Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La Comunità montana dei Cimini non tiene in alcun conto il rispetto dei cittadini e dei fruitori dell’immenso patrimonio boschivo che amministra? Mi riferisco alla zona a cavallo della strada provinciale Canepinese, tra Grottone e Valle Gelata, dove si trovano due aree pic-nic “attrezzate”.
Il virgolettato è d’obbligo, perché l’attrezzatura consiste in tavoli e panche per lo più vecchie, dissestate, persino pericolose per chiodi sporgenti; due aree dove non trovi un cestino dei rifiuti ma troneggiano cartelli che ti ammoniscono a portarti via tutto quel che ti è servito per il pic nic, cacca compresa. E sì, perché se la cacca è del tuo cane e tu giudiziosamente ti sei portato le bustine per raccattarla, poi te la devi riportare a casa: immagino le difficoltà, anche igieniche, di chi decide di restare un paio d’ore a godersi il fresco assieme alla famiglia e alla propria bestiola e soprattutto se viene un po’ più da lontano di via Santa Maria in Gradi: che so, da Roma…
L’alternativa è accompagnare il cane entro la forra, raccomandandogli di defecare solo quando si è ben addentrato; oppure quella di raccattare le sue deiezioni con ampie foglie e gettare il tutto nella vegetazione, tanto è tutto natura; o ancora, lasciare la cacca lì, ovunque sia, tanto quella delle volpi – peraltro pericolosa persino per l’uomo – è naturalisticamente sdoganata sul sentiero.
Qualche difficoltà in più se il visitatore che si dilungasse nel pic nic o nel godersi il fresco avesse un proprio bisogno corporale. Pare che vi siano dei bagni chimici, da qualche parte. Nessun cartello indicatore, beninteso, quelli sono riservati alle severe proibizioni. Ma basta fare un po’ di ricerca per i sentieri e prima o poi dicono che si trovino, questi bagni; non si sa se funzionanti. Immagino le difficoltà del visitatore di una certa età o di un disabile, impegnati nelle ricerche, su e giù per l’erta, o alla fin fine a celarsi tra le frasche per dare sfogo ai propri bisogni. Ma l’importante è soprattutto contenersi.
Ovviamente, di fronte all’indisponibilità di cestini per i rifiuti, qualcuno sgarra; così, alla fine, oltre al dissesto dei tavoli e alle difficoltà corporali, il rischio è quello di muoversi tra cartacce, plastiche, mozziconi di sigarette, mascherine usate, ecc.
Chi invece è del tutto libero è un certo tipo di ciclista; non quello che se ti incontra rallenta e ti saluta, ma quello che si precipita a sessanta all’ora giù per il sentiero, manco ti vede e ti lascia appiccicato e terrorizzato al lato della via, in una nuvola impalpabile di polvere. A proposito di sentieri, non di quelli impervi dedicati agli escursionisti più accaniti ma quelli che si dipartono dalle aree pic nic, per una salutare passeggiata digestiva. Almeno fino a tarda primavera, senza un minimo di taglio della vegetazione rigogliosa, quelli del Grottone diventano quasi impraticabili.
Insomma, quel che conta è il rispetto; viene chiesto ai fruitori di quelle aree, anche in modo perentorio; ma non ce ne è alcuno per loro. Mi ha detto un turista lombardo in vacanza dalle nostre parti che la zona è molto bella; peccato che i visitatori vengano così maltrattati. Ma si sa, il civismo è come il coraggio; chi non ce l’ha non se lo può dare. Se poi è l’istituzione a mancare di civismo, di rispetto e tratta i cittadini come stupidi rompiballe o come sudditi invece di essere al loro servizio, allora la questione diventa più grave perché non riguarda più il singolo individuo ma il sistema. E pensare che il tutto si risolverebbe con una mezza dozzina di cestini nelle aree pic nic, un facile svuotamento almeno bisettimanale e un cartello indicatore di un bagno chimico, magari funzionante e accessibile a tutti. Succede nell’area del lago di Garda, mi narrava quel visitatore lombardo. Ma forse veniva da un altro mondo e non sapeva quel che diceva.
Francesco Mattioli
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