Viterbo – “Adesso che gli aiuti da parte degli enti si sono ridotti al minimo, la fondazione Carivit sta avendo un ruolo chiave nella conservazione e mantenimento dei nostri beni culturali a livello provinciale”. Luigi Pasqualetti da giugno è il nuovo presidente della fondazione Carivit. Veterinario e imprenditore agricolo, Pasqualetti ha già rivestito diversi incarichi all’interno della fondazione che, a sua volta, sta avendo un ruolo molto importante nella tutela e conservazione dei beni culturali in tutta la Tuscia. Da Gallese a Santa Maria della Verità a Viterbo fino a palazzo Gallo a Bagnaia. Il primo ottobre, nel fine settimana, sarà poi la volta della Giornata europea delle fondazioni che vedrà protagonista anche la Carivit.
Il presidente della Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti
Presidente Pasqualetti, il primo ottobre sarà la Giornata europea delle fondazioni, quali saranno le iniziative della fondazione Carivit?
“Il primo di ottobre è la giornata europea delle fondazioni. Presenteremo delle iniziative che abbiamo finanziato. Presenteremo due iniziative con cui aiutiamo le persone diversamente abili a fare sport e la sistemazione della biblioteca di Capranica sempre da parte di persone diversamente abili”.
Quali sono le principali attività svolte dalla fondazione Carivit?
“Ci muoviamo all’interno di diversi settori che sono arte, cultura, istruzione e l’aiuto alle persone più deboli e alle istituzioni sanitarie sul territorio. Questo per quanto riguarda solo la nostra provincia”.
Qual è stato il suo percorso prima di diventare presidente della fondazione?
“Nell’ambito della fondazione sono stato nel consiglio di amministrazione con la presidenza Perugi e la presidenza Cordelli, dal 2008 al 2012. Poi dal 2012 al 2014 sono stato nel consiglio di indirizzo con la presidenza di Mario Brutti. Ho avuto una formazione per tanti anni accanto a persone illuminate”.
Viterbo – Il centro culturale di Valle Faul
Prima di entrare in fondazione, cosa faceva?
“Ho fatto un percorso di studi scientifici culminato con la laurea in medicina e in veterinaria culminato nel 1979. Sono diventato infine un imprenditore agricolo. Inizialmente mi sono occupato dell’azienda di famiglia svolgendo anche un po’ di professione, senza dimenticare le attività del territorio. Sono stato ad esempio membro di giunta della camera di commercio durante la presidenza Ascenzi, così come del consiglio dell’università con il rettore Scarascia Mugnozza. Sono stato anche presidente del centro agroalimentare, saldando tutti i debiti. Dopodiché ho fatto il presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti per 8 anni. Adesso i soci della fondazione mi hanno chiesto di fare il presidente, cosa che ho accettato molto volentieri”.
Quanto è importante per Viterbo investire in cultura come da anni sta facendo la fondazione Carivit?
“Viviamo in una città e in una provincia che, per quanto riguarda la cultura, ha tanto. E non è vero, come qualcuno ha detto, che la cultura non dà pane. La cultura dà pane, perché con essa possiamo portare turismo, farci conoscere e vendere anche i nostri prodotti agricoli che vengono da una cultura legata alla terra e al nostro modo di fare”.
Che ruolo ha la fondazione nel recupero dei beni culturali nella Tuscia?
“Prima, tra il 2007 e il 2009, c’era un pool di enti che intervenivano sul territorio e la fondazione serviva a chiudere il cerchio tra le amministrazioni e le banche. Adesso, invece, gli aiuti da parte degli enti si sono ridotti al minimo, quindi la fondazione sta avendo un ruolo chiave nella conservazione e mantenimento dei nostri beni culturali a livello provinciale. Quindi stiamo vedendo tutti gli interventi necessari per salvaguardare il nostro patrimonio artistico e culturale. Ultimamente stiamo portando avanti anche un progetto con Cna riguardante gli artigiani della nostra provincia sia per salvaguardare le tradizioni del settore, sia per proporre ai turisti dei piccoli corsi di formazione facendoli restare più a lungo sul nostro territorio facendogli al tempo stesso conoscere le nostre bellezze”.
Viterbo – Palazzo Brugiotti – Sede della Fondazione Carivit
La fondazione ha svolto un ruolo importante anche nel far diventare Viterbo città della ceramica…
“Abbiamo un museo della ceramica, a palazzo Brugiotti, con pezzi importantissimi custoditi, ed esposti, al suo interno. L’obiettivo di Viterbo città della ceramica è stato anche quello di creare un circuito per far conoscere il nostro territorio a livello nazionale e un’ulteriore occasione per attirare e far restare il turista a Viterbo”.
Importanti sono stati anche i contributi a sostegno della musica in una città che, anche da questo punto di vista, ha una lunga e solida tradizione…
“Sì, tant’è vero che negli ultimi due anni abbiamo finanziato 15 interventi a favore delle iniziative musicali solo a Viterbo e 5 nella provincia. Nella nostra città abbiamo 8 scuole musicali e questo significa che tra i nostri giovani c’è una vivacità importante che dobbiamo aiutare e portare avanti. L’ultima iniziativa che abbiamo sostenuto è I bemolli sono blu, attualmente in corso. Un festival che si sta svolgendo in tanti palazzi di Viterbo e degli ex comuni che altrimenti resterebbero chiusi al pubblico. E anche questi festival sono l’occasione per far restare i turisti. Il nostro compito è creare le occasioni necessarie sostenendo festival e mostre. A novembre, ad esempio, Vittorio Sgarbi ha intenzione di fare una mostra con una sua collezione di quadri assieme ad alcuni lavori del professor Cordelli. Il tutto al centro culturale della fondazione a Valle Faul. E tutto questo evidenzia una forte sinergia tra la fondazione e le amministrazioni della città”.
A Valle Faul la fondazione ha investito sulla ristrutturazione dell’ex mattatoio facendolo diventare un centro culturale. Quali sono le prospettive future di questa struttura?
“Avevamo già avviato un percorso con la precedente amministrazione comunale di Giovanni Arena. Discorso interrotto a causa della caduta della giunta ormai quasi un anno fa. Un discorso che riprenderemo con l’amministrazione di Chiara Frontini per arrivare a fare un museo o una sala espositiva all’interno del centro. Sempre a beneficio della nostra città. Lo sforzo che la fondazione ha fatto per recuperare l’ex mattatoio con somme importantissime, in un momento in cui valle Faul era nel degrado più assoluto, è stato un impegno enorme che ha permesso di rilanciare l’intera valle, contribuendo in maniera rilevante a far diventare questa zona della città un bel biglietto da visita agli occhi dei turisti che arrivano”.
Daniele Camilli
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