Viterbo – Il 12% dei cani randagi in Italia si trova nel Lazio. Il dato più alto a livello nazionale. Oltre 12 mila gli ingressi nei canili. Molto meno le adozioni, 4600 in tutto. Sono i dati disponibili online del ministero della salute. Centinaia i cani randagi nella Tuscia.
Centinaia anche sul territorio comunale di Viterbo dove il comune, per mantenerli pare spenda circa 40 mila euro l’anno, da cui, togliendo il 22% di Iva si dovrebbe arrivare attorno ai 31 mila. I soldi che poi finiscono a canili sanitari e canili rifugio. Di solito, da quel che stanzia il comune, si dovrebbero ricavare non più di 70-80 euro a cane ogni mese, tra i 2 e i 5 euro al giorno.
Tanti i cani presenti sul territorio della città. Ad occuparsene il servizio gestione del randagio della Asl. Al canile di Bagnaia i cani dovrebbero essere 150. 120 starebbe poi alla Quercia e altrettanti sotto San Martino provenienti da più comuni della Tuscia.
“Le regioni sono tenute – spiega il sito internet del ministero della salute – sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, ad adottare un programma di prevenzione del randagismo. Il programma deve prevedere interventi di informazione, anche nelle scuole, e corsi di formazione per chi opera nei servizi veterinari”.
Un canile
“Lo stato – prosegue il sito del ministero – da parte sua, ha istituito, con la la legge 14 agosto 1991 n. 281, un fondo per la tutela del benessere e per la lotta all’abbandono degli animali da compagnia. Le disponibilità del fondo vengono ripartite dal ministro, con proprio decreto, annualmente tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano”. Un fondo passato da 4 milioni di euro nel 2005 all’attuale milione.
Un fenomeno, quello dell’abbandono, presente lungo tutto l’arco dell’anno. Gli ultimi, qualche giorno fa, a Grotte Santo Stefano. Quattro cani accalappiati. Cani che avevano fatto branco.
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