Viterbo – Peste suina, si va avanti con l’abbattimento dei cinghiali. Obiettivo 50mila capi nei prossimi tre anni. A stabilirlo il Tar del Lazio che ha respinto il ricorso presentato da alcune associazioni animaliste contro il Priu, il piano regionale interventi urgenti approvato lo scorso 12 giugno.
La decisione è arrivata il 25 luglio, con la pubblicazione dell’ordinanza in cui il tribunale amministrativo romano, al quale la Lega Antivivisezione e l’Ente nazionale protezione animali si erano rivolte, ha respinto la richiesta di sospensione cautelare del piano regionale che prevede l’abbattimento di 50mila cinghiali e consente la “braccata”.
Con il ricorso, le associazioni avevano contestato la delibera regionale “nella parte in cui è stato previsto che nei prossimi tre anni debba essere raddoppiata la consistenza numerica degli abbattimenti di cui ai piani di selezione della stagione 2021-2022, andando ad abbattere circa 50.000 capi e nella parte in cui prevedere la possibilità di utilizzare e di ottimizzare la forma della braccata” si legge nel documento.
Secondo Lav ed Enpa, “la consistenza numerica e la densità dei cinghiali nulla hanno a che vedere con la diffusione del virus”, mentre la forma della braccata è “una pratica deleteria, che aumenta la mobilità dei capi e per gli effetti la possibilità di ulteriore diffusione del contagio”.
Tuttavia, i giudici del tribunale amministrativa hanno ritenuto come l’attuale situazione epidemiologica imponga “l’immediata adozione di tale piano, nelle more del parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e del Centro di referenza nazionale per la peste suina, indicando quale presupposto della mancata previa acquisizione dei pareri in questione l’urgenza di provvedere al riguardo”.
“L’amministrazione regionale – aggiunge inoltre il tar – era tenuta approvazione del piano in questione nei ristretti termini indicati dalla normativa di settore, pena il commissariamento”.
Barbara Bianchi
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