Viterbo – Lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi, le idee sul Natale, il futuro dell’Unione e del Genio, ma anche il museo multimediale del cinema a valle Faul, ex mattatoio e i progetti nelle scuole. A tre settimane dall’insediamento, l’assessore alla Cultura e vicesindaco Alfonso Antoniozzi fa un primo punto sul lavoro da fare e quello avviato e poi quello che si è trovato, cosa cambia e cosa lascia da chi lo ha preceduto e i rapporti con la sindaca Frontini.
Frontini e Antoniozzi
Assessore Antoniozzi, al suo esordio alla presentazione della giunta ha detto che le porte del suo assessorato sarebbero state aperte ad associazioni e operatori culturali. Qualcuno ha bussato?
“Hanno bussato e continuano a bussare – dice Antoniozzi – sto prendendo familiarità con situazioni pregresse. L’assessorato è aperto al dialogo con tutti, perché se c’è una buona idea da realizzare in sinergia fra le varie associazioni sul territorio, per raggiungere il medesimo obiettivo, riusciremo a fare un buon lavoro culturale sul territorio. Il problema più grande a Viterbo è che a lungo sono successe tante cose, ma una contro le altre. Sarebbe bello che dopo 5 anni si comprendesse che insieme si va più lontani, piuttosto che divisi”.
Se associazioni e operatori culturali contattano l’amministrazione è buon segno, ci sono idee?
“Mi ha fatto piacere, ad esempio l’altro giorno, ascoltare una proposta da una serie d’associazioni, per un cartellone d’eventi. Questo vuol dire che è stato compreso il senso di quello che vado dicendo. Adesso ne parleremo, ma mi pare positivo che più entità lavorino allo stesso obiettivo. Quando parlo di rivoluzione intendo questo, invertire una rotta che finora ha visto associazioni una contro le altre e favorita una piuttosto che un’altra, secondo quanto accadeva dietro il tavolo della politica”.
Tra le urgenze ha parlato della Macchina di santa Rosa, com’è la situazione?
“Con la nuova consigliatura, la delega diventa appannaggio del sindaco. Anche se al momento se ne occupa ancora il mio ufficio. Posso dire che io ho imparato entrando in quegli uffici, cosa significhi quando in amministrazione ti dicono ne parliamo dopo santa Rosa. Non è per scarsa voglia di lavorare, ma perché tutto quello che ruota attorno al tre settembre impegna tantissimo la macchina organizzativa. Al punto che diventa la priorità di tutta l’estate. Ecco perché vorrei fare in modo, con il dirigente Celestini sempre molto disponibile, che in questo periodo si arrivi a occuparsi solo di santa Rosa, avendo già deciso tutto quello che invece riguarda l’estate”.
Il bando del Natale come procede?
“Ho chiesto fondi e dovrebbero arrivare a fine mese. Ritengo che una piccola parte delle iniziative sarà in assegnazione diretta e il resto, in larga parte, attraverso bando. Spero in una buona riuscita, io sono molto natalizio. Casa mia diventa ogni anno il regno di Babbo Natale, sono molto affascinato da questa festività”.
Come immagina Natale a Viterbo?
“Deve tenere conto di una tradizione ormai globalizzata, quindi Babbo Natale, le luci e tutto il resto, ma dovrà raccontare anche il nostro Natale, quello della nostra terra, della nostra città. Vorrei tentare di riproporre le notti delle veglie, si raccontavano storie, quindi teatro di narrazione. Con l’assessore Silvio Franco (Sviluppo economico) sarebbe interessante mettere in piedi iniziative in cui si narri alla gente cosa si mangiava a Natale una volta. Non un’operazione nostalgia. Sono fermamente convinto che bisogna partire dalle radici, conoscere da dove si parte, per far crescere l’albero”.
Un po’ di sana viterbesità?
“Di viterbesità ne parliamo spesso, ma a mio parere vuol dire rendersi conto da dove proveniamo, portare avanti il lavoro di chi è venuto prima di noi. Raccontare le proprie radici vuol dire comprendere da dove si parte, per capire dove stiamo andando”.
A proposito di portare avanti il lavoro di chi c’è stato prima di noi, cosa porterà avanti di quello che si è trovato in assessorato?
“L’amministrazione è una e sarebbe sciocco buttare alle ortiche un’idea solo perché è stata immaginata da altri, senza neppure valutarla. Ad esempio, il museo multimediale della città di Viterbo, pensato negli spazi della Fondazione Carivit a valle Faul da chi c’era prima, a mio parere non è un’idea apprezzabile, ma è apprezzabile il lavoro portato avanti per mettere quegli spazi a disposizione del comune”.
Per farne cosa allora?
“Lì stiamo immaginando di portare il museo multimediale del cinema, con anche una piccola saletta di proiezione, che supplirà momentaneamente all’assenza in città”.
C’era un progetto per il cinema Genio in questo senso.
“La mia volontà era fare lì uno spazio culturale e una sala cinematografica dove c’era la galleria. Ma siamo qui da venti giorni e lì ci sarà da lavorare in sinergia con altri assessorati, magari con l’imprenditoria locale. Ad esempio, un partenariato pubblico-privato che voglia immaginare un futuro per il cinema Genio sarebbe benvenuto e accorcerebbe di molto i tempi d’attesa. L’esperienza del civismo, che i cittadini hanno scelto per questa consiliatura, si impernia sulla partecipazione attiva dei cittadini. Sarebbe bello se i cittadini, partecipando, segnassero insieme al comune il calendario delle priorità”.
Tra i punti presentati in campagna elettorale, c’è la film commission pensata da Carlo Cozzi. Si farà?
“Potrei crearla domani con un atto amministrativo, ma preferisco prima sondare il terreno e vedere, anche in questo caso, se in città esiste l’interesse di costituire un soggetto terzo che possa continuare a esistere indipendentemente dalla volontà dei singoli assessori che si succederanno. Occorre fare in modo che Viterbo non sia un set cinematografico in cui produzioni arrivano e fingono d’essere a Roma, piuttosto che in una città qualsiasi. Il nostro capoluogo dovrebbe essere riconoscibile. È il più grande veicolo per farci conoscere e il museo multimediale della città del cinema può servire allo scopo, a far comprendere quanto sia stata importante la città per l’industria cinematografica. Del resto, abbiamo una bozza d’accordo per gli spazi che sono pronti e da allestire a valle Faul, per le cose da esporre abbiamo una donazione. Serve solo una manifestazione d’interesse per l’allestimento. Poi, in futuro, una volta recuperato il Genio, io o chi ci sarà, potrà decidere se spostare lì il museo o farne un diverso utilizzo”.
Il teatro dell’Unione nella sua idea deve produrre e non solo ospitare spettacoli. Progetto non di breve termine, nel frattempo per le stagioni prosegue la collaborazione con Atcl?
“Non ho nulla contro Atcl, ma il mio sogno è che l’Unione diventi teatro produttivo, gestito da una fondazione, in grado di prendere scelte autonome. Intanto vogliamo aumentare le alzate del sipario almeno una volta a settimana, in modo che ci si abitui ad andare a teatro, con cartellone variegato, dai ragazzi al teatro danza, sociale, amatoriale, sperimentale e classico”.
Non solo cultura, anche educazione, fra le sue deleghe. Se ne parla meno, ma qual è la situazione?
“Sono diversi i progetti con le scuole. Ho effettuato un giro di ricognizione. L’edilizia scolastica, seppure non attenga direttamente a me, avere contezza della situazione, mi rende più semplice interessare l’assessorato ai Lavori pubblici. Fra le iniziative in cantiere, una con una casa editrice, per invitare i ragazzi a scrivere racconti illustrati, che derivino da incontri e narrazioni dei loro nonni. Poi saranno pubblicati. C’è un progetto sulla sensibilizzazione ambientale, il teatro in streaming in inglese e francese. Per essere venti giorni, di carne al fuoco ce n’è parecchia”.
È anche vicesindaco. Dovrebbe essere un lavoro leggero, con una sindaca così attiva.
“In effetti… c’è un lavoro di confronto, facciamo il punto sulle varie situazioni, ma Chiara Frontini non prende di certo a cuor leggero il suo ruolo, non si ferma un attimo e consente a me d’occuparmi delle mie deleghe”.
Giuseppe Ferlicca
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