Viterbo – (a.c.) – La carenza di medici di base in provincia di Viterbo sarà un problema che si trascinerà “almeno fino al 2024”. Questa almeno la previsione di Michele Fiore, segretario provinciale della Fimmg, il sindacato di categoria dei medici di base, che presenta i suoi numeri: “Attualmente siamo 40 unità sotto lo standard: dovremmo essere circa 240 e invece siamo meno di 200”.
L’origine del problema, a detta di Fiore, è “la programmazione disastrosa effettuata negli ultimi decenni. Da vent’anni, a ogni congresso nazionale della Fimmg lanciavamo l’allarme che intorno al 2020 ci sarebbe stata una forte carenza di medici di base. Vedevamo che non ci si stava preparando a rimpiazzare in numero adeguato i colleghi che sarebbero arrivati all’età da pensione, lo abbiamo detto in tutti i modi, ma nessuno è riuscito a fare qualcosa per evitare che questa situazione si verificasse”.
E quindi ora ci si trova a cercare di tamponare l’emergenza. “L’Asl sta mettendo in atto delle misure per contenere le falle – continua Fiore -. Sono stati aumentati i massimali di pazienti per i medici di base e anche per i corsisti, sono stati reintegrati in organico dei colleghi over 70 anni, ma è chiaro che si tratta di palliativi con un’efficacia molto limitata nel tempo”.
Un rientro alla normalità strutturale, però, è previsto “non prima del 2024”. Il rappresentante della Fimmg spiega che “per garantire un buon servizio su tutto il territorio della provincia di Viterbo, servirebbero circa 240 medici di base. Attualmente ne sono operativi meno di 200 e circa il 10% di questi è composto da medici pensionati che sono rientrati in servizio”. Per tornare ai numeri ottimali ci vorrà ancora tempo: “Vedendo i piani della regione, credo che nell’area del centro Italia bisognerà aspettare ancora tutto il 2023. Nel frattempo, speriamo di recuperare terreno un po’ alla volta. Qualche giovane collega è entrato in servizio nelle zone con più criticità, quindi qualcosa si sta muovendo”.
Fiore spiega che le aree più in sofferenza sono “i comuni piccoli, tendenzialmente sotto i 5mila abitanti, e più lontani da Viterbo o da Roma. Sono da sempre zone meno attrattive rispetto alle città grandi e adesso che, con la carenza strutturale di medici che abbiamo, un giovane può scegliere di andare a lavorare praticamente dove vuole, difficilmente l’opzione cade sul piccolo paese”.
Come risolvere questo problema? “Un rimedio – dice Fiore – potrebbe essere aumentare i compensi dei medici che decidono di andare a prestare servizio nelle aree più periferiche. Una misura che si applica già in alcuni comuni montani della provincia di Rieti o nelle isole di Ponza e Ventotene. Credo che si debba cominciare a ragionare in questi termini anche per i comuni delle aree più interne della nostra provincia”.
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