Il parà Tiziano Celoni
Gallese – (sil.co.) – Morte in caserma a Pisa del paracadutista 27enne Tiziano Celoni di Gallese, in arrivo un secondo processo che fa seguito all’aggravamento della posizione di uno dei tre commilitoni imputati per la tragedia, l’ex caporale Fabio Tirrito che è stato rinviato a giudizio il 28 settembre per omicidio colposo dal gup del tribunale di Pisa su richiesta del pubblico ministero Sisto Restuccia.
Per Turrito si procederà con il rito ordinario, prima udienza il 20 gennaio. E’ invece in dirittura d’arrivo l’altro processo, quello col rito abbreviato agli altri due commilitoni di Celoni, i livornesi Augusto Simeoni e Alessio Fracassi, cui viene contestata la sola omissione di soccorso. Per loro, salvo imprevisti, discussione e sentenza sono previsti il prossimo 26 ottobre.
Parti civili, in entrambi i procedimenti, i genitori di Tiziano, che era figlio unico, assistiti dagli avvocati Max Giordano Marescalchi e Muriel Petrucci.
La posizione dell’ex caporale Tirrito, il più anziano e più alto in grado con l’obbligo di vigliare e procedere di conseguenza, è stata stralciata con il cambio del capo di imputazione, dall’originale omissione di soccorso a omicidio colposo.
Celoni fu trovato agonizzante sulla branda il 10 novembre 2017, in tarda mattinata. Inutili i soccorsi. Sotto accusa tre suoi commilitoni perché, secondo la procura, non lo aiutarono quando stava male.
Quel giorno Celoni aveva passato la notte fuori dalla caserma nella quale aveva l’obbligo di dormire. Secondo la ricostruzione fatta fino a ora, anche attraverso video, il 27enne sarebbe stato fuori dalla Gamerra con Tirrito che, a un certo punto, avrebbe chiamato Fracassi e Simeoni che lo avrebbero aiutato a portarlo dentro lasciandolo sulla branda. I tre poi se ne andarono.
Intorno alle 13.30 fu Fracassi a trovare Celoni ormai agonizzante. Impossibile rianimarlo a quel punto.
Secondo l’autopsia del medico legale Luigi Papi, il militare avrebbe ingerito alcol e assunto cocaina. Simeoni e Fracassi hanno già reso spontanee dichiarazioni in aula.
Simeoni ha raccontato: “Barcollava, per noi era semplicemente ubriaco e la situazione non sembrava grave, tant’è che tutte le figure (l’ufficiale di picchetto, la guardia e il piantone) lo hanno fatto passare senza segnalare anomalie”.
Fabio Tirrito, secondo l’accusa, essendo il più anziano dei tre paracadutisti, avrebbe avuto il dovere di avvisare i soccorsi. Avrebbe invece ritardato la chiamata e chiesto aiuto agli altri due commilitoni, accusati di omissione di soccorso.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
