Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E così in un estate rovente che ti toglie la voglia di mettere anche il naso fuori di casa, constatiamo come i condizionatori negli uffici, nelle case (dieci anni fa chi aveva il condizionatore a casa?) consumeranno elettricità che a sua volta consumerà gas. Questo gas finanzierà una guerra ingiusta, come tutte le guerre e questa guerra alimenterà una inflazione a proposito della quale gli economisti spiegano “ È stata così difficile da far partire ( anni di sforzi per superare l’obbiettivo del 2%) ma forse sarà impossibile a breve arrestarla”. Insomma la tempesta perfetta. Draghi se ne va e la gente muore sulle strisce pedonali.
Sì la gente innocente, inerme, il pedone muore sulle strisce pedonali e non si fa differenza di razza, censo, di cultura, si muore e basta.
La mia famiglia in questi primi sette mesi dell’anno è stata colpita tre volte dallo sconforto per la perdita di amici, maestri, professori. Perdite avvenute sulle strisce pedonali di strade qualsiasi in modo inspiegabile e per certi versi insulso.
C’è da dire che, da cittadini, siamo per la maggior parte ben attenti allo stato del verde pubblico e giustamente indignati dalle buche sulle strade che ci rallentano e rovinano gli assetti delle preziose auto, ma infondo il fatto che il novanta per cento delle strisce pedonali nelle nostre città siano ormai quasi del tutto cancellate o visibili solo da fermo stando in verticale su di esse, cercando di cogliere quella sfumatura di grigio chiaro rispetto al colore dell’asfalto, non ci disturba anzi… un problema di meno.
Così il dieci marzo di questo anno se ne è andato, qui a Viterbo, il collega amico e per molti di noi maestro Andrea Cardoni. In aprile a Roma in zona Balduina è stata travolta la cugina di mia moglie, un insegnante, la cara Francesca Mariani che si è spenta la scorsa settimana dopo un lungo calvario. Il diciotto luglio, a Ostia, il professor Luca Serianni illustre cattedratico, maestro di alcuni professori del nostro territorio, professore di mio figlio Matteo è stato anche lui falciato sulle strisce pedonali. Un personaggio di quelli la cui mancanza è e sarà nel tempo difficilmente superabile.
A Viterbo mi rivolgo alla neo sindaca a cui faccio i più fervidi auguri. La giunta è nuova e come tale non ha responsabilità e collegamenti con le precedenti. Mi auguro che venga fatta subito la mappa, anzi da commercialista direi anche l’inventario delle urgenze da fare e tra queste io metterei anche le strisce pedonali. Meglio toglierle che lasciarle come sono. Continuare a rimpiazzarle con le nuove? Quelle con il dosso? Boh. A me sembra di vedere spesso automobilisti/motociclisti … pronti a verificare ad ogni occasione la velocità limite che, senza spiccare il volo, permetta il più velocemente possibile di superare il dissuasore.
Tutti però pedoni, automobilisti, motociclisti ecc. ecc dobbiamo domandarci perché avvengono così tanti incidenti con questa insulsa dinamica. Io ho pensato tanto e facendo una sintesi dei mille pensieri sono arrivato ad una conclusione.
Distrazione, i maledetti telefonini, il traffico caotico. Esiste però anche un problema di educazione! Educazione stradale? Forse, anche, ma di fondo è un problema di educazione e basta.
L’educazione insegna il rispetto della puntualità, la puntualità si istruisce anticipando l’ora dell’appuntamento sia essa l’entrata a lavoro, l’incontro con la fidanzata, una visita dal medico, il ritiro dei figli in palestra. Il rispetto della puntualità quando si sta conducendo una automobile si trasforma in una guida più serena e meno nervosa, non condizionata dall’immagine di chi sta subendo il ritardo, chi aspetta. Il ritardo ci rende nervosi, spericolati e purtroppo pronti a mettere a repentaglio per pochi secondi anche la vita di un malcapitato pedone.
Cerchiamo quindi di arrivare sempre cinque minuti in anticipo rispetto all’appuntamento che abbiamo preso, non solo saremmo apprezzati per la nostra educazione ma probabilmente eviteremo che il sangue di vittime innocenti venga sparso sulle sbiadite strisce pedonali delle nostre città.
Marco Santoni
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