loro non volevano averne. In questa opera hanno capito che qualcosa non andava bene. Io lavoro di fantasia, ma forse si sono riconosciuti alcuni personaggi. Andreotti diceva che a volte a pensar male si fa peccato…”.


L’opera sulla corruzione di Alessio Paternesi

L’opera di Alessio Paternesi


Quindi lei questo quadro non lo ha realizzato pensando a qualcuno in particolare?
“Questo è Dante, Viterbo è città dantesca. ‘Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e com’è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale’: è il passaggio a cui è ispirato”.

Insisto, la polemica è nata perché non volevano questo quadro in quanto siamo sotto elezioni e ci si sarebbe potuto riconoscere qualcuno. Non è così dunque?
“L’ambasciatore tedesco, nella Parigi occupata dai nazisti, riferendosi al Guernica chiese a Picasso se quell’orrore fosse opera sua. Non gli piaceva perché rappresentava la guerra. Picasso gli rispose: no, l’avete fatto voi. Insomma, qui è Dante che parla”.


L’inaugurazione della mostra

L’inaugurazione della mostra


Cosa l’ha colpita di più di questa situazione?
“La cosa bella è che finalmente molti hanno capito che a Viterbo ci sono cose che non si possono dire. Mi ha fatto piacere questa scoperta”.

Se la aspettava?
“In questo quadro al soggetto ho messo i baffetti, come un certo Adolf. Ma ormai da tempo è diventato un personaggio mio, nei miei ultimi lavori c’è sempre questo signore, è ricorrente. Forse hanno riconosciuto qualcuno”.

Questa potrebbe essere la sua ultima mostra?
“A Viterbo, sicuramente”.

A causa del polverone sollevato dalla sua opera sulla corruzione?
“No, non avrei voluto fare neanche questa. Sono stato convinto dai miei amici”. 

Considerato che la sala è strapiena, vuole inviare un messaggio a chi si è rifiutato di esporre le sue opere?
“Un messaggio di intelligenza, che mi ha sconvolto: hanno compreso il contenuto dell’opera. A Viterbo hanno capito il quadro, sono contento. Poi se qualcuno pensa che che lo riguarda, mi dispiace per lui. Dovrebbero pure pensare al perché esiste quel quadro: è una denuncia. Ma in questa città non si può dire niente”.

Massimo Chiaravalli


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2 maggio, 2022

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