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Viterbo - Tutt'intorno cartacce, lattine vuote e gente con la musica ad altissimo volume

La colonna di Ser Monaldo grida: “Riportatemi a casa! Cosa ho fatto di male?”

di Silvio Cappelli
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La colonna di Ser Monaldo

La colonna di Ser Monaldo

La colonna di Ser Monaldo

La colonna di Ser Monaldo

La colonna di Ser Monaldo

La colonna di Ser Monaldo

Viterbo – C’era una volta il Piano di Faul «lungo una buona corsa di cavallo, e largo poco meno che la metà […] giacché le di lui piagge alzandosi dolcemente sì dall’una, che dall’altra parte, o sieno sedili, capaci senza dubbio di più di cinquanta mila persone […] serviva questo piano nei tempi passati […] a’ giovani per giocare a pallamaglio, a’ servidori per far scorrerie de’ cavalli, agli scozzoni per domarli ed ammaestrarli, per far giostre, mostre, e rassegne de’ soldati, per far fuochi artifiziati, ed altre feste per divertimento del popolo». Questo ci raccontano gli storici locali.

E poi alla fine del Quattrocento, sempre nella Valle di Faul, c’era anche una columna Fabulis o colonna di ser Monaldo, dove si piantava, come ordinato dallo Statuto del tempo, il palio che si dava al vincitore delle corse che si facevano durante i vari festeggiamenti.

La stessa colonna che, intorno agli anni Settanta del secolo scorso, per paura di essere sepolta dalla macerie dello “scarico” dei materiali provenienti da Piazzale Martiri d’Ungheria, e per togliere il rischio di poter essere rovinata ancora di più dalla sistemazione della valle di Faul con la copertura del fosso Urcionio e altri lavori vari, venne trasferita e “nascosta”, forse provvisoriamente ma ormai è passato già circa mezzo secolo, nei giardinetti tra piazza del Sacrario e Via dei Magliatori.

Degradata di colpo al nulla assoluto dopo diversi secoli di gloria.

Nel lontanissimo 20 aprile del 1475, infatti, il Consiglio comunale aveva stabilito nel suo Statuto il Regolamento delle Corse al palio nella città di Viterbo e tutto ruotava intorno all’importante colonna. Era il punto di inizio e di fine dei giochi e sopra di lei veniva collocato il palio da consegnare al vincitore.

In quei tempi erano riconosciute dalla pubblica amministrazione solo quattro feste annuali: la festa di San Michele Arcangelo il giorno 8 maggio, in ricordo della liberazione della città dalla tirannia del prefetto Francesco di Vico nel 1387; la festa di San Lorenzo protettore della città il giorno 10 di agosto; la festa di Santa Maria dell’Assunta, il giorno 15 agosto; la festa negli ultimi tre giorni di carnevale.

Durante questi giorni di festa venivano organizzate nella Valle di Faul giostre, gare e corse di cavalli.

Un «Palio di lana» per la corsa di cavalli viterbesi montati da un fantino si svolgeva dalle mura presso Porta Faul fino alla colonna di Ser Monaldo, vicino alla chiesa di Santa Croce, l’ultima domenica di carnevale. Il lunedì seguente era la volta di un «Palio di lana» per la corsa degli asini, cavalcati da un ciucaio o da un contadino lungo lo stesso percorso della domenica. Nello stesso giorno era anche un altro «Palio di lana» per i pedoni nel suddetto luogo. L’ultimo giorno di carnevale sempre nello stesso percorso, c’era un «Palio di lana» per la corsa delle cavalle viterbesi. Al vincitore della Quintana, che si correva sempre il martedì grasso nello stesso luogo, andava in premio una balestra e un elmo di acciaio. Stesso percorso per la Corsa dell’anello che premiava il vincitore con venti soldi.

Nel 1481, invece delle solite corse per la festività di San Michele Arcangelo, il giorno 8 maggio fu disputato nella Valle di Faul un Torneo o Hastiludium, un gioco di lancia, che era una vera e propria azione di lotta che seguiva un regolamento rigido. Tutto ruotava sempre intorno alla cosiddetta columna fabuliso colonna di ser Monaldo.

Nei giorni scorsi, passando accanto a questa importantissima stele, mi è sembrato come se mi dicesse: “Riportatemi a casa!!! Cosa ho fatto di male?”

Tutt’intorno, cartacce, lattine vuote e gente con la musica ad altissimo volume che, forse accorgendosi di lei, trova la situazione ideale per farle addosso qualche bisognino.

Oggi sarebbe proprio il caso di mettere un po’ di ordine  alla confusione che regna sovrana nella nostra città, al disordine culturale generale,  e andrebbe di nuovo ripiantata nella Valle Faul, a dare il benvenuto ai turisti che salgono con gli ascensori a visitare il palazzo papale e il quartiere medioevale, per darle nuovamente l’importanza che merita.

Silvio Cappelli


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6 agosto, 2022

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