Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sabato 25 giugno nella sala Aldobrandini di palazzo Doria Pamphilj, gestito dalla società regionale LAZIOcrea che ne cura gli eventi in collaborazione con le associazioni territoriali, si è svolto, con grande partecipazione e interesse di pubblico, il secondo incontro del progetto ‘SanmartiniAmo’, rassegna tematica su personaggi e luoghi sconosciuti ai più proposta dalla compagnia teatrale sanmartinese Danilo Morucci con il contributo di Elisabetta Gnignera, storica del costume rinascimentale.
Al professore Luca Salvatelli, studioso dell’arte medievale e non solo, è stato affidato il compito di rievocare le figure e i lavori di numismatica, incisioni e cartografia di Filippo Speranza e di suo nipote Serafino, entrambi nati nel borgo di San Martino e vissuti a Roma nel XIX secolo. Un affascinante viaggio familiare di uno zio e un nipote, Filippo e Serafino, che intorno al 1880, a distanza di 30 anni l’uno dall’altro, lavorano a Roma, il primo presso la Zecca Pontificia, poi Zecca Reale e il secondo nella Cartografia reale dove ottengono notevoli riconoscimenti per la loro eccelsa produzione, sia numismatica che incisoria.
Già, ma come sono stati scoperti questi due illustrissimi personaggi sanmartinesi? Lo spiega brevemente Colombo Bastianelli, curatore della storia dei Pamphilj e dell’abbazia cistercense, nonché promotore del borgo di San Martino al Cimino: “Parecchi anni fa durante una visita guidata alla Zecca di Roma un dirigente appassionato di numismatica mi chiese se a San Martino al Cimino c’erano ancora dei discendenti della famiglia Speranza. Meravigliato dalla insolita domanda affermai che nel borgo risultavano ancora varie diramazioni della famiglia. Ricordo che quel gentile signore mi illustrò brevemente la storia di Filippo e del nipote Serafino e dei loro lavori svolti nel XIX secolo e, su mia richiesta, mi promise l’invio di una descrittiva documentazione. La documentazione è poi arrivata, l’ho studiata e sono anche andato al cimitero di San Martino per verificare l’esistenza delle tombe di questa famiglia. La storia che oggi presentiamo è nata così” conclude.
Luca Salvatelli entra nel vivo del racconto numismatico e con l’aiuto di alcune slide spiega il valore e la caratteristica delle monete incise da Filippo Speranza, firmate sotto l’immagine o con il cognome intero o solo con una S puntata. Filippo, spiega Salvatelli, non solo crea monete di valore per la Zecca reale ma realizza presso la Zecca Pontificia la medaglia del Giubileo. In più viene ricordata con grande interesse la famosa medaglia commmissionata per il quattrocentenario della scoperta dell’America. Questo lo zio, mentre il nipote Serafino Speranza (30 anni di differenza) è ricordato come uno dei più importanti incisori su rame. A Roma diventa direttore e uno dei capomastri della calcografiareale. Nel 1901 è insignito del titolo di cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia per le sue opere sui cicli di affreschi della Villa Farnesina e per le incisioni sulle tombe monumentali delle più aristocratiche famiglie romane, nel cimitero del Verano di Roma. I disegni di queste incisioni dovevano essere raccolti in una pubblicazione di due volumi, volumi che non uscirono mai, mentre le tavole dei disegni si conservano ancora presso la cartografia di stato.
La serata si chiude tra gli applausi, le riflessioni del professore Luciano Osbat, presente in sala, e il documentato studio genealogico della famiglia Speranza fornito con precisione da Mara Farolini.
I prossimi appuntamenti sempre a Palazzo Doria Pamphilj.
Sabato 16 luglio alle ore 18, è in programma la terza conferenza dal titolo “I sanmartinesi che hanno fatto la storia tra il XVIII e il XIX secolo” a cura di Luciano Osbat (ingresso libero).
Domenica 14 agosto alle ore 18 Conferenza-incontro sul tema “C’era una volta San Martino: i Sanmartinesi si raccontano dal dopoguerra ad oggi”, relatori vari, ingresso libero.
Sabato 27 agosto alle ore 18, la quinta conferenza a cura della storica del costume Elisabetta Gnignera dal titolo:“Olimpia e le altre”, lusso e vesti delle gentildonne italiane tra Rinascimento e Barocco”, ingresso libero.
Sabato 17 settembre, ore 18 la sesta e ultima conferenza dal titolo: “Abbazia di San Martino: ricostruzione degli affreschi medioevali nel sepolcro del card. Egidio de Torres” a cura di Luca Salvatelli, ingresso libero.
Info e prenotazioni: 340 5007296
Per informazioni: +39 333-6171498 – info@palazzodoriapamphilj.it
Centro polivalente Donna Olimpia di San Martino al Cimino
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