Viterbo – “Talete può fallire e allora finirebbe sul serio a privati per quattro soldi”. Alvaro Ricci (Pd) il giorno dopo l’approvazione dell’ordine del giorno sulla società idrica in consiglio comunale, è sconcertato: “Per il livello di castronerie che ho sentito – osserva Ricci – cose incredibili.
L’ordine del giorno poi è fortemente ideologico, non trova soluzioni e affronta il problema in modo superficiale”. Si chiede di togliere la disponibilità data dal comune di Viterbo alla ricerca di soci per un massimo del 40% di quote, nella votazione in assemblea del 10 giugno.
Su un punto il capogruppo Pd è chiaro: “Nessuno è contrario all’acqua pubblica – osserva Ricci – concordiamo tutti, ma la gestione deve essere efficiente, efficace ed economicamente sostenibile. Allo stato dell’arte queste condizioni non sono garantite. Corriamo il rischio che a forza di gridare pubblico, pubblico, se non si mettono in atto correttivi, il servizio idrico passa ai privati in un batter d’occhio”.
Il documento è stato approvato con i voti della maggioranza e di Luisa Ciambella (Per il bene comune) dall’opposizione.
“Nel corso del dibattito ho sentito cose incredibili – ricorda Ricci – Ciambella ha parlato del 40% di cui si parla, che è pari a 160mila euro, su un totale di 400mila euro di capitale sociale Talete.
Ovviamente non è così. Per acquisire il 40% occorreranno milioni di euro. Quello che vale della società idrica, infatti sono le concessioni”.
Altro aspetto: “Ho ascoltato rassicurazioni: non vi preoccupate Talete non può fallire. Su quale norma si basa quest’affermazione non l’ho ben compreso. Può succedere eccome. Il rischio ipotetico esiste e per questo mi auguro che si vada avanti sulla strada già delineata dai sindaci e che Frontini non riuscirà a ribaltare la decisione.
Sarebbe anacronistico rispetto allo stato delle cose e farebbe un danno. Un drammatico fallimento, dopo di che, con due soldi la società passerebbe a un privato, senza che si faccia carico dei debiti”. Che rimarrebbero. “Spetterebbe ai soci ripianare gli oltre 40 milioni. Viterbo, avendo il 20% delle quote, dovrebbe versare 8 milioni”.
Spesso, legata all’acqua che resti pubblica si fa riferimento alla legge 5 regionale. “Si fondava su bacini idrografici ed è successo il delirio, si era arrivati a ipotizzarne 27. Secondo me, quella è una legge più ideologica che realistica”.
Il no a prescindere alla cessione di quote lascia perplesso il capogruppo Pd. “Si parla tanto di partecipazione pubblico-privato. Non si capisce perché qui non si possa fare. Alle fasce deboli, se il timore è questo, fanno fronte i comuni. Oggi su Talete pesano 27 milioni di morosità, Lì in mezzo ci saranno anche famiglie in difficoltà. Ma i comuni che hanno fatto finora? Nulla. Tutti scaricano sulla società.
Il privato, poi, va ricordato che vuol dire non solo apporto finanziario, ma anche strutturale e di personale con esperienza”.
Non è una difesa a prescindere di Talete: “Di errori ne sono stati fatti tanti nel tempo e occorre intervenire, non mettendola nelle condizioni di fallire. E le semplificazioni che ho sentito sono terribili.
Per rendere Talete efficace ed efficiente, in questo momento la cessione del 40% delle quote è l’unica strada”.
Giuseppe Ferlicca
Articoli: Lega: “Talete, Frontini dimostri che il consiglio comunale non è stato una sceneggiata” – Frontini: “No all’ingresso di privati in Talete, lo mettiamo nero su bianco” – “Talete, decisione al buio con un voto inconsapevole” – FdI: “Siamo per l’acqua pubblica: ricapitalizzare non vuol dire privatizzare”
