Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Ibrahim Refat in ricordo di Mariano Stelliferi – “La rinascita di Caprarola dal dopoguerra in poi è dovuta innanzitutto ai suoi amministratori ” usava ripetere un anziano funzionario del comune che aveva lavorato per oltre 40 anni sotto la guida di numerosi sindaci. Affermazione vera ma parziale. Perché un’altra figura, che con la politica non c’entrava affatto – l’imprenditore Mariano Stelliferi (1922-2022) – proiettò economicamente Caprarola, che era un povero paesino della Tuscia fino agli anni Settanta, verso un benessere e uno sviluppo strepitosi. Tanto da collocarlo tra i primi posti per reddito procapite della Tuscia. Grazie a lui, il paese passò da una realtà fatta di pastorizia e agricoltura all’industria ed alla produzione intensiva della nocciola. Una produzione che oggi a Caprarola vale decine di milioni di euro l’anno, con oltre 250 impiegati nell’industria di trasformazione e centinaia di operatori dell’indotto.
Mariano Stelliferi
La popolazione caprolatta è passata dai 4300 abitanti del 1973 ai 5300 attuali: dati in controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi agricoli italiani, in particolare del centro-sud. Quando nel 1952 MarianoStelliferi iniziò la sua carriera di commerciante di nocciole, trasportandole da un paese all’altro su un carro trainato da un cavallo, il paese si stava spopolando per via dell’emigrazione verso le città. Molti erano pastori e braccianti, e la stragrande maggioranza dei proprietari avevano piccoli appezzamenti di meno di un ettaro. Il giovane Mariano Stelliferi lavorava con i fratelli allevando cavalli e trasportando legname e prodotti agricoli. Non gli piaceva affatto quel mestiere. “Era un lavoro faticoso, pieno di insidie e senza prospettive – mi raccontòin una intervista del 2000 per un documentario – Io sognavo altre cose, sentivo di essere nato per il commercio”.
Il suo fiuto per gli affari lo dimostrò la prima volta nel 1949 alla fiera del bestiame di Viterbo. “Avevo appena 500 lire in tasca, una somma ridicola per i prezzi dell’epoca – mi disse precisando che gliele aveva prestate un caro amico di Viterbo – ma con quelle poche lire riuscii ad acquistare un bellissimo puledro che vendetta un’ora dopo per cinquantamila lire”. Una somma che gli permise di entrare in società con i cugini mediatori e commercianti di nocciole e castagne, due produzioni agricole importanti assieme a grano e vino,diffusissimi sul territorio. La coltivazione della nocciola però, a seguito del boom economico, soppiantò tutte le altre fino a superarle definitivamente negli anni Ottanta.
Con i primi risparmi, il signor Stelliferi acquistò 4 ettari di terreno piantati a nocciolo ed aprì un piccolo deposito in una piazza centrale del paese. Negli anni successivi l’attività di commercio si sviluppò anche nei paesi limitrofi: Carbognano, Fabrica di Roma, Ronciglione, Vignanello. I concorrenti a questo punto eranotantissimi ed agguerriti. Ma con il passare degli anni molti fallirono o ridimensionarono le attività. Lui resistettetenacemente. “Papà godeva della fiducia dei contadini, anche nei momenti peggiori perché aveva una sola parola”, ricorda la terzagenita Franca. “Sapevano che era onesto e non veniva meno alla parola data, anche quando i prezzi subivano forti oscillazioni”.
L’azienda di Mariano Stelliferi
Così nel 1967 Stelliferi costruì un deposito più grande a Caprarola, in via XX settembre. Purtroppo, proprio nel 1968 il suo principale creditore dichiarò fallimento. Fu un momento terribile per il giovane imprenditore che a seguito di questo evento perse 18 milioni di lire che doveva ad un grande produttore di nocciole. Riuscì a recuperare parte del suo credito rilevando un macchinario per la sgusciatura delle nocciole che era di proprietà del debitore insolvente. Fu la svolta. Trasformò così una terribile disavventura in una opportunità che cambiò per sempre la storia delle nocciole prima a Caprarola, poi nel Viterbese ed infine in Italia.
“Per soddisfare la richiesta di mercati esteri, oltre a rifornirsi di nocciole nel Lazio, iniziai ad acquistare grosse partite in Campania ed in Sicilia, in pratica avevamo rapporti d’affari con i produttori di tutto il centro sud d’Italia – mi disse soddisfatto sempre nella stessa intervista. In pochi anni, l’imprenditore Stelliferi divenne un punto di riferimento per l’industria dolciaria italiana. Nel 1971 iniziò l’esportazione delle nocciole sgusciate in tutta l’Europa, iniziando dalla Svizzera e dalla Francia.
Nel frattempo la produzione di nocciole nel viterbese era passata da 50/60.000 quintali annui degli anni Sessanta ai 200.000 degli anni Settanta. Lo stabilimento di via XX settembre non bastava più. Si decise così nel 1975 di edificare una vera e propria fabbrica di lavorazione in quella che è poi diventata la zona industriale di Caprarola. Il nuovo stabilimento aveva una superficie coperta di 2.500 metri quadrati, funzionava con macchinari d’avanguardia per l’epoca e dava lavoro a 50 addetti. Era la prima a fabbrica nella storia di Caprarola, una volta paese di soli pastori e agricoltori.
Nel 1996 ci fu un ulteriore grande investimento con una nuova modernissima fabbrica nella quale vennero impiegati nei primi anni 2000 circa 150 lavoratori. Nello stabilimento venivano prodotte nocciole sgusciate, pasta e crema di nocciole. Tra i suoi più importanti acquirenti la Ferrero, la Nestlè-Perugina. In piena era di globalizzazione, si aprì uno stabilimento anche nel nordest della Turchia. Gli agricoltori di Caprarola non furono da meno: spinti dalla tranquillità economica offerta dall’industria locale di trasformazione, acquistarono terreni coltivati a nocciole in tutta la provincia, ma anche all’estero, in Romania. La globalizzazione aveva conquistato anche Caprarola.
Il fatturato – che superava I 40 miliardi di lire nel 1987 – nel 2013 (quando l’azienda fu ceduta alla Ferrero) superava i 250 milioni di euro: un volume di affari che la rendeva la più grande azienda Europea del settore.
Quando il signor Mariano Stelliferi veniva chiamato “re delle nocciole”, lui si schermiva e raccontava: “In realtà non volevo seguire le orme della famiglia allevando cavalli, così ho seguito la mia vocazione lavorando sodo e con onestà, assumendomi grossi rischi economici”. In fabbrica era un tipo piuttosto fermo di carattere, ostinato e tenace ma anche generoso, ricordano i suoi operai. Il 2 giugno 1987 gli venne conferita l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro dall’allora presidente della Repubblica Cossiga. A coloro che si congratulavano con lui, Stelliferi replicava ridendo “Cavaliere non sono, piuttosto sono cavallerizzo”.
Agli inizi del nuovo millennio, Mariano Stelliferi cominciò a diradare le sue apparizioni in fabbrica, sostituito dai figli. Il successo non lo aveva mai scalfito: abitava sempre nello stesso appartamento nel centro storico, acquistato sessant’anni prima, guidava la sua vecchia Fiat Uno e continuava soprattutto a frequentare il Circolo della Lazio, che aveva contribuito a fondare anni prima, portandosi la “merenda” da casa come facevano tutti gli altri.
Da allora Caprarola ha continuato a crescere come abitanti, come forza lavoro, come ricchezza. Ora conta circa 6.300 abitanti di cui un sesto emigrati stranieri che lavorano come braccianti e come operai nella fabbrica di nocciole. Il piccolo paesino della Tuscia è diventato uno snodo cruciale in Europa per la produzione e trasformazione di nocciole. Tutto grazie alla tenacia, all’onestà del Signor Mariano Stelliferivenuto a mancare due mesi prima del suo centesimo compleanno, che sarebbe stato il 4 giugno 1922.
Ibrahim Refat
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