Viterbo – A leggere i giornali stranieri – compresi, anzi, soprattutto quelli con lo sguardo attratto dalla finanza – la crisi di governo e lo scioglimento del parlamento sarebbero un dramma e porteranno al caos. Ma sarà davvero così? O è prassi in Italia?
Certo, i tempi sono brutti. Però, tutte le forze politiche e il governo, con la certificazione del Quirinale, si dicono pronti a intervenire comunque sulla pandemia, sulle conseguenze della guerra in Ucraina, della crisi energetica e dell’inflazione, sui problemi economi e sociali e sul rispetto delle scadenze del Pnrr. E al Draghi dimissionario hanno chiesto di provvedere per ridurre i danni del meccanismo autodistruttivo messo in moto in particolare, come ha detto Bruno Tabacci, coordinatore della politica economica del paese, dai “5 Stelle, che praticamente si sono sparati sui piedi, con Forza Italia e Lega, che non vedono l’ora di ricoprirsi di grasso al palo della cuccagna”. Insomma, come se, di fatto e… a babbo morto, fosse stato dichiarato lo stato di emergenza e allerta.
I tempi della crisi, poi, risultano compressi al massimo, perché le elezioni – stavolta in un giorno solo (risparmio benatteso!) – ci saranno il 25 settembre: a conti fatti, una pausa poco più lunga delle tradizionali “ferie parlamentari”.
Non si può pretendere, però, che all’estero ci capiscano e capiscano come abbia fatto l’Italia repubblicana a passare dalla povertà autarchica del dopoguerra al club delle prime otto nazioni del mondo, nonostante sessantasette governi in settantasei anni e dieci scioglimenti anticipati del parlamento su diciotto legislature.
Tutto in forme anche stravaganti e, attualmente, non si fa eccezione. Se, infatti, il capo dello stato ha spiegato che “la discussione, il voto e le modalità in cui è stato espresso hanno reso evidente il venir meno del sostegno parlamentare al governo e l’assenza di prospettive per una nuova maggioranza”, sul piano formale il parlamento per due volte in una settimana ha votato la fiducia al governo; tutti i partiti, tranne praticamente uno, hanno spergiurato di voler continuare a governare e comunque non hanno sfiduciato né l’esecutivo, né il presidente del consiglio che, invece, ha portato due volte le sue dimissioni al Quirinale.
Misteri delle procedure e della politica italiana iniziati, in verità, già dal primo governo postfascista, quando, nel decreto reale di nomina di Badoglio si legge: “viste le dimissioni del cavalier Benito Mussolini”, che, però, si sa, il Duce non ha mai scritte e poi, altro che dimissionato! Mussolini, nell’occasione, venne, infatti, arrestato.
Comunque, oggi tutto pare predisposto perché, come ha detto Mattarella, non ci siano “pause negli interventi indispensabili” che continueranno a competere a Mario Draghi, il quale ha anche compiuto la non più rinviabile operazione verità, mostrando il re – la casta e i suoi accoliti – nella loro nudità, nello stato di confusione di un palazzo torre di Babele in cui la competenza e la consapevolezza di dover “adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina ed onore” non sono comuni.
Ci voleva, dunque un banchiere, uno abituato al linguaggio dei numeri – tanto stringato semplice e concreto, quanto rassicurante in tempi di covid, di guerra, di povertà in aumento, e, addirittura, come ha esplicitamente detto Mattarella, di problemi “alimentari” – per dichiarare l’incompatibilità del governare con il galleggiamento purchessia, che notoriamente non è segno d’intelligenza e lealtà. Riportando, così, la sovranità a chi ne è titolare: i cittadini elettori.
Nell’immediato, Draghi continuerà, dunque, a condurre la barca Italia nei marosi della guerra, della pandemia, delle crisi economiche e sociali, per evitare il disastroso e lo sgradevole di cui le rotte abbondano. Da ottobre, poi, resterà riserva di lusso della repubblica.
Oggi, domani, quasi tutti sembrano invocarlo. Ma dopodomani? Siamo certi che gli applausi, la standing ovation con cui è stato salutato giovedì a Montecitorio, oltre al grazie di tanti, non manifestassero in molti il sollievo per la liberazione dall’orto della casta di un disinfettante che stava per fare effetto?
Purtroppo, i governanti passano e i “governativi” restano, diceva un antico giornalista che ne aveva viste tante, Mario Missiroli.
Renzo Trappolini
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