Viterbo – “Un murale con i ritratti delle vittime della mafia fatti fare ai ragazzi delle scuole”. È la proposta lanciata dalla presidente di Solidarietà cittadina, Maria Immordino, che oggi pomeriggio a Viterbo ha reso omaggio alla memoria di Peppino Impastato al parco del Pilastro a lui dedicato.
Maria Immordino
“La vita di Peppino doveva essere spenta – ha aggiunto Immordino -. Ma Peppino ci parla ancora oggi attraverso le tante radio libere che ci informano su quello che fa la mafia”.
Viterbo – Commemorazione di Peppino Impastato
Al Parco Impastato, assieme alla presidente di Solidarietà cittadina ci sono anche le candidate sindaco Alessandra Troncarelli e Chiara Frontini, la segretaria comunale del Pd Patrizia Prosperi , Paola Celletti del comitato Non c’è la beviamo, don Flavio Valeri della parrocchia del Sacro Cuore, Luca Paolocci ed Elisa Bianchini dell’Usb, Giancarlo Mazza dell’Altro Circolo e Piero Arcangeli di Rifondazione comunista.
Viterbo – Commemorazione di Peppino Impastato
“La mafia non uccide più perché non ne ha bisogno – ha proseguito Immordino prima di lasciare un mazzo di fiori, assieme agli altri, davanti all’epigrafe che ricorda Impastato -. Oggi le persone si comprano con un lavoro, facilitando le carriere e sostenendo alcune candidature piuttosto che altre”.
Viterbo – Commemorazione di Peppino Impastato
Peppino Impastato venne ucciso dalla mafia all’età di 29 anni, il 9 maggio 1978, pochi giorni prima delle elezioni a Cinisi in Sicilia dove era candidato per Democrazia proletaria.
Viterbo – Commemorazione di Peppino Impastato
Lo stesso giorno in cui in via Caetani a Roma venne ritrovato il corpo del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro assassinato invece dalle Brigate rosse. Tra i fondatori di Radio Aut, una delle prime radio libere in Italia, Impastato è stato uno dei più importanti militanti antifascisti e contro la mafia nella storia del paese.
Viterbo – Commemorazione di Peppino Impastato
“Le vittime della mafia – ha concluso infine Maria Immordino – sono come i partigiani, perché anche loro hanno combattuto per la libertà. La mafia è infatti una dittatura, che terrorizza le persone per fargli fare quello che vuole”.
Daniele Camilli
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