Viterbo – “Un testo unico per le giovani generazioni. Un testo unico che raccolga tutta la normativa riguardante le giovani generazioni. E lì dentro va inserito il reddito di formazione. Una somma di denaro da dare ai ragazzi che sono in regola con gli studi per sostenerli nella fase più delicata nella loro vita. Dobbiamo dire ai giovani che vogliono investire su se stessi: ‘ragazzi vi aiutiamo’”. E’ questa la principale proposta di Alessandro Sterpa, docente universitario di diritto all’Unitus e candidato al senato per il Terzo polo. Intervistato dalla testata assieme ai candidati delle coalizioni elettorali più rappresentative in vista delle elezioni politiche di domenica prossima.
Alessandro Sterpa
Alessandro Sterpa, qual é, secondo lei, il provvedimento più urgente che il parlamento dovrebbe subito adottare per i territori della Tuscia e di Civitavecchia?
“Dobbiamo continuare a sbloccare le opere e permettere alle infrastrutture di mettere questi territori a sistema. C’è bisogno di infrastrutture materiali, a partire dalle strade, in particolar modo la Trasversale, e c’è bisogno di infrastrutture digitali. Dobbiamo infatti riuscire a dare l’idea che in questo territorio si possa vivere passando dei periodi della propria vita. Non solo, ma Civitavecchia è anche uno grande scalo europeo per quanto riguarda i turisti, con un grande porto, non solo per Roma ma anche per la Tuscia. Chi viene per le crociere deve poter restare sul territorio con una presenza duratura e qualificante”.
Quali altri interventi servirebbero al territorio?
“Ad esempio, fondamentale è la ferrovia che collega Viterbo a Roma Ostiense e la Trasversale. Sono due passaggi chiave per rilanciare e integrare il territorio”.
Qual è invece la posizione del Terzo polo in merito al deposito di scorie nucleari che vede la Tuscia tra i territori che hanno più possibilità d’ospitarlo?
“Il deposito nucleare nessuno lo vuole a casa propria. Dobbiamo invece trovare una programmazione che collochi le scorie nucleari laddove questo comporta assenza di rischio per le popolazioni e dove non c’è impatto. Il tutto facendo una scelta che non vada a pregiudicare territori come il nostro”.
Come si ripercuoteranno politicamente queste elezioni sui territori di Viterbo e Civitavecchia?
“Spero che queste elezioni contribuiscano a rendere il territorio ancor più consapevole della necessità di trovare una rappresentatività verso l’esterno forte e compatta. L’atteggiamento di frammentazione e disomogeneità è dannoso per il territorio. Dobbiamo invece avere la forza di presentarci in maniera unitaria perché è così che si riescono ad avere le risorse per progettare le opere e a fare investimenti strutturali. Stiamo parlando di un quadrante molto importante dove dobbiamo riuscire a fare sistema”.
Il senato
Quale dovrà essere secondo lei il primo provvedimento che presenterà in senato se dovesse essere eletto?
“Il testo unico per le giovani generazioni. Un testo unico che raccolga tutta la normativa riguardante le giovani generazioni. E lì dentro va inserito il reddito di formazione. Una somma di denaro da dare ai ragazzi che sono in regola con gli studi per sostenerli nella fase più delicata nella loro vita. Dobbiamo dire ai giovani che vogliono investire su se stessi: ‘ragazzi vi aiutiamo’”.
Come si affronta il problema del caro energia che sta colpendo pesantemente non solo i bilanci delle imprese ma direttamente i redditi delle famiglie?
“Il problema del costo dell’energia va risolto subito e la soluzione è fare sistema a livello europeo per trovare una soluzione comune al problema”.
La vostra proposta di governo vede ancora Mario Draghi in pole position, nonostante il fallimento politico di quest’estate. Non rischiate di proporre qualcosa che già di è visto e ha avuto anche un esito infelice?
“E’ invece la soluzione giusta non solo perché è l’italiano più forte sulla scena internazionale, ma anche perché dietro di lui c’è un metodo ed è quello di unire le forze del paese fuori da una divisione bipolare che in questi 20 anni ha frenato le energie migliori perché ci ha costretto a stare in due contenitori separati. E questo ha pregiudicato le capacità di governo. Draghi incarnava una modalità di governare il paese in un momento molto particolare, tra guerra, Covid e crisi energetica. Anche se domani vincesse per poco una coalizione, avremmo un governo molto debole per affrontare i problemi in campo. Noi vogliamo al contrario creare le condizioni di un governo forte che aiuti l’Italia”.
Il prossimo governo potrebbe però avere una larghissima maggioranza…
“Io non ho sottomano i sondaggi, ma un dato è certo. Il consenso nei confronti del Terzo polo è molto ampio soprattutto tra gli imprenditori, professionisti e amministratori. In tutti c’è la propensione a ripristinare un governo e un metodo. E c’è voglia di ricominciare dal mettere insieme persone che vogliono trovare soluzioni di merito alle problematiche del paese”.
Non pensa che la mancata alleanza tra Terzo polo e Pd abbia definitivamente spianato la strada alla destra?
“No, non è un problema di numeri ma una scelta politica. Questo centrosinistra è totalmente incompatibile con quello che serve al paese. Tutti insieme per far vincere l’altro è il retaggio di una vecchia logica. Ora c’è spazio per un’offerta che è su 4 poli. Centrosinistra, centrodestra, terzo polo e Movimento 5 stelle. E l’offerta politica migliore è quella di Calenda e Renzi”.
Alessandro Sterpa
Quale sarà la posizione di Azione dopo il 25 settembre? Starete all’opposizione o avvierete una fase di dialogo con il governo che si andrà a formare?
“La domanda parte dal presupposto che ci sarà un risultato solido ed ampio di uno degli schieramenti. Siamo convinti che questo risultato non ci sarà. Ci sarà un vincitore ma non siamo convinti che avrà numeri ampi per governare il paese. Noi puntiamo a un’offerta politica più ampia che spinga le forze politiche ad unirsi in una logica da governo Draghi. L’obiettivo non è il voto al Terzo polo, ma il voto al Terzo polo è lo strumento per rompere questo bipolarismo muscolare”.
Come funzionerà secondo lei il nuovo parlamento? Cosa mancherà rispetto ai precedenti dopo la riforma che ha visto il taglio del numero di deputati e senatori?
“Personalmente sono terrorizzato che al prossimo parlamento manchi la capacità di decidere bene e in fretta. Noi abbiamo ridotto l’elettorato attivo al senato a 18 anni ma abbiamo lasciato due camere che saranno ancora più uguali di prima. Identiche. Come due consigli comunali dove portare lo stesso piano regolatore. Spero quindi che il prossimo parlamento faccia una riforma costituzionale mettendo una sola camera e la legittimazione diretta dell’esecutivo. Modello presidenziale, semi presidenziale, altro? Per me le soluzioni vanno bene tutte, perché il rischio è avere una democrazia che non decide”.
Quale sarà il suo futuro politico dopo il 25 settembre?
“Al netto dell’elezione a senatore, continuerò a fare il mio lavoro. E vorrei che da questa candidatura restasse alle persone un esempio. Se poi non dovessi diventare senatore continuerò a servire il territorio come docente universitario”.
Non crede che una campagna elettorale fatta d’estate e in meno di un mese abbia in qualche modo svilito il diritto di voto dei cittadini?
“Sì. Molti partiti hanno fatto le liste in questo modo, con i sondaggi alla mano e questo ha fatto sì che la campagna elettorale è stato interpretato in base alla logica ‘tanto io vinco, tanto io perdo'”.
Daniele Camilli
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