Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Intervista al consigliere regionale Enrico Panunzi: "Bisogna fare un congresso per costruire un partito, non per cambiare segretario"

“Elezioni politiche, il vero problema è che il Pd ha divorato 7 segretari in 15 anni…”

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Viterbo – “Il vero problema è il Pd che ha divorato 7 segretari in 15 anni. Un primato non invidiabile”. Intervista al consigliere regionale del Partito democratico, Enrico Panunzi. Candidato in un collegio romano in sostituzione di Francesco De Angelis, dopo che il partito lo aveva escluso da capolista nella Tuscia, non è riuscito ad entrare in parlamento. Al suo posto, Marianna Madia, eletta nelle liste del partito alla camera grazie proprio ai voti della Tuscia.

“Enrico Letta – ha poi aggiunto Panunzi – cui va dato l’onore delle armi, si è dimostrato molto serio. In conferenza stampa, quando ha dato le dimissioni, ha detto poi una cosa importante. ‘Bisogna fare un congresso per fare il Pd non per cambiare il segretario’. Fintanto che la linea di Zingaretti di lavorare per il superamento delle correnti e creare un partito non troverà piena attuazione, ci ritroveremo sempre a parlare di questi argomenti”.


Enrico Panunzi

Enrico Panunzi


Enrico Panunzi, partiamo da qui, dall’analisi del voto. Che interpretazione dà del risultato elettorale di domenica?
“L’analisi è semplice. Ha vinto Fratelli d’Italia e nello specifico Giorgia Meloni che ha fatto una campagna mettendo la sua faccia dappertutto. E ha vinto perché è stata probabilmente più chiara e perché sono 10 anni che sta all’opposizione. C’è poi da notare che tutti i partiti in gara, di centrodestra e di centrosinistra, hanno governato in questi anni. Meno FdI. Ed ovviamente è ben diverso mediare all’interno di un governo, anche da posizioni estreme, piuttosto che stare all’opposizione con le mani libere”.

Che ruolo avrà, secondo lei, l’opposizione in un parlamento a ranghi ridotti dove la minoranza sembrerebbe avere poca voce in capitolo?
“Se facciamo riferimento al parlamento degli ultimi anni, vediamo un’assemblea legislativa bloccata per l’assenza di una maggioranza al senato oppure alla camera. Adesso questo pericolo non c’è più perché la maggioranza che viene fuori dalle urne di domenica è netta e in grado di decidere. Per quanto riguarda l’opposizione, l’attuale fase congiunturale è piuttosto seria e problematica. Penso poi che la campagna elettorale sia terminata e che bisogna cominciare a lavorare per il paese. Cosa che non si fa quando si continua a proporre cose irrealizzabili”.

Quali saranno le ripercussioni sul territorio della Tuscia del voto di domenica? Un territorio che oggi è rappresentato in parlamento solo da Mauro Rotelli di Fratelli d’Italia e Francesco Battistoni di Forza Italia.
“A livello di configurazione rappresentativa nel centrosinistra non è cambiato nulla, visto che la provincia di Viterbo non ha più rappresentanti del Pd dal 2013, anno in cui ne avevamo pure in abbondanza. Attualmente viene riconfermato quello che è successo quasi 5 anni fa. Le ripercussioni quindi non sono prevedibili. L’unica cosa certa è che ci sarà un parlamento con una maggioranza di centrodestra chiara, cosa che prima non c’era”.

Giorgia Meloni presidente del consiglio rappresenta anche per lei un “pericolo per la democrazia” oppure no?
“Su quest’aspetto andrei molto cauto. Fratelli d’Italia è un partito molto radicato al sud. Se andiamo a vedere i risultati elettorali, FdI viaggia al 30% al nord. C’è quindi una classe rappresentativa di piccole e medie attività produttive che al nord si è spostata dalla Lega a FdI. Indubbiamente ci sono situazioni e retaggi del passato che possono ritornare. Ma in questo momento l’elettorato di FdI, passato dal 4% al 26%, sia molto più ampio rispetto al precedente. Ciò significa che c’è un nuovo elettorale, che prima votava altri partiti, con istanze che non sono ascrivibili a un certo passato ma alla decisione di affidarsi a Giorgia Meloni e a quello che ha portato avanti in questi anni, facilitata dal ruolo di opposizione mentre tutti gli altri partiti si sono fatti carico di gestire le problematiche che hanno attraversato e attraversano ancora il paese”.


Montecitorio

Montecitorio, sede della camera dei deputati


FdI dal 4 al 26%… perché la stessa cosa non accade mai per il Pd se non alle europee del 2014?
“Per il motivo contrapposto a quello di FdI. Il Pd è stato sempre chiamato ad assumersi le responsabilità. Da 10 anni stiamo sostenendo tutti i governi. Adesso il Pd deve trovare una linea chiara, togliersi la veste di establishment costituito e tornare a parlare con la gente rappresentando le idee per cui si batte. Se consideriamo che il Pd vince in maniera netta il seggio uninominale al centro di Roma, ciò vuol dire che nei quartieri popolari non abbiamo presa. Dieci anni di governo hanno inciso tantissimo. La stessa cosa è valsa anche per la Lega. Pure i 5 Stelle che 5 anni fa viaggiavano oltre il 30%”.

Quanto conviene stare al governo per affrontare i problemi del paese quando poi, chi sta al governo, in questi anni ha inevitabilmente perso tutte le elezioni?
“Elettoralmente conviene pochissimo. Va capita però un’altra cosa e cioè quanto questa responsabilità sia legata ad esigenze oggettive vere, e questo dovrebbe essere l’aspetto preponderante, e quanto ci adattamento nel sedere ai posti di comando”.

Perché, secondo lei, si è deciso di andare divisi alle elezioni? Era poi così impossibile raggiungere un accordo con M5s e Azione?
“Non solo non era impossibile, ma era anche doveroso andare uniti. E’ ovvio che le forze che si sono scomposte in tre erano tutte al governo. Poi queste forze politiche si sono divise. Nel centrodestra ci sono invece due forze, Lega e FI, che stavano al governo e per le elezioni si sono unite con un’altra forza, FdI, che è stata all’opposizione. La matematica si può anche sfidare, ma poi ci sono i risultati oggetti che sono inequivocabile. Bisogna poi vedere se, nell’ambito dell’attuale opposizione, per qualche seggio in più qualcuno non ha pensato bene di staccarsi dal governo a distanza di pochi mesi dalla fine del governo”.

Chi è che s’è staccato dal governo all’ultimo?
“Chi stava vedendo che il partito si stava dissolvendo e i consensi non lo premiavano. Ha quindi rispolverato scelte identitarie sventolandole in campagna elettorale”.

Parla del Movimento 5 stelle?
“Ovvio. Il M5s oggi celebra una vittoria passando dall’8% dei sondaggi al 15% delle urne. E questo avviene in pochi mesi perché si è battuto sugli stessi elementi del 2018 che invece, stando al governo, dovevano essere mediati. Una scelta tattica per la quale siamo stati messi nella condizione di non gareggiare alla pari nei collegi uninominali. Va detto poi che il Pd ha evidenziato un attaccamento estremo al governo Draghi mentre altri se ne sono andati per scelte strategiche e strutturali”.

Letta ha dato anche l’impressione di voler perdere senza combattere…
“La matematica non è un’opinione e se fossimo andati uniti la partita, soprattutto agli uninominali sarebbe stata diversa”. 

Che giudizio politico dà di Enrico Letta segretario del Pd?
“Il vero problema è il Pd che ha divorato 7 segretari in 15 anni. Un primato non invidiabile. Letta, cui va dato l’onore delle armi, si è dimostrato molto serio. In conferenza stampa, quando ha dato le dimissioni, ha detto poi una cosa importante. ‘Bisogna fare un congresso per fare il Pd non per cambiare il segretario’. Fintanto che la linea di Zingaretti di lavorare per il superamento delle correnti e creare un partito non troverà piena attuazione, ci ritroveremo sempre a parlare di questi argomenti”. 


Elezioni politiche 2022 - Enrico Panunzii al voto

Elezioni politiche 2022 – Enrico Panunzi al voto


Che cosa succederà nel Pd con il nuovo congresso nazionale alle porte?
“Auspico che si riesca finalmente a fare un partito e dove le correnti abbiamo solo un peso teorico di apporto alla progettualità e che non siano falangi per decidere gli organigrammi”.

Invece cosa succederà nel Pd della Tuscia?
“Qui la situazione è abbastanza chiara. Noi abbiamo dato il massimo in questa campagna elettorale e con grande soddisfazione abbiamo eletto Marianna Madia che altrimenti sarebbe rimasta fuori dal parlamento. Ad eleggerla è stata la provincia di Viterbo. E questo credo che sia ascrivibile alla serietà dei rappresentanti del Pd che hanno fatto il loro dovere fino in fondo dando il massimo”.

A gennaio ci saranno le regionali del dopo Zingaretti. Si andrà incontro ad un’altra sconfitta per il Pd?
“Diciamo solo che se la coalizione attuale che regge la regione Lazio, Pd-M5s, fosse andata anch’essa al voto domenica avrebbe avuto quasi il 5% di voti in più del centrodestra. Sono quindi ottimista e credo che il lavoro fatto in questi anni vada premiato”. 

Lei invece cosa farà in vista delle regionali, si ricandiderà?
“Il problema di Enrico Panunzi non esiste e non è all’ordine del giorno”.

Un’ultima domanda, deluso dal suo personale risultato elettorale?
“No, perché il mio risultato elettorale non c’era. E’ stata la prima volta che mi sono candidato e l’ho fatto in un territorio dove conoscevo 10 persone e non di più. C’è quindi il risultato di un territorio che conferma e va oltre i dati del 2018, nonostante le varie scissioni, ed elegge una deputata che ha una presenza capillare in questa provincia”.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
28 settembre, 2022

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/congratulazioni-per-questo-meraviglioso-traguardo-raggiunto/