Viterbo – “C’è una situazione di interesse pubblico, normale che Tusciaweb si concentri su questo”. E ancora: “Incalzare a rispondere chi ha un ruolo istituzionale rientra nel processo democratico e nella trasparenza”. L’avvocato Carlo Mezzetti un’idea sulla convocazione dei sedicenti candidati sindaco e dei sindacati da parte del prefetto Giovanni Bruno – annullata dopo che Tusciaweb ha sollevato il caso – se l’è fatta. Ed è molto chiara: “Forse converrebbe che il prefetto spiegasse di cosa si sarebbe dovuto parlare e perché gli invitati erano quelli”.
Carlo Mezzetti
Avvocato Mezzetti, che idea si è fatto di questa situazione?
“Sono d’accordo con le perplessità espresse da Tusciaweb. E anche l’articolo pubblicato su un quotidiano locale, successivo all’indizione della riunione, lascia molto perplessi. Si parla di pressioni su alcuni candidati per spingerli a candidarsi, piuttosto che a non candidarsi”.
Si tratta indiscrezioni: se fossero confermate, e anche laddove non lo fossero, come dovrebbe comportarsi il prefetto?
“Non credo che possa sapere tutto esattamente, perché se avesse notizie sicure avrebbe già agito. Quella paventata sulla stampa è un’ipotesi di una gravità veramente importante, perché significa agire sulla volontà di alcune persone, imponendo a qualcuno di candidarsi o di non farlo. Avrebbe però effetti sui diritti politici di tutti i cittadini viterbesi: almeno in alcuni casi verrebbe per loro meno la possibilità di votare chi poteva riscuotere consenso. E al contrario ci sarebbero liste infarcite di candidati che non avrebbero alcuna intenzione di andare ad amministrare. Ci sarebbe quindi non solo la coercizione della volontà di singoli candidati o candidabili, ma anche un vulnus nei diritti politici di tutto l’elettorato attivo. Siamo nel campo delle ipotesi giornalistiche, voglio immaginare che il prefetto non abbia elementi concreti, perché altrimenti avrebbe dovuto sicuramente agire. Tra le sue prerogative rientrano la correttezza e l’applicazione della garanzia delle libertà e dell’applicazione della legge, non solo nella fase delle operazioni elettorali ma anche in quelle propedeutiche, ovvero della propaganda. Quindi non credo ci sia qualcosa di concreto, altrimenti il prefetto avrebbe agito con altra energia”.
A maggior ragione se le indiscrezioni non fossero vere perché non smentirle subito, considerata la gravità?
“Questo bisognerebbe che lo spiegasse lui. Mi è sembrata molto particolare quella convocazione. La prefettura ha anche un ufficio elettorale, di cui non conosco nel dettaglio le competenze. Ma qui la convocazione era su un tavolo che ha come prerogativa quella dell’ordine pubblico, come se ci fosse un problema di questa natura. Il che mi lascia un po’ perplesso, perché al momento non mi sembra ci siano grandi problemi di ordine pubblico rispetto alle elezioni comunali. Almeno io non ho questa percezione. Oltre al luogo ci sono poi gli inviti a candidati sindaci che non sono ancora ufficialmente tali, ma solo sulla stampa. E a quel tavolo sarebbero mancati rappresentanti di forze importanti come la Lega e Forza Italia. Perché poi convocare solo i sindacati confederali e non tutti? Il contesto è molto strano. Forse converrebbe che qualcuno, il prefetto in particolare, spiegasse di cosa si sarebbe dovuto parlare e perché gli invitati erano quelli”.
Tusciaweb ha provato a chiederlo al prefetto, ma la reazione non è stata propriamente positiva.
“Comunque si è scelto di convocare alcuni, ma non i rappresentanti delle forze politiche, dove ci sono incarichi già formalizzati, mentre invece si chiamano candidati che non hanno ancora formalizzato le candidature”.
A sua memoria, ricorda una convocazione così anomala?
“Per quella che è la mia esperienza no. Ciò che ha destato sorpresa è che poi sia seguito quell’articolo sulla stampa locale, che sebbene a titolo di ipotesi mette in campo scenari inquietanti. E’ probabile che i temi in discussione non c’entrassero nulla con quelli dell’articolo, ma vista la coincidenza appare opportuno un chiarimento. Voglio sperare che non si sarebbe dovuto discutere proprio di questo, altrimenti il prefetto avrebbe avuto il dovere di prendere provvedimenti più drastici, nel caso in cui avesse avuto sentore di problematiche così gravi. Secondo me sarebbe opportuno smentire. O se non si potesse farlo, allora comunicare quali sono i passaggi successivi”.
Alla luce di questo, il ministro dell’Interno dovrebbe interessarsi della vicenda?
“In presenza di chiarimenti totalmente tranquillizzanti forse no, ma bisogna capire di cosa si doveva parlare. Se il tema era la regolarità delle elezioni allora va investito anche il ministro. Ma voglio sperare che non fosse quello il tema”.
Secondo lei Tusciaweb ha fatto male a sollevare il caso e chiedere lumi sulla convocazione?
“Rientra nelle prerogative della stampa, soprattutto rispetto a processi elettorali che interessano tutti i cittadini. Qui si parla di situazione con rilevanza e interesse pubblico molto importanti. Mi pare normale che un giornale si concentri su questo ed esprima la propria opinione, incalzando chi ha un ruolo istituzionale anche a rispondere a certe domande. Rientra tutto nel processo democratico e nella trasparenza”.
Massimo Chiaravalli
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