Viterbo – “Non ha senso da parte di un prefetto convocare sindacati e candidati sindaco, prima ancora che lo siano ufficialmente, per parlare di elezioni”. Non solo, ma “se fossi stato il prefetto avrei anche smentito quanto riportato da una testata locale in merito a presunti ricatti e pressioni”. Infine, “se fossi il ministro dell’Interno chiederei un approfondimento e chiarimento per capire cosa è successo”. Intervista a Massimo Pistilli, avvocato con una lunga esperienza nel mondo della politica e dei sindacati.
Poco più di una settimana fa, il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno ha convocato una riunione con i sedicenti candidati sindaco alle prossime elezioni comunali del 12 giugno e i sindacati Cgil, Cisl e Cil. Per parlare di elezioni. Poi la riunione, dopo un articolo di Tusciaweb, è stata annullata e successivamente, su una testa locale, è uscito un articolo in cui si parlava di presunti pressioni e “ricatti” ai danni di candidati tirando in ballo le organizzazioni sindacali. Il prefetto non ha smentito.
L’avvocato Massimo Pistilli
Avvocato Pistilli, in base del lavoro da avvocato e della sua sensibilità rispetto alla Costituzione e all’ordinamento giuridico in generale, che ne pensa della convocazione di sindacati e sedicenti candidati sindaco da parte del prefetto di Viterbo?
“Va detta subito una cosa. Il prefetto è un’autorità di governo e ha alcune funzioni rispetto agli enti locali, tra cui quelle elettorali. Non so cosa abbia voluto dire ai candidati. Di sicuro non ha senso convocarli prima che siano candidati ma soprattutto quando non è neppure completo il quadro di tutti i candidati e altri, almeno fino alla presentazione delle liste potrebbero venire fuori. Non comprendo invece il senso di convocare i sindacati. Le organizzazioni sindacali sono organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e rappresentanza politico-sindacale. E su tali ambiti i sindacati hanno la medesima libertà di opinioni e di azioni nel rispetto della normativa. Non solo, ma non c’è nessuna regola che dica come i sindacati debbano rapportarsi alla politica. Ciò detto, considerando la differenza istituzionale di ambito, anche costituzionalizzata, non riesco a comprendere la loro convocazione da parte di un prefetto. Una convocazione che tiene insieme sindacati e aspiranti candidati sindaci”.
Ha senso da parte di un prefetto convocare candidati sindaci per parlare di elezioni?
“Questo dipende. Se vengono candidati bisognerebbe prima capire che cosa gli vuole dire l’autorità di governo, tenuto conto della delicatezza della funzione del prefetto, che è anche un’autorità di pubblica sicurezza. E’ chiaro che il rapporto tra pubblica sicurezza e politica è uno dei rapporti più delicati che esistano nella vita, nella storia e nel funzionamento politico di una democrazia. Quindi, in astratto, non posso escludere che un prefetto possa avere qualcosa da dire ai candidati delle liste a seconda delle varie condizioni. Ma non mi pare che una convocazione del genere abbia molto senso prima ancora che i comizi elettorale entrino nella fase formale”.
Perché, secondo lei, convocarli di fronte al comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica?
“A maggior ragione. Non ne ho idea. E’ una cosa molto strana. Potrebbe anche capitare che ci siano elezioni che si tengano in contemporanea a sommovimenti. Potrebbe avere qualcosa da dire anche rispetto ai seggi. Non lo so. So soltanto che la funzione del prefetto è una funzione estremamente delicata, proprio perché va ad attingere la sfera di libertà della politica e dei partiti. La mia opinione è che in questo momento, a Viterbo, con il clima che stiamo vivendo, è una scelta che non riesco a capire”.
Le è mai capitato, nel suo percorso da avvocato, di assistere alla convocazione di sedicenti candidati sindaco da parte di un prefetto?
“No, la convocazione di candidati sindaco da parte di un prefetto, prima ancora che lo siano ufficialmente, non mi era mai capitata”.
Come si spiega invece l’annullamento della riunione del 19 aprile poche ore dopo l’uscita dell’articolo di Tusciaweb in cui si sollevavano tutta una serie di questioni in merito all’incontro?
“Probabilmente la stampa o altre istanze hanno sollecitato una riflessione sulla legittimità e sul senso di questa iniziativa. Non riesco tuttavia a capire come si possano convocare candidati, che ancora non lo sono, assieme ai sindacati”.
Il prefetto Giovanni Bruno
Successivamente all’annullamento è anche uscito un articolo su una testata locale in cui si è parlato di presunti “ricatti” e pressioni sui candidati, tirando in ballo proprio i sindacati…
“Va premesso che anche la stampa vede la tutela costituzionale della sua espressione. Sempre nel limite della normativa. Ciò significa che quello che scrive la testata locale cui si fa riferimento non è imputabile a nessuno. E’ chiaro però che se quello che ha scritto il giornale fosse vero, sarebbe piuttosto grave”.
Se le informazioni del giornale fossero vere, cosa dovrebbe fare il prefetto?
“Se il prefetto avesse notizia di fatti che ritiene integrare, anche in senso molto lato, dei reati, allora ha l’obbligo di informare l’autorità giudiziaria, anche se non sapesse chi fosse l’autore”.
E se non fossero vere?
“Se ritenesse che le notizie non costituiscano per lui reato, non deve comunicare niente alla procura”.
Nemmeno smentire?
“Il prefetto non ha un dovere di smentire. Tuttavia non c’è nemmeno l’obbligo del contrario, ossia di non smentire. Personalmente in questo caso lo farei, cioè smentirei quanto scritto dal giornale. Per lo meno smentirei che volevo fare una riunione per trattare di quello che ha riportato la testata locale”.
Di fronte a una convocazione come quella del 19 aprile, di fronte poi all’annullamento della riunione stessa e del successivo articolo apparso su una testata locale in cui si parla di pressioni e ricatti tirando in ballo sindacati e candidati alle elezioni, secondo lei quale dovrebbe essere la reazione dei sindacati?
“Come sindacato avrei precisato la mia posizione rispetto a quanto sostenuto dal giornale locale”.
Invece cosa dovrebbe fare il ministro dell’Interno?
“Immagino che se fossi il ministro, tenuto conto anche del momento elettorale, chiederei un approfondimento. Chiederei cosa sia successo e poi vedrei, a seconda degli esiti dell’istruttoria”.
E’ legittimo criticare le scelte di un prefetto oppure è mancanza di “rispetto” istituzionale?
“Certamente che è legittimo. Il prefetto è un’autorità di governo e chiunque può criticarlo, sempre nei limiti della normativa. Non solo, ma i giornalisti, nel criticarlo, possono fare anche un passo in più rispetto a un cittadino con il diritto di cronaca e di critica”.
Daniele Camilli
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